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  • Mercoledì 19 Dicembre 2018 - Aggiornato alle 04:06

Verso le amministrative: il Pd e l'incubo a Cinque Stelle. Ma il primo avversario è lo scontro interno

La sconfitta netta alle Politiche fa tremare i maggiorenti di via Tagliamento. E tra congresso e accordi da rispettare, senza poter promettere come nel passato, il percorso è più che mai in salita

Verso le amministrative: il Pd e l'incubo a Cinque Stelle. Ma il primo avversario è lo scontro interno

Nessuno lo dice a voce alta, ma tutti lo sussurrano: il Movimento Cinque Stelle vincerà ad Avellino. In casa Pd sono giorni di vero e proprio terrore politico: la cocente sconfitta nazionale, inevitabilmente, getta ancor più nello sconforto un partito che dovrebbe affrontare, per vincerle, le elezioni amministrative nella città capoluogo a maggio prossimo. Una sconfitta che butta benzina sul fuoco di un Pd diviso in aree, correnti e sottocorrenti che adesso dovranno trovare ognuna soddisfacimento per sé, prima di giungere ad un accordo che, al momento, appare quasi utopia. Sul banco c'è la candidatura a sindaco e la composizione della prossima squadra di governo, il congresso del partito e dunque la segreteria provinciale, il tutto condito da qualche boccone rimasto nel piatto come la presidenza dell'Acs. Poca carne rispetto al passato, che complica il ripetersi dell'ancestrale rito della campagna elettorale porta a porta, favore per favore, consulenza per consulenza, certificato per certificato. Insomma, non lo dicono apertamente anche gli storici portatori di voti sentono per la prima volta la terra tremare sotto i piedi.

Ma è davvero così? C'è uno spettro che si aggira per Avellino e che mette in pericolo l'establishment Pd e si chiama Movimento Cinque Stelle? Certo che l'onda lunga delle elezioni politiche possa avere dei riflessi anche sul voto di maggio è poco ma sicuro. Ma a leggere i dati del 2013 il colpo politico non dovrebbe essere mortale.

Già all'epoca, nel giro di pochi mesi, gli avellinesi furono chiamati due volte alle urne. A febbraio per le politiche e consegnarono al M5S 6270 voti, circa il 19% dei consensi alla prima prova del voto. A giugno però all'appuntamento con le amministrative, nonostante il bagno di folla a via Matteotti per il comizio di Beppe Grillo, i voti ricevuti dai pentastellati furono solo 1054, un 3% insufficiente per l'ingresso in consiglio comunale. Segno evidente ed inconfutabile di un voto marcato ad uomo, dunque non libero, le cui radici, nonostante l'exploit di domenica, non sembrano essere state sradicate. Che questa sia la volta buona anche per il M5S, lo decideranno i cittadini.

Quel di cui però il Pd e soci dovrebbero preoccuparsi maggiormente in queste ore, è il voltagabbanismo di quanti fino a ieri l'altro, per dirla con gergo da bar, "hanno mangiato" nel piatto democratico, prima ancora in quello della Margherita, e così via andando a ritroso nel tempo.

Il vero pericolo per i democratici, è rappresentato da coloro che si sono affrettati a prendere le distanze dal partito, a disegnare una distanza netta e ad iniziare ad usare il linguaggio grillino. Non perché costoro abbiano una speranza di essere assorbiti nel personale politico del Movimento cinque stelle, a meno di un rimbambimento precoce dell'onorevole Carlo Sibilia e degli attivisti avellinesi. Bensì perché l'esercito dei finti novelli, di coloro che stanno tentando di ricucirsi una verginità politica di difficile ricostruzione, è già in trincea e da tempo. Il voto di domenica ha dato solo il via alle danze.

In pentola bolle giĂ  almeno un listone civico che vedrĂ , direttamente o indirettamente, partecipi tutti coloro che, a torto o a ragione, sono stati "trombati" da Foti e, a dir loro, abbandonati dall'ex direttorio provinciale. All'interno una buona dose di societĂ  civile, esponenti del mondo dell'imprenditoria, intellettuali, animatori di feste e di associazioni culturali, e anche qualche esponente della sinistra. Una finta ondata d'aria fresca, magari ben camuffata con un candidato sindaco alla sua primissima esperienza, ma riconosciuto e riconoscibile in cittĂ .

E il Pd, quello ufficiale? Sarà chiamato a costruire quel centrosinistra auspicato dal sindaco Paolo Foti ma con chi, al momento, è davvero difficile capirlo. Prima infatti bisognerà delineare lo scenario degli accordi interni, quello di cui sopra, e capire cosa andrà all'area Festa, cosa ai decariani capitanati da Petitto e Ambrosone, cosa ai seguaci dell'ex senatore De Luca, senza scontentare ovviamente la componente che fa capo a D'Amelio e facendo i conti con gli alleati ormai quasi organici, primo tra tutti l'onorevole D'Agostino la cui candidatura al collegio uninominale Avellino ha fatto da argine al crollo elettorale in città. E poi c'è l'ex Udc dei De Mita, per un'intera consiliatura rimasta all'opposizione, ma che oggi, sotto il nome di Civica Popolare, dovrebbe replicare lo schema delle alleanze delle ultime politiche e, dunque, far parte di una coalizione di centrosinistra.
Cosa accadrà è forse presto per dirlo, ma se il Pd continuerà a concentrarsi solo sul M5S, sottovalutando i suoi stessi ex esponenti, la parola sconfitta può già essere scritta.

Ultima modifica ilDomenica, 11 Marzo 2018 11:49

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