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  • Sabato 27 Maggio 2017 - Aggiornato alle 08:18

“Vi racconto la vera Terra dei Fuochi”: il braccio destro di Roberto Mancini ospite del “Luigi Amabile”

L’ispettore di Polizia Alessandro Magno racconta l’esperienza del pool investigativo che nel ’94 scoprì i veleni interrati della Campania

“Vi racconto la vera Terra dei Fuochi”: il braccio destro di Roberto Mancini ospite del “Luigi Amabile”

«La Terra dei Fuochi è una storia da raccontare con calore umano e rispetto perché è la storia di vite umane, attuali e future, che subiscono un crimine che viene da lontano». Un viaggio durato oltre tre ore partendo da Casal di Principe, arrivando ad Avella, passando per Caivano e non solo, quello condotto da Alessandro Magno, ispettore della Polizia di Stato, componente del pool investigativo "Terra dei Fuochi" coordinato dal compianto Roberto Mancini, morto tre anni fa proprio a causa di quei veleni respirati durante i suoi sopralluoghi, partiti nel lontano 1994.

«Un uomo straordinario, di grande intelligenza e umanità che ha pagato con la vita la grande intuizione purtroppo riconosciuta troppo tardi. La prima volta a Casal di Principe arrivammo con pala e piccone, ricordo che dopo due ore di sopralluogo su un terreno inquinato, sotto cui erano stati interrati bidoni di veleni, le suola delle mie scarpe si scollò da sola. Un esempio per dire che la Terra dei Fuochi non è quella che viene raccontata in tv, non è solo quella dei roghi dolosi appiccati ai cumuli di immondizia, né un affare unicamente della camorra. La nostra terra è stata scientemente scelta per sversare veleni di ogni genere, a partire da quelli industriali, da un conclave che va dalla mafia alla politica, dall'imprenditoria ai colletti bianchi. Una scelta precisa, che risale ormai a trenta anni fa al famoso patto di Villaricca, di avvelenare la Campania».

L'ispettore Magno racconta la sua esperienza agli studenti dell'Istituto Tecnico Economico «Luigi Amabile», ospite insieme ad Emilia Noviello del coordinamento di Libera Avellino, per il ciclo di incontri «Giustizia e Territorio». Un crimine, raccontato attraverso foto, slide, intercettazioni che, spiega Magno riguarda tutto il territorio regionale fino ad estendersi al basso Lazio. Irpinia compresa. Se i campi sequestrati per inquinamento al momento sono tremila, è ancora impossibile fare una stima di quelli contaminati.

«Basti pensare che un terreno sequestrato a Tufino perché, andando a scavare sono stati rinvenuti rifiuti chimici interrati, avrà sicuramente contaminato quello contiguo ad uso familiare nella confinante Avella, perché il percolato penetra nel terreno fino ad invadere la falda acquifera da cui poi il contadino, ignaro di tutto, attinge l'acqua per irrigare la sua terra. Tutto questo la nostra squadra lo aveva denunciato già nel 1996 in un'ampia informativa che però, ai piani alti, fu deciso di chiudere in un cassetto. Questo fino a quando, anni e anni dopo, il pm Alessandro Milita della dda partenopea, nell'ambito di un'ampia indagine sul disastro ambientale, non decise di rispolverarla».

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L'ispettore Magno, attualmente lavora a Roma, in Campania è costretto a muoversi sotto scorta. Anche ad Avellino arriva accompagnato, ma nonostante tutto ha deciso di raccontare quella storia nelle scuole di tutta Italia affinché i giovani comprendano realmente quanto accaduto: «un crimine senza precedenti che stanno pagando le generazioni attuali. E' di pochi giorni fa l'ultimo tragico bollettino di guerra, con undici bambini volati in cielo troppo presto. Il loro solo reato essere nati, essersi nutriti, aver respirato nel posto sbagliato». Ed è proprio pensando alle vittime che l'ispettore Magno risponde alle domande degli studenti: «quella della Terra dei Fuochi è una storia che va raccontata con calore umano, perché parliamo della vita stessa delle persone, come quella di Roberto Mancini a cui troppo tardi è arrivato il giusto riconoscimento».

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