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  • Martedì 25 Settembre 2018 - Aggiornato alle 15:20

“Melillo e Matarazzo non si lascerebbero travolgere da facili entusiasmi, sanno che i vecchi meccanismi restano inalterati”: Festa presenta “La scoperta del doppio”

I due commissari rivivono nel nuovo noir dello scrittore avellinese. “I miei personaggi si incontrano nel presente e indagano in un’Avellino che resta, di epoca in epoca, identica a se stessa con le stesse piaghe sociali, la stessa indifferenza delle persone, lo stesso egoismo diffuso

“Melillo e Matarazzo non si lascerebbero travolgere da facili entusiasmi, sanno che i vecchi meccanismi restano inalterati”: Festa presenta “La scoperta del doppio”

Il commissario Mario Melillo non abbandona i suoi affezionati lettori con "Il confine dell'oblio", ma torna, da saggio poliziotto, ad accompagnare il giovane collega Gabriele Matarazzo nelle indagini che lo vedono protagonista in un caldo agosto dell'Avellino di oggi. Le creature letterarie di Franco Festa tornano prepotenti ne "La scoperta del doppio", ultimo noir dello scrittore avellinese pubblicato da Robin Edizioni e giĂ  disponibile in libreria.

"La scoperta del doppio", è il romanzo che vede finalmente l'incontro tra i due commissari, il vecchio Mario Melillo e il giovane irruento Gabriele Matarazzo. Come mai?
«Qualcuno potrebbe pensare ad un espediente letterario visto che in molti mi avevano chiesto di non far morire Melillo. In realtà mantenere in vita il vecchio commissario è diventata ben presto una necessità letteraria ed umana. Mi sono reso conto che i due personaggi avevano bisogno l'uno dell'altro. Così diversi caratterialmente, ma uguali nell'atteggiamento inflessibile e rigoroso rispetto alle vicende che li circondano e nella comune non accettazione del presente. Finalmente vengono a contatto e indagano insieme, spesso confrontandosi in lunghi colloqui notturni. Tra di loro si crea un legame anche di affetto, quasi una relazione padre figlio che in qualche modo li completa: Matarazzo non ha mai conosciuto suo padre, Melillo non ha mai avuto figli».

L'altra novità è che lo sfondo de "La scoperta del doppio" è l'Avellino di oggi. Un modo per archiviare il passato?
«Si, i racconti precedenti erano ambientati nel dopoguerra e nel post terremoto per riportare alla luce brandelli di storia cancellata. Questo invece affronta la contemporaneità della città assumendo finalmente i tratti reali del noir, con il tentativo di costruire un sistema che possa tornare, grazie a personaggi di contorno che potranno rivivere in storie successive. Per il resto cambiano le epoche, ma non la città che si ripete identica a se stessa con le stesse piaghe sociali, la stessa indifferenza delle persone, lo stesso egoismo diffuso».

Su cosa e chi indagano Matarazzo e Melillo?
«Al centro dei crimini ci sono due gruppi ben definiti: il primo è fatto di giovani violenti figli della borghesia avellinese che ogni anno si ritrovano con la scusa di ricordare gli anni passati al Convitto Nazionale e invece si raggruppano per sfondare tutto ciò che incontrano. Poi ci sono altri protagonisti intorno a cui si sviluppa la storia centrale e sono il presidente di una banca, un imprenditore famoso, la dirigente di un'azienda ospedaliera. La storia parte da due suicidi avvenuti nel giorno di Ferragosto e dall'omicidio di una donna dietro cui si cela tutta la catena del male e si muovono gli interessi dei protagonisti, della carne viva della città».

Si è ispirato, per quanto riguarda i protagonisti in negativo, a personaggi realmente esistiti o esistenti?
«No, non c'è alcun riferimento diretto a nessuno. Chiaramente ognuno potrà divertirsi a trovarli, è il bello della scrittura. L'unico riferimento reale è al professore Luongo che entra in gioco così com'è e diventa testimone di un fatto accaduto a San Tommaso e, chiaramente, ancora l'omaggio all'amico Gabriele Matarazzo».

Qual è il messaggio che viene fuori?
«Non c'è un messaggio preciso, quanto invece la fotografia di una città che non vuole e non può salvarsi. C'è un'unica molla che muove tutta la narrazione: l'amore, in tutte le forme che questo può assumere. Sono i sentimenti più che gli interessi a muovere tutto, anche i crimini».

Cosa direbbero Matarazzo e Melillo dell'Avellino che oggi inneggia alla Liberazione per aver eletto un sindaco del Movimento Cinque Stelle?
«Loro sono persone disincantate: non credo gli dispiacerebbe la caduta di un vecchio sistema di potere, ma dubito che sarebbero ottimisti rispetto a quanto si prefigura. Da commissari non fanno politica, ma osservano i fatti e le persone dunque sanno bene che la città continua a conservare inalterati quei vecchi meccanismi che ne fanno una creatura ai margini delle sue stesse dinamiche politiche. Non si lascerebbero travolgere da facili entusiasmi, perché sanno che il modo di essere degli uomini e delle relazioni umane resta consolidato».

Il libro è ormai disponibile nelle librerie e venerdì si presenterà a Valle, nei giardini della Chiesa. Perché la 'prima' in periferia?
«Perché Valle è il mio quartiere e credo sia doveroso restituire un po' di quello che scrivo innanzitutto alle persone che mi sono più vicine. Il libro ormai non appartiene più a me, ma a chi lo legge. E spero che in ognuno di coloro che vorrà dare uno sguardo a "La scoperta del doppio", le mie pagine riusciranno a suscitare una qualche emozione».

copertina franco

Ultima modifica ilGiovedì, 28 Giugno 2018 00:34

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