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  • Lunedì 20 Novembre 2017 - Aggiornato alle 05:10

Teatr(in)o parte terza: restano in sedici in aula al momento del voto. Numero legale saltato o proposta bocciata?

Nargi cambia idea per ‘atto di responsabilità’. Feola relaziona sulla fine della convenzione con l’ente regionale. La minoranza non ci sta: “sarà l’ennesimo atto amministrativo impugnato per sciatteria amministrativa”

Teatr(in)o parte terza: restano in sedici in aula al momento del voto. Numero legale saltato o proposta bocciata?

"La seduta è sospesa per mancanza di numero legale. La proposta di esternalizzazione del 'Carlo Gesualdo' rinviata alla seconda convocazione di domani". "Proposta bocciata perché, in sede di votazione, non è stato raggiunto il numero legale". Due scuole di pensiero, la prima del presidente del consiglio Livio Petitto, la seconda dei gruppi di minoranza, per commentare l'esito della terza assise convocata per decidere sul futuro del Teatro. Al di là dei tecnicismi, che chiaramente occuperanno buona parte della riunione di domani, il dato politico inconfutabile è che la maggioranza, dopo aver emendato in cinque punti la proposta del sindaco Paolo Foti, svanisce al momento del voto tra fughe dovute all'imminente inizio del match con la Svezia, decisivo per la qualificazione dell'Italia ai Mondiali di calcio Russia 2018, e fughe dettate dall'opportunità politica di esponenti di maggioranza che, già con il voto contrario agli emendamenti, avevano dichiarato la propria contrarietà al deliberato.

Per la terza volta insomma nell'aula consiliare di Avellino va in scena uno spettacolo davvero poco edificante degno del "teatrino" politico che da mesi ormai va in scena sul "Carlo Gesualdo".
Questo l'esito infruttuoso di una lunga seduta di consiglio, divisa in due parti. La prima sul rapporto ancora in essere con il Teatro Pubblico Campano, la seconda sugli emendamenti alla proposta del sindaco, presentati dalla maggioranza per ampliare l'esternalizzazione a due anni, e non solo.

Rapporto con il Tpc- Al segretario generale Riccardo Feola il compito di relazionare in aula sul tema, così come chiesto dalle commissioni cultura e trasparenza. «Ricordo che in merito all'affidamento delle tre stagioni artistiche, da commissario del Teatro, proposi all'amministrazione di sottoscrivere convenzione annuale per la sola stagione 2016/17 dopo aver chiesto un parere legale. Lo stesso Tpc – spiega Feola- si era reso disponibile, facendosi carico di costi aggiuntivi, per trasbordi e vigili del fuoco. La convenzione stipulata a novembre scorso riportava nelle premesse le ragioni di pubblico interesse per cui l'affidamento veniva ridotto. Al termine della stagione artistica, la convenzione ha terminato i suoi effetti giuridici. Esprimo parere negativo nel continuare in quel modo per la prossima stagione, anche perché, mettendo in liquidazione l'Istituzione, sono stati dichiarati cessati tutti i contratti in essere. Affidare nuovamente al Tpc la stagione artistica, esporrebbe l'ente a ricorsi». Una risposta che non soddisfa la minoranza. «Il problema – spiega Costantino Preziosi- è che rispetto alla gara vinta dal Tpc nel 2016 per un triennio, non c'erano soldi comunali per fare la stagione. Tanto che salutammo con gioia l'accordo raggiunto che vedeva l'ente regionale farsi carico delle spese. Confrontando le due convenzioni, quella del triennio e quella dello scorso anno, sono identiche nel contenuto. L'articolo 3 dice con chiarezza che il Tpc non rinuncia agli effetti della gara e che revocherà la convenzione solo nel momento in cui a gestire il Teatro non sarà più l'Istituzione o il Comune. Passaggio che evidentemente ha spinto il Tpc a scrivere, nei giorni scorsi, all'amministrazione e alle commissioni ricordando che lo scorso anno la convenzione triennale è stata solo sospesa, e non revocata. Non può bastare il parere del segretario, andava chiamato il Tpc ad un tavolo ufficiale». Un nodo da sciogliere non solo per questioni procedurali, ma politiche secondo Giancarlo Giordano: «E' la terza volta che questa pratica arriva in aula e noi stiamo ancora affrontando questioni preliminari. Da tempo avevamo chiesto che le commissioni fossero messe in condizioni di lavorare, cosa che non è accaduto. Come gli equilibristi, la maggioranza fa spallucce rispetto ad una decisione che potrebbe produrre ricorsi e contenziosi. Cos'è il dolo? La preordinazione del fatto all'evento dannoso. Il tema è la consapevolezza delle cose che si fa. E' sufficiente un parere del segretario generale? Per me no, anche perché c'è una relazione contrastante tra la funzione di ex commissario del Teatro e quella di segretario generale. Un barlume di responsabilità avrebbe dovuto portare a chiamare il Tpc e a prendere atto che ancora una volta si arriva in aula con una sciatteria insopportabile». Un appello al senso di responsabilità arriva dal capogruppo Udc Alberto Bilotta: «mi richiamo al buon senso comune per evitare atti frettolosi e superficiali, come già accaduto in passato per il Teatro. Il rapporto con il Tpc è condizione imprescindibile per un affidamento esterno. Il buon senso chiederebbe di ascoltare la controparte, che ha chiesto pubblicamente un confronto per dirimere la vicenda, prima di prendere decisioni che rischiano di essere impugnate». Duro l'intervento anche della consigliera Pd Adriana Percopo: «tutti vogliamo assumerci la responsabilità, ma dando una chiave di lettura seria su quello che sta accadendo sul Teatro. Come maggioranza non abbiamo avuto il coraggio di dire come abbiamo trovato le cose e come stanno adesso. La domanda sorge spontanea, è mai possibile che un ente a cui era stata data la gestione per tre anni, poi sospesa, ora non faccia valere le sue ragioni?» Unico intervento a difesa della tesi del segretario, quello dell'ex capogruppo dem Ida Grella: «le commissioni, senza neanche entrare nel merito della delibera, hanno chiesto un parere al segretario generale, che questa sera è puntualmente arrivato. Feola ha fatto chiarezza sulla situazione giuridica profondamente cambiata rispetto allo scorso anno. Lo stesso commissario Chiauzzi d'altronde ha estinto tutti i rapporti in essere con la vecchia Istituzione. Chi vota in quest'aula lo fa sempre con responsabilità, in questo caso dando seguito ad una decisione, quella di tenere aperto il Teatro pur non avendo risorse per sostenerlo in house».

