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  • Domenica 24 Febbraio 2019 - Aggiornato alle 05:51

“Lega e Forza Italia spaccate sul nulla. Il centrodestra ha il dovere di intercettare la voglia di cambiamento tradita dal M5S”: D’Ercole dice la sua

Il leader di “Viva Avellino” spiega il suo concetto di civismo: “allargare la base su un progetto credibile per la città, non alle operazioni di marketing. Cipriano? Impossibile un dialogo con chi ha chiare responsabilità nel malgoverno della città”

“Lega e Forza Italia spaccate sul nulla. Il centrodestra ha il dovere di intercettare la voglia di cambiamento tradita dal M5S”: D’Ercole dice la sua

«Viva Avellino è pronta ad essere parte attiva alle prossime amministrative. No alle accozzaglie da finto civismo, il centrodestra ritrovi unità e sia capace di intercettare la voglia di cambiamento degli Avellinesi tradita dal Movimento cinque stelle»: Giovanni D'Ercole, storico esponente del centrodestra avellinese ed ex capogruppo consiliare del Pdl, a tutto campo sulle amministrative di primavera.

Le amministrative si avvicinano, "Viva Avellino" cosa farĂ ?
«L'attività associativa non si è mai fermata, stiamo incontrando gli amici con cui abbiamo condiviso un percorso e intendiamo essere protagonisti di queste comunali muovendo dal nostro campo politico di appartenenza che è il centrodestra. Confermiamo la volontà di essere parte attiva e di inserirci come elemento di raccordo e ragionamento per un programma che veda insieme le varie anime della nostra parte politica al momento troppo in agitazione. Un atteggiamento conflittuale che non fa bene soprattutto in un momento in cui il centrodestra unito risulta vincente, basti pensare alle ultime regionali in Sicilia e Friuli e ai buoni risultati che sono certo otterremo anche in Sardegna, Abruzzo e Basilicata».

Più che di conflittualità ad Avellino tra Lega e Forza Italia si può parlare di una spaccatura ormai insanabile, non crede?
«Parliamo di dinamiche che osservo dall'esterno. Quanto sta accadendo lo apprendo solo dai giornali perché non c'è stato alcun momento di confronto interno al centrodestra locale. Un chiarimento che aspettiamo e sollecitiamo, se i partiti non si daranno da fare in questo senso, saremo noi a sponsorizzarlo. Siamo pronti anche a proporci direttamente come incubatore di idee per costruire un programma auspicabilmente unitario per la città. Ad oggi mi riesce difficile comprendere quali siano i motivi reali alla base di questa spaccatura».

Da un lato c'è la Lega che rivendica una sua leadership dall'altro Forza Italia che richiama lo schema nazionale di opposizione al Governo.

«Non credo che questo possa essere il ragionamento se, contemporaneamente, in Abruzzo ci si presenta con un candidato presidente di Fratelli d'Italia sostenuto tanto dalla Lega quanto da Forza Italia. La situazione particolare, paradossalmente, non è rappresentata dalle alleanze sui territori quanto dal fatto che la Lega governi con il Movimento cinque stelle. Ma su questo mi sento tranquillo perché l'incapacità dei Cinque Stelle sta emergendo tutta e anche la Lega non potrà non accorgersene quanto prima».

Intanto assistiamo ad una corsa generalizzata, tanto a destra quanto a sinistra, al civismo. Un modo per scimmiottare il M5S e aggirare l'ostacolo di simboli ormai demodé?
«Credo che chiunque possa darmi atto che sono stato tra i primi ad aver alimentato un progetto civico dal 2013 quando fui defenestrato da Pdl. Civismo non significa annacquare magliette e simboli di partito perché forse oggi qualcuno prova vergogna ad indossarli. Io la prima volta sono stato eletto con il Patto civico per Avellino che vedeva insieme centro destra e Libera Città, formazione che teneva insieme quanti erano vicini all'ex sindaco Di Nunno, figurarsi se può esistere qualcuno che più di me è un convinto sostenitore del civismo inteso come il modo per intercettare settori della società che non si rivedono nel centrodestra in senso stretto ma che sono pronti a valutare un programma serio per la città con l'unica realtà politica che non ha responsabilità di anni di malgoverno. Condizione da cui ormai neanche il M5S può più chiamarsi fuori. Il civismo come maschera da indossare per dar vita ad accozzaglie eterogenee è un'altra cosa, è una presa per i fondelli nei confronti dei cittadini».

