Sisma Irpinia-Emilia, Giuliani: "Manca cultura della prevenzione"
* .*Giampaolo Giuliani è il sismologo diventato “famoso” all’indomani del terremoto che il 6 aprile 2009 distrusse l’intera città de L’Aquila, i comuni limitrofi e uccise, nel sonno, 308 persone, per aver “previsto” le scosse. Oggi dopo i drammatici eventi dell’Emilia Romagna e lo sciame sismico che non si arresta, Giuliani torna a parlare.

Dottor Giuliani, nelle scorse settimane l’Ingv ha registrato tra Irpinia e Sannio scosse sismiche di intensità non superiore ai 2,9 gradi della scala Richter. E non è la prima volta quest’anno che la nostra provincia è oggetto di piccoli ‘sciami’. Qui è ancora vivo il ricordo della tragedia del 1980, e in molti, non tra gli esperti, ipotizzano che un nuovo evento sismico importante sia alle porte. C’è un legame tra lo sciame irpino, quello registrato in Calabria e le scosse dell’Emilia?
"Sicuramente. Tutto il territorio che si sviluppa lungo la dorsale appenninica, come in un effetto domino, è interessato dall’attuale movimento delle faglie. Anche a distanze enormi come quelle che intercorrono tra l’Emilia, Avellino, Benevento. Ogni volta che si sprigiona un’energia fortissima, c’è una correlazione tra gli eventi. Registriamo da gennaio, dagli avvenimenti di Parma e Verona, un numero sempre crescente di terremoti, una sequenza sismica a cui, sia per entità che per numeri, non avevamo assistito prima. Siamo cioè di fronte ad un’alta dinamicità sismica dell’intero territorio, quindi non è da escludere che nelle prossime settimane, fino a fine luglio, si potrebbero verificare altri sciami. Tutta la popolazione deve stare allerta. I terremoti dell’Emilia ce lo insegnano: non abbiamo avuto una magnitudo fortissima, eppure le popolazioni hanno pagato l’impreparazione totale ad affrontare l’evento".
Sant’Angelo dei Lombardi fu, come Lei ricorderà, uno dei paesi simbolo del terremoto che 32 anni fa costò la vita a quasi tremila persone. Lì ha sede il Cima – centro per il monitoraggio ambientale, chiuso per mancanza di fondi regionali. A ciò c’è da aggiungere la mancanza di un coordinamento dei piani comunali di Protezione civile. Ma l’Irpinia resta una provincia ad alto rischio sismico. In queste condizioni, e in base alle sue conoscenze sull’attività tellurica del nostro territorio, dobbiamo preoccuparci?
"Non voglio creare alcun allarmismo, sia chiaro. Ma l’Irpinia, è risaputo, è una zona a rischio sismico. Il disastro del 1980 avrebbe dovuto sensibilizzare chi è preposto ai controlli e alla sicurezza dei cittadini, ad adottare tutte le misure preventive del caso. Mi chiedo: le vostre case sono sicure? I vostri paesi hanno centri di raccolta? Le popolazioni sanno cosa fare e dove andare in caso di una scossa forte, cioè superiore al 5°? La cosa sbagliata in questo Paese è pensare alla Protezione civile come a quella struttura che deve intervenire dopo la catastrofe, a fare la conta dei morti e dei danni. Non dovrebbe essere così: la Protezione civile dovrebbe innanzitutto servire a fare prevenzione, informazione, insomma a creare una vera e propria cultura del terremoto. I cittadini devono pensare a lavorare, a produrre, sono altri deputati alla loro sicurezza, attraverso la prevenzione appunto".
Lei ha più volte affermato che “il terremoto uccide per ignoranza” e che “spesso non si conoscono i rischi sismici della regione in cui si vive”. Conduce una ricerca sui precursori sismici, e i suoi macchinari sono tutti in provincia de L’Aquila. Sono in grado di monitorare la situazione anche a molti chilometri di distanza? Insomma, Lei approfondirebbe i movimenti sismici che interessano l’Irpinia?
