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  • Sabato 23 Giugno 2018 - Aggiornato alle 21:25

"Scappiamo dalla guerra ma adesso abbiamo paura anche qui. No alle politiche razziste del Governo"

La rete antifascista in piazza con i migranti per chiedere #PortiAperti dopo il caso Acquarius. Della Pia al sottosegretario Sibilia: "Parla di eguaglianza e democrazia ad Avellino ma condivide politiche reazionarie e fasciste”. Dalle associazioni no al business dell’accoglienza: “si aprano gli Sprar”

"Scappiamo dalla guerra ma adesso abbiamo paura anche qui. No alle politiche razziste del Governo"

Preoccupati dalla politica del neonato Governo Lega – M5S che ha vietato alla nave Acquarius della ONG Sos Mediteraneè con 629 migranti a bordo, di attraccare in Sicilia, migranti, associazioni, Cgil e partiti di sinistra (Possibile, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista) scendono in piazza. #PortiAperti l'hashtag lanciato dalla rete antifascista per sostenere la protesta che ad Avellino si è tenuta nei pressi della Prefettura. Slogan contro Salvini da parte dei migranti che hanno marciato insieme ai manifestanti lungo Corso Vittorio Emanuele dopo aver consegnato un documento al Prefetto nel quale viene chiesto "l'accesso ai porti del nostro Paese negato per la prima volta nella storia violando il millenario diritto del mare, di una nave di soccorso colpevole di aver salvato vite umane". A lanciare un messaggio al neo sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia il segretario provinciale di Rifondazione Comunista Tony Della Pia "Il deputato irpino da oggi ricopre un ruolo di forte responsabilità. Ad Avellino parla di eguaglianza, democrazia, partecipazione, ma in questo momento condivide politiche reazionarie e fasciste. Dalla sua città lanciamo un appello e chiediamo formalmente di esprimersi".

Porti Aperti

Fascia rossa al braccio in segno di lutto, a raccontare come i migranti vivono questo momento è Amadou "Siamo tristi, questa atmosfera non fa bene a nessuno. Veniamo qui per salvare la nostra vita, lasciare le barche in acqua significa far morire i nostri fratelli e questo fa male". Amadou è in Italia da quattro anni "ma quanto sta accadendo non si è mai verificato. Ad Avellino siamo sempre stati trattati bene. Ma da quando c'è la Lega sono tutti arrabbiati, abbiamo paura di uscire, prendere un pullman, andare a scuola, di essere aggrediti. Salvini dice che noi non facciamo niente, dobbiamo andare via e la gente se la prende con noi". Come molti suoi fratelli, anche lui è arrivato sulle coste italiane suun barcone come l'Acquarius dopo esser passato nelle carceri libiche "scappavo dalla guerra per cercare la tranquillità. Nella guerra sono nato e cresciuto e sono andato via per non morire. Adesso sento che anche qui si può morire. Dobbiamo mettere un freno a quanto sta accadendo. Oggi tocca a noi africani, domani potrebbe toccare ad altri".

Tra striscioni, cartelli e bandiere, numerosi gli appelli lanciati affinchè il governo giallo-verde riveda le politiche di accoglienza che sta perpetrando a partire dalla legge Minniti non a caso cavalcata anche da Salvini "la burocrazia rende questi ragazzi clandestini. Non hanno la possibilità di presentare il secondo ricorso ed automaticamente non hanno diritto all'accoglienza. Per loro non è previsto alcun rimpatrio, ne hanno mezzi e soldi per andare altrove e restano qui senza dimora. E' normale che in queste condizioni vengano precettati dalla criminalità organizzata". L'appello a mettere fine al business dell'accoglienza viene accolto anche delle associazioni "anche noi siamo contro, ma anziché chiudere i porti facessero pressione sui sindaci a realizzare gli Sprar. Si garantirebbe una accoglienza adeguata e posti di lavoro regolari. Gli esempi di integrazione con gli Sprar sono innumerevoli".

Ultima modifica ilGiovedì, 14 Giugno 2018 08:16

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