mercoledì 19 giugno 2013 | Imposta come Homepage | Aggiungi ai preferiti | Facebook
G8 - "Genova non è finita": firma l'appello di 10x100
* .*Erri De Luca, Caparezza, i Subsonica. Ma anche Moni Ovadia, Ascanio Celestini e Margherita Hack. DanieleVicari, Elio Germano e Giorgio Tirabassi (rispettivamente regista e attori del film Diaz) e tanti, tantissimi altri sono i nomi, noti e meno noti, che hanno voluto firmare la petizione/appello per chiedere l’annullamento della condanna a 100 anni di carcere per 10 ragazzi accusati di “devastazione e saccheggio” durante i giorni del G8 di Genova nel 2001.

E’ questo che rischiano dieci manifestanti, a distanza di undici anni dai fatti di Genova, qualora il prossimo 13 luglio la Corte di Cassazione dovesse confermare le condanne di secondo grado rendendole definitive. “Devastazione e saccheggio”, reato mutuato dal codice fascista Rocco, per le vetrine, le auto incendiate, o anche solo per essere stati presenti fisicamente durante questi episodi, perché come fu durante il ventennio mussoliniano per reprimere sommosse e manifestazioni, il reato contempla anche la compartecipazione psichica. Cento anni per aver dunque rotto o assistito alla rottura di oggetti. Nulla o poco più per chi invece, vertici e base delle forze dell’ordine, ha assassinato Carlo Giuliani, malmenato persone inermi all’interno della Diaz, pestato manifestanti in strada, torturato (ma in Italia non esiste il reato di tortura ndr.) gli arrestati nella caserma di Bolzaneto.
Insomma “impunità” per gli autori di quello che Amnesty International ha definito la più grande sospensione dei diritti democratici mai registratasi in un paese occidentale dopo il secondo conflitto mondiale. Oltre 12mila le persone che hanno firmato l’appello affinché dieci persone non diventino i capri espiatori di una mattanza le cui responsabilità, ben più gravi di una vetrina incivilmente rotta, risiedono altrove. Genova non è finita è il nome della campagna a cui anche Il Ciriaco ha aderito. Per chiedere giustizia si, ma quella vera.


L’appello alla società civile e al mondo della cultura - La gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana. Dieci anni dopo l’omicidio di Carlo Giuliani, la “macelleria messicana” avvenuta nella scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e dalle violenze e dai pestaggi nelle strade genovesi, non solo non sono stati individuati i responsabili, ma chi gestì l’ordine pubblico a Genova ha condotto una brillante carriera, come Gianni De Gennaro, da poco nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, “devastazione e saccheggio”, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco. Un reato concepito nel chiaro intento, tutto politico, di perseguire chi si opponeva al regime fascista. Oggi viene utilizzato ipotizzando una “compartecipazione psichica”, anche quando non sussiste associazione vera e propria tra le persone imputate. In questo modo si lascia alla completa discrezionalità politica degli inquirenti e dei giudici il compito di decidere se applicarlo o meno. E’ inaccettabile che, a ottant’anni di distanza, questa aberrazione giuridica rimanga nel nostro ordinamento e venga usata per condannare eventi di piazza così importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le mobilitazioni contro il G8 a Genova nel 2001. Non possiamo permettere che dopo undici anni Genova finisca così, per questo facciamo appello al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando questo appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate. Per una battaglia che riguarda la libertà di tutte e tutti.


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(giovedì 5 luglio 2012 alle 18.28)
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