Il suo civismo a quale elettorato fa riferimento?
«Bisogna partire da quanto accaduto il 24 giugno scorso, un fatto clamoroso perché la città ha scelto di liberarsi da catene ultradecennali. Innanzitutto dovremmo interrogarci sul perché non siamo stati noi, da sempre all'opposizione, a spezzare quella catena bensì il M5S. Su questo sarebbe necessario un momento di analisi critica da parte di tutto il centrodestra. Dobbiamo rivolgerci a quell'ampio elettorato che al ballottaggio ha votato per il cambiamento salvo poi essere tradito dal M5S che, pur avendo avuto la possibilità di governare Avellino, ha scelto di non farlo interpretando male il risultato elettorale che non ha visto vincere solo loro ma tutte quelle forze che hanno deciso di sostenere Ciampi al secondo turno. Ora che sulle loro spalle c'è tutta la responsabilità del malgoverno degli ultimi mesi, il centrodestra deve raccogliere la voglia di cambiamento».

A proposito di civismo cosa pensa della formazione azzurra "L'Altra Avellino"?
«Non so cosa sia. Forza Italia non è il mio partito, la mia candidatura di servizio sotto quel simbolo, su richiesta del compianto Pietro Foglia, era da autonomo. Non credo però che questo percorso dell'Altra Italia, declinato anche in salsa locale, sia da annoverare tra le esperienze di civismo reale. Scegliere di presentare non più il simbolo di partito ma un altro è solo una strategia di marketing a meno che non si allarghi la base per coinvolgere altre persone. Da spettatore esterno devo però dire che non mi sembra di registrare nuove adesioni tali da giustificare un cambio di nome».

Un appello al centrodestra moderato arriva anche da Cipriano. Ritiene ci sia una possibilitĂ  di dialogo?
«Gli appelli all'unità fatti così non servono a nulla. L'area del centrodestra è l'unica che non ha responsabilità di governo in città. Cipriano ha fatto una buona campagna elettorale con cui è riuscito a far dimenticare la propria genesi politica, ma è una persona che ha liberamente sostenuto prima Galasso poi Foti, mentre noi eravamo coerentemente sempre dall'altra parte. Ognuno ha diritto di parola, noi rispetto agli altri ne abbiamo un po' di più, ma soprattutto abbiamo un dovere nei confronti della città che è quello di amministrarla. Non possiamo rispondere agli appelli di chi ha responsabilità chiare nel governo fallimentare di Avellino. Oggi più che mai possiamo e dobbiamo rivendicare con orgoglio il nostro percorso e affrontare l'elettorato con una proposta credibile. Se capiamo questo non ci sarà bisogno di strane e perdenti alchimie».

Di che tipo di sindaco avrebbe bisogno oggi Avellino?
«Ci vuole un sindaco competente, libero da lacciuoli e condizionamenti di parlamentari o pseduo potenti di turno. Finanche Ciampi non è stato immune da queste pratiche, Ma soprattutto serve un uomo che abbia un'idea di città e che sia capace di elaborarla insieme alla squadra di governo. Purtroppo l'ultimo esempio in questo senso è stato Antonio Di Nunno che, per quanto da me non condivisa per molti versi, aveva un'idea precisa della città anche sul piano regionale».

Lei che ruolo si ritaglierĂ  nella prossima competizione elettorale?
«Quello di umile servitore della città di Avellino. Per il resto è ancora troppo presto e non voglio credere, al momento, di dover già prendere atto dell'impossibilità di mettere insieme la mia parte politica».

Ultima modifica ilMercoledì, 06 Febbraio 2019 18:44

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