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  • Mercoledì 14 Novembre 2018 - Aggiornato alle 22:29

Rimettere in circolo le idee per un nuovo modello di città: la sfida di "Controvento"

Presentata al Circolo della stampa l'associazione politico-culturale. Picone: non siamo una lista civica, ma non vogliamo che Avellino si rassegni al suo destino

Rimettere in circolo le idee per un nuovo modello di città: la sfida di "Controvento"

Non è l'embrione di una lista civica e nemmeno vuole connotare la propria presenza infilandosi nel tunnel della polemica politica fine a se stessa. E questo è già un modo per andare..."Controvento" tanto per rispettare il nome della neonata associazione politico-culturale che ieri sera si è ufficialmente presentata alla città. Nata, lo scorso mese di luglio, su impulso di Antonio Boccella, già segretario cittadino dei Ds durante le amministrazioni Di Nunno, l'associazione tenta di rimettere in piedi un edificio progettuale al quale sono chiamati a dare il loro contributo tutti coloro che non intendono piegarsi e rassegnarsi al torpore politico, amministrativo, culturale e sociale al quale è stata condannata la città di oggi. Un video, proiettato prima dell'inizio dell'incontro, ha diffuso le immagini dell'Avellino che fu e che è tentando di riannodare un filo ideale che lega un percorso fatto di idee, progetti, rifiuto di clientele e consorterie. Un percorso che "Controvento" scandisce in quattro punti: la forma della città, i servizi alla persona, la città aperta e le forme della democrazia. «In primo luogo direi - ha spiegato il giornalista Generoso Picone, uno dei riferimenti dell'associazione a cui è stato affidato il compito di relazionare - che non va legata questa iniziativa con le vicende amministrative di Palazzo di Città. Non è una lista civica e non vuole costituirsi in soggetto politico, almeno per come i soggetti politici sono stati intesi e saranno intesi per il futuro, per ora l'iniziativa nasce in uno spazio pre-politico che viene prima ma che mette i piedi nel campo della politica. "Controvento" è un'associazione di impegno politico e culturale che intende mettere le questioni della città al centro dell'attenzione e vuole farlo attraverso quei quattro punti che abbiamo già anticipato». L'obiettivo è «riportare queste tematiche all'interno del dibattito nella comunità cittadina, non soltanto nelle forze politiche, ma nell'opinione pubblica. Abbiamo constatato che da troppi anni la città è vittima di un non-pensiero, manca un'idea, un qualcosa che possa deliberare una prospettiva. E se le città non hanno al loro interno questa forza che si autoproduce sono città morte. Noi immaginiamo che Avellino non possa essere, speriamo che non sia, una città che va in questa direzione. L'idea è riportare Avellino al centro dell'attenzione, collegandosi ad esperienze che ci sono già, Soma e i comitati di quartiere, penso a Valle, ma anche ad iniziativa che si sono svolte, l'attività di Libera, e quelle che, in qualche modo continuano ad animare la città al di fuori della logica chiusa ed autoreferenziale dei partiti, non guardiamo al Palazzo, ammesso che esista ancora, ma guardiamo ai cittadini». Un circolo virtuoso di idee che, però, potrebbe scontrarsi con l'impossibilità a realizzarle per l'ombra del dissesto che si staglia su Palazzo di Città. «Noi mettiamo a disposizione della comunità di Avellino alcune idee, alcuni ragionamenti e alcune riflessioni. Abbiamo l'ambizione, forse un po' smodata, di entrare anche nell'orbita dell'attenzione dei soggetti politici ed istituzionali questi argomenti. Noi l'abbiamo detto già quest'estate: questa città deve capirsi, deve orientarsi in uno sforzo di comprensione di se stessa, altrimenti ogni tentativo di rappresentanza istituzionale, sia esso di lista civica o di partito, sarà monco. E sulla vicenda del dissesto si può fare un esempio per spiegare bene: le condizioni economiche del comune erano note da anni, in campagna elettorale però tutti si sono sforzati per convincere i cittadini che chissà come, quando e perché, si sarebbe potuto dare. Spero sia stato un atteggiamento miope dovuto al fatto che non ci conoscevano i problemi, ma sono questioni che sono dentro la vita della città. Per questo ragionare di città dentro il teatrino autoreferenziale della competizione elettorale, non ha senso se non si comprende ciò che la città è o dovrebbe essere».

Ultima modifica ilVenerdì, 09 Novembre 2018 11:24

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