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  • Mercoledì 14 Novembre 2018 - Aggiornato alle 22:40

Comune: tra dissesto, sfiducia e dimissioni, il caos è servito. Il futuro dell’amministrazione resta appeso al filo

Occhi puntati sulla conferenza dei capigruppo di domani. La mozione dei 19 consiglieri potrebbe essere ritirata, ma Ciampi potrebbe giocare d’anticipo

Comune: tra dissesto, sfiducia e dimissioni, il caos è servito. Il futuro dell’amministrazione resta appeso al filo

Il futuro della consiliatura appeso al filo sottile della dichiarazione di dissesto. Sono ore di attesa frenetica quelle che tanto la maggioranza pentastellata quanto la variegata opposizione vivono aspettando l'esito del lavoro dei revisori dei conti, chiamati a redigere il loro parere sulla strada intrapresa dall'amministrazione Ciampi per il risanamento del disavanzo. Un parere non vincolante, formalmente, ma che avrà un peso decisivo per le sorti stesse della consiliatura. Se l'organismo di controllo presieduto dal dottor Trusio dovesse accogliere la tesi del Ragioniere capo Gianluigi Marotta, e cioè che non sussistono gli elementi per mandare l'ente in default, i voti a favore della proposta di giunta su cui né Ciampi né Forgione intendono fare alcun passo indietro, si conteranno sulle dita di una mano letteralmente. Pur mettendo tutti, compresi alcuni dei firmatari della mozione di sfiducia, la chiarezza sui conti prima di tutto, difficilmente dall'opposizione qualcuno voterà a favore di una proposta corredata da due bocciature. E per ragioni amministrative e per ragioni politiche: senza pareri positivi allegati, sul dissesto peserà inevitabilmente il marchio Cinque Stelle. Pd e Popolari non hanno alcuna intenzione di approvare un documento bocciato da Ragioneria e revisori, così come nutrono dubbi Mai Più, Forza Italia ed altri, anche gli "alleati" della Lega, la cui assenza durante il voto sul consuntivo non è passata inosservata. L'unico assenso certo dall'ampio fronte dell'opposizione, è quello di Costantino Preziosi che da anni invoca l'extrema ratio come soluzione ai mali finanziari di Piazza del Popolo.
Insomma sul dissesto può succedere di tutto.

Anche che Ciampi, decida di compiere un'operazione kamikaze, portare in aula il documento per farselo bocciare e tirare i remi in barca, dimettersi, per calibrare tutta la campagna elettorale del M5S sul "boicottaggio" dell'operazione veritĂ . Questo se, come pure sta trapelando in queste ore in ambienti Cinque Stelle, dovesse prevalere la linea romana di 'dimissionare' il sindaco prima che qualcuno possa sfiduciarlo. Altra ipotesi invece, per quanto difficile da spiegare alla cittĂ  considerando l'entitĂ  della scelta da adottare, potrebbe essere tentare il tutto per tutto rinviando la discussione alla seconda convocazione, quando di voti per l'approvazione ne serviranno decisamente di meno. In quel caso Ciampi salverebbe momentaneamente la sua postazione, porterebbe a casa il primo vero risultato della sua amministrazione, il dissesto, e costringerebbe quanti nel fronte sfiducia avrebbero preferito temporeggiare ancora, ad attrezzarsi realmente per riproporre la mozione e far riscattare il countdown dei trenta giorni per portarla in aula.

Terza strada, al momento apparentemente impraticabile, un passo indietro dell'amministrazione con conseguenti dimissioni dell'assessore Forgione, opzione che lui stesso non le ha escluse. Di fronte ad un parere negativo da parte del collegio dei revisori, Ciampi potrebbe sbaragliare il banco, ritirare la proposta di dissesto ed optare, come suggerito da Marotta, per un piano di riequilibrio pluriennale. In quel caso potrebbe far voti sulla proposta anche nei banchi del centrosinistra, e il cerino acceso resterebbe comunque nelle mani del fronte degli sfiducianti.
Fin qui gli scenari possibili. Ma decisiva sarà la conferenza dei capigruppo convocata per giovedì pomeriggio, quando, stando a quello che ha previsto il presidente Maggio, la mozione di sfiducia già depositata sarà molto probabilmente ritirata per far posto ad un nuovo documento da ripresentare ex novo ed allungare i tempi in attesa dell'esito della votazione sul dissesto. Un punto su cui il fronte degli sfiducianti potrebbe sgretolarsi.

Ultima modifica ilMercoledì, 07 Novembre 2018 12:02

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