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  • Venerdì 22 Marzo 2019 - Aggiornato alle 13:30

Strage bus, Autostrade attende l'appello per ottenere l’assoluzione di tutti gli imputati

Parlano gli avvocati di condannati e assolti. Il legale di Aspi: “sentenza dimostra infondatezza accusa”. Il difensore di Lametta: “avevo preparato Gennaro, ma sono certo che la verità verrà fuori”. In aula anche il difensore di una vittima del Ponte Morandi

Strage bus, Autostrade attende l'appello per ottenere l’assoluzione di tutti gli imputati

Bicchiere mezzo pieno per Autostrade per l'Italia. Il difensore di Aspi, il penalista Giorgio Perroni si dice soddisfatto a metà per la sentenza di primo grado del processo sulla strage del bus di Monteforte che vede l'ad Giovanni Castellucci assolto dal giudice Luigi Buono. Dei dodici dirigenti e funzionari di Autostrade, la metà è stata assolta per gli altri le pene previste sono dimezzate rispetto alla richiesta di condanna iniziale. «Quando commentiamo una sentenza dobbiamo sempre partire dalle richieste di condanna del pubblico ministero che per i dodici imputati della società aveva chiesto dieci anni di reclusione a testa. Il primo pensiero- spiega l'avvocato Perroni- va ai sei condannati, ma sono convinto che in appello riusciremo a ribaltare il verdetto e dimostrare l'innocenza anche per loro. Questa sentenza sconfessa l'ipotesi accusatoria che voleva quali responsabili i vertici apicali di autostrade e, soprattutto, l'amministratore delegato. E' comprensibile la rabbia di chi ha sofferto tanto, ma ad una grande tragedia non si può ovviare con una grande ingiustizia. Questo deve essere compreso da tutti». A pagare per il momento la pena più grande è Gennaro Lametta, titolare della Mondo Travel agenzia proprietaria del bus della morte. Per lui il giudice ha confermato i dodici anni chiesti dal pm. Anche il suo legale, l'avvocato Sergio Pisani, attende l'appello: «sono sicuro che riusciremo a sovvertire questo giudizio ingiusto. Si tratta di una vicenda che necessita di tempo per essere chiarita. Il problema di questo processo erano i new jersey: se avessero retto, come stabilito anche dal super perito nominato dal giudice, non si sarebbe verificata una tale tragedia al massimo avremmo avuto dei feriti. Altro dato su cui bisogna soffermarsi è che il mezzo meccanico del pullman che è andato in avaria era l'impianto di trasmissione che ha determinato la rottura dei freni, quindi l'impossibilità di controllare il bus. In aula è stato ascoltato anche il meccanico che ha dovuto confessare che, dieci giorni prima, su quell'impianto di trasmissione era stato operato un intervento. Quindi mi chiedo, la colpa di chi è? Avevo preparato psicologicamente il mio assistito, perché di fronte ad un'intera comunità che scompare, la sentenza di condanna era nell'aria. Sono certo che la verità verrà fuori. Dalla sentenza emerge che, tecnicamente, il ragionamento del giudice è che quel tratto autostradale necessitava di manutenzione non di riqualificazione».

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Pienamente soddisfatto è invece l'avvocato Antonio Rauzzino difensore di Vittorio Saulino, uno dei due funzionari della Motorizzazione civile assolto dal giudice dall'accusa di aver falsificato i certificati di revisione del mezzo. «Oggi abbiamo avuto riscontro del nostro convincimento sin dalle prime battute e cioè la completa estraneità del mio assistito. Il processo lasciava pochi margini a Ceriola, collega di Saulino, che avrebbe inserito al terminale i dati della revisione mai effettuata dal mio assistito, e a Lametta che non ha mai portato il pullman in motorizzazione per le revisioni dovute né per il 2013 né per le annualità precedenti» commenta Rauzzioni che poi aggiunge «i processi dovrebbero svolgersi sempre in maniera serena al di là delle pressioni mediatiche come accaduto in questo caso. Il giudice Buono ha dato lettura del dispositivo con un timbro di voce che tradiva quella pressione e questo, per quanto assolutamente comprensibile la reazione dei familiari, mi lascia amareggiato». A commentare la sentenza, chiaramente in attesa di leggere le motivazioni, anche l'avvocato di una delle 43 vittime del crollo del Ponte Morandi di Genova. A chiamare l'avvocato Antonio Cirillo, legale della famiglia del reporter campano Giovanni Battiloro, sono stati i parenti delle vittime del bus. «La sentenza di condanna c'è stata ed è stata abbastanza severa, chiaramente abbiamo assistito ad una scrematura rispetto alle posizioni dei vertici di Autostrade con condanne dei responsabili locali e non dei vertici nazionali, cosa che molti speravano. Attendiamo di leggere le motivazioni perché un'assoluzione deve essere fondata su un percorso argomentativo logico. Per ora credo che il bicchiere possa essere visto sia mezzo pieno che mezzo vuoto. C'è sempre un secondo grado di giudizio, sia per i condannati che per la Procura che può impugnare il provvedimento» commenta. Per l'avvocato Cirillo è però sbagliato mettere in relazione il processo avellinese con quello che riguarda il crollo del Ponte Morandi di Genova: «la sentenza del Tribunale di Avellino non è la prova generale del processo per il crollo del Morandi. Non c'è alcun punto di incontro tra i due processi, se non una eventuale comune responsabilità di Autostrade per i due incidenti. A Genova già si stanno depositando le consulenze di Gip e Procura prodotte nell'incidente probatorio e stanno venendo fuori soprese interessanti. Sono certo che, in quel caso, assisteremo a qualche colpo di scena».

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Ultima modifica ilSabato, 12 Gennaio 2019 01:04

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