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  • Venerdì 19 Ottobre 2018 - Aggiornato alle 00:18

“Nu vulimm faticà”: i Terræmares danno voce ai precari e agli sfruttati. Il lavoro è un diritto, rispettare la dignità un dovere

Il nuovo clip del gruppo irpino salernitano. Suoni della musica popolare con contaminazioni reggae e rock per una band capace di far ballare e riflettere allo stesso tempo

“Nu vulimm faticà”: i Terræmares danno voce ai precari e agli sfruttati. Il lavoro è un diritto, rispettare la dignità un dovere

"Nu vulimm faticà" è il titolo dell'ultimo videoclip dei Terræmares, un manifesto contro i soprusi e le vessazioni del mondo del lavoro. Dall'ufficio, al cantiere, al bar, il singolo del gruppo irpino-salernitano attraversa il mondo della precarietà, raccontando storie di ordinario sfruttamento e ponendo al centro della riflessione prima che il salario, il dovere al rispetto della dignità umana.

Nati nel 2004 dall'incontro di diversi amici conosciutisi nelle feste delle sette Madonne in Campania, grazie alla condivisione delle stesse passioni e delle stesse esperienze musicali, tutti consapevoli della comune coscienza di sentir propria l'eredità della musica popolare e con la voglia di suonarla e tramandarla, i Terræmares superano anche i confini della rivalità calcistica. Metà irpini metà salernitani, metà "montanari" metà "marinai", rispettosi dei ritmi della musica popolare, i Terræmares aprono il loro palco alla sperimentazione e all'innovazione, dando vita ad una variegata espressività musicale contaminata dai suoni reggae e rock senza tradire lo spirito della musica popolare.

Dal 1 agosto è online il nuovo singolo "Nu Vulimm Faticà". Un titolo che è un grido di protesta, come spiegano Michelino Luigi Gaeta (basso e voce) e Giovanni De Lisa (chitarra elettrica): «il singolo parla della situazione precaria del mondo del lavoro, raccontando tre storie diverse, quella di un giovane dipendente, di un vecchio 'fravecatore' e di una ragazza madre costretta a subire finanche molestie nel bar dove lavora. Ci sono tratti autobiografici nostri, ma anche tanti racconti di amici che quotidianamente si scontrano con datori di lavoro che li sfruttano e umiliano. Tre storie di vessazioni che però terminano appunto con il grido "nu vulimm faticà", non in generale ma a determinate condizioni insostenibili fatte di compromessi e privazione di diritti. Il messaggio è di ribellione positiva: non siamo choosy ma nemmeno disposti a sacrificare la nostra dignità per un tozzo di pane. Non è solo una questione di sfruttamento economico, ma la necessità di rivendicare il diritto ad essere trattati come esseri umani e non come semplici oggetti. E' un brano che, anche se racconta storie di sfruttamento, è molto allegro perché è con questo spirito che, a parer nostro, che bisogna trovare la forza per alzare la testa di fronte ai soprusi».

Ricco il tour che vedrĂ  la band esibirsi sui palchi del Sud Italia. Con Gaeta e De Lisa, Giovanni Mauro (voce e tamburi), Giocondo Picariello (fisarmonica), Tommaso Immediata (violino e mandolino) e Manuel Capolupo (batteria). Dopo il concerto di ieri a Montemiletto in occasione della manifestazione "Le quattro notti dei briganti", prossime date 10 agosto a Catanzaro, l'11 agosto a Rocca D'Aspide, il 12 agosto a Santa Tecla, il 15 agosto a Reggio Calabria, il 17 agosto a Calvanico, il 25 agosto a Sora e l'1 Settembre a Mercato San Severino.
E, promettono i Terraemares, non finirĂ  qui. Il 2019 sarĂ  un anno ricco di sorprese...work in progress.

gruppo musicale

Ultima modifica ilSabato, 04 Agosto 2018 11:52

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