"I nostri macchinari pesano quintali e spostarli è quasi impossibile. La ricerca che come Fondazione Giuliani portiamo avanti è sperimentale e soprattutto finanziata a spese nostre e con le donazioni che riceviamo. Il nostro centro monitoraggio è in Abruzzo, le anomalie che riusciamo ad osservare con precisione, cioè localizzandone epicentro e orario, sono quelle comprese in un raggio che va dai 100 ai 150 km di distanza da L’Aquila. Ad una distanza maggiore riusciamo a registrare comunque l’anomalia sismica in arrivo, ma non con la precisione necessaria. Ad esempio nel caso del terremoto in Emilia, la conferma dell’anomalia che avevamo visto 26 ore prima della scossa del 29 maggio verificatasi poco dopo le 9.00 di mattina, è arrivata un’ora dopo l’evento. Ora utilizziamo anche i satelliti della Nasa con cui vedere le variazioni termali, e in presenza di un’anomalia importante anche a grande distanza, possiamo dire in che direzione si verificherà l’evento sismico, ad esempio se ad est o a ovest rispetto a L’Aquila. La disponibilità ad allargare la nostra rete è piena, magari potessimo installare a Benevento o in Alta Irpinia una stazione e fare un lavoro di prevenzione, in collegamento con la nostra sala sismica. Ma ci vogliono investimenti da parte degli enti locali, magari in collaborazione con le Università. A Salerno e Benevento avete ottimi ricercatori che potrebbero collaborare con noi. Così come accaduto in California, dove ci hanno chiesto una consulenza. Abbiamo trasferito lì la quarta macchina, quella di Chieti, per monitorare la faglia di Sant’Andreas, che desta non poche preoccupazioni".
In questi giorni di panico nazionale, si rincorrono le teorie più varie: da chi invoca la profezia Maya a chi parla di un risveglio del vulcano Marsili che potrebbe addirittura provocare uno tsunami sulle coste del Mediterraneo, a chi rispolvera il mito complottista della teoria di Haarp, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero creato in Alaska un sistema ipersegreto per influenzare, con movimenti elettromagnetici, la Terra. Si sente un Nostradamus dei nostri giorni, come qualcuno dopo le sue rivelazioni legate al terremoto de L’Aquila ha tentato di definirla, oppure semplicemente “di terremoto non si muore”, ma di “ignoranza” si?
"Si muore per ignoranza, e in giro ce n’è davvero troppa. E la responsabilità è di chi dovrebbe fornire informazioni serie alle popolazioni e invece se ne frega. E’ qui che bisogna intervenire e che noi, con la Fondazione, proviamo ad agire dando semplicemente informazioni in tempo. Chi ha avuto purtroppo esperienza diretta con il terremoto può comprendere l’importanza di monitorare anche i piccoli sciami perché potrebbero essere preludio di ben altro. Quando iniziano a susseguirsi scosse che oscillano tra i 2,9 e i 3,9 gradi è bene che la gente sia pronta non ad evacuare le città, ma magari a passare la notte in auto. Dico sempre che le case si possono ricostruire, le vite umane non le restituisce indietro nessuno. Bisogna sempre mantenere alta l’attenzione: il cittadino deve capire che la migliore Protezione civile di se stesso è proprio lui, e prendere quindi tutte le precauzioni che servono, soprattutto in quelle zone, come l’Irpinia, ad alto rischio, a mettersi in salvo nei pochi secondi in cui dura il terremoto. Bisogna ‘fare’ prima, non dopo".
Rossella Fierro
(lunedì 11 giugno 2012 alle 16.09)
Muretto Comunication S.r.l.
© 2011 ilCiriaco. All Rights Reserved.   --- Gerenza ---

Tel: 08251912551 Tel&Fax: 08251912594 Mail: redazione@ilciriaco.it
Il materiale pubblicato, pur essendo di dominio pubblico, non puo' in nessun modo essere utilizzato.
La copia o riproduzione di testi e foto senza il consenso scritto della redazione di Il Ciriaco.it e' vietata!