Il voto sugli emendamenti- Caduta nel vuoto la richiesta della minoranza di chiamare il Tpc ad un confronto e rinviare di sette giorni la decisione, si passa la voto degli emendamenti esposti all'aula dal capogruppo Pd Giuseppe Giacobbe che vengono promossi a maggioranza, con il voto contrario o astensione, anche dei consiglieri di maggioranza Percopo, Festa e Matetich. A sopresa la presidente della commissione cultura Laura Nargi, dopo aver bocciato la proposta del sindaco in commissione, spiega all'aula i motivi che l'hanno spinta a cambiare idea: «non abbiamo potuto esaminare la delibera in sede di commissione, per mancanza di informazione da parte dell'amministrazione e se oggi siamo in questa situazione delicata, sarà pure responsabilità di qualcuno. Sarebbe però da irresponsabili non assumersi le proprie responsabilità, pur essendo contraria alla proposta mi rendo conto che un compromesso è inevitabile. Se questa è la via obbligata, chiedo almeno che il soggetto che dovrà assumersi l'onere della gestione, dovrà farlo sotto i requisiti dettati dalla giunta. Controllo culturale e gestionale devono rimanere in capo alla giunta, così come l'indirizzo deve essere del consiglio comunale».

Passano così gli emendamenti che prevedono l'esternalizzazione a due anni, l'eliminazione dei biglietti omaggio, la riduzione da quindici a cinque degli eventi a gratuito patrocinio e la raccomandazione di inserire nel bando, una clausola di salvaguardia per le maestranze in forze al Teatro fino alla data di liquidazione.
Ed è proprio su quest'ultimo punto che gli animi si sono accesi particolarmente. Per la minoranza una presa in giro perché, come spiegato da Giordano e Preziosi, "votare una clausola di salvaguardia sociale per persone che non sono dipendenti dell'ente, cioè non hanno partecipato ad alcun concorso pubblico, è illegittimo". Lo stesso segretario generale, chiamato in causa, in parte dà ragione alla minoranza: «può valere solo per quei lavoratori assunti temporaneamente da una coop proprio per lavorare al Teatro, come ad esempio per gli addetti alle pulizie. Per tutti coloro che sono titolari di partita iva, non può essere applicata alcuna clausola». A dire l'ultima parola sull'emendamento, il sindaco Foti: «maestranze è il termine con cui si individuano rapporti di lavoro subordinati di dipendenti di un soggetto pubblico o privato. E' chiaro che non possono essere compresi i prestatori di servizio».

Ultima modifica ilMartedì, 14 Novembre 2017 09:58

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