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  • Martedì 25 Aprile 2017 - Aggiornato alle 16:31

Dito medio alla telecamera, cartellini timbrati anche a chi è in ferie. Nulla ha scoraggiato i furbetti dell’Asl

Un sistema talmente collaudato che neanche la fuga di notizie sull’inchiesta in corso ha fermato gli assenteisti di via Degli Imbimbo

Una strutturata organizzazione delinquenziale fortificata, come detto ieri in conferenza stampa dal Procuratore Cantelmo e dall'aggiunto D'Onofrio (leggi qui), da una incredibile certezza di impunitĂ . L'immagine del dito medio mostrato alla telecamera e dunque agli inquirenti da uno dei ventuno dipendenti Asl finiti sotto inchiesta per assenteismo, ha giĂ  fatto il giro del web e della stampa nazionale. Un'immagine che fa tornare alla mente quelle dei furbetti del cartellino di Sanremo che addirittura timbravano in mutande.
Ma è dall'ordinanza del Gip che emerge quanto fosse forte l'organizzazione messa in piedi dagli assenteisti dell'Asl che, anche quando sono venuti a conoscenza dell'indagine in corso e dei mezzi adoperati dagli agenti della Squadra Mobile, hanno continuato incuranti nella loro condotta illecita. Qualcuno, è il caso di Ciro Tommasini, addirittura ha sfidato gli inquirenti, mostrandogli il dito medio. L'episodio a dir poco emblematico è stato ripreso dalla telecamera collocata sul soffitto dell'atrio della struttura di via Degli Imbimbo il 17 marzo: l'uomo prima saluta la macchinetta con fare ironico, poi rivolto all'occhio elettronico gli fa il gestaccio. Un modus operandi che dimostra che nulla poteva scoraggiarlo, tanto che almeno in altre due occasioni il dipendente ha continuato a ricambiare il piacere ad altri quattro colleghi.

Un fatto talmente abitudinario che un altro dipendente Gerardo Iannaccone, dimenticando che la collega Grazia Raduazzo fosse regolarmente assente per un grave lutto familiare, ha timbrato comunque il suo cartellino in entrata. Salvo poi ricordarsene dopo un'ora e tentare dunque di rimediare. E quindi via, con un'altra badgiata stavolta in uscita.
Dalle immagini fornite dagli inquirenti si vede anche un addetto alla sicurezza tentare di avvertire uno dei furbetti del cartellino della presenza della videocamera, e un altro premurarsi addirittura di mandare al collega assente una prova fotografica dell'avvenuto timbro del badge.

Dati che per il Gip sono non solo inoppugnabili ma danno il quadro chiaro di come gli indagati non abbiano avuto alcuna remora a violare la legge in danno non solo all'ufficio ma all'intera comunità. Un sistema caratterizzato dal loro metodico intento di frodare l'amministrazione dell'Asl simulando la presenza al lavoro per intascare la relativa retribuzione, puntualmente avvenuta, mentre invece si trovavano comodamente al bar per un caffè, dal salumiere per la spesa o chissà dove.

Ultima modifica ilGiovedì, 17 Marzo 2016 22:33

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