Background ADV
  • Venerdì 18 Gennaio 2019 - Aggiornato alle 19:44

“O cu nui o cu iddi", la religione dell’appartenenza per la ‘ndrangheta: il racconto di Laura Aprati.

Lo spettacolo teatrale scritto da Malitalia in scena al Teatro Gesualdo il prossimo 5 febbraio

Diceva Foucault che l'obiettivo principale dell'uomo contemporaneo non sta tanto nello scoprire quanto nel rifiutare ciò che è. Si riferiva, tra l'altro, all'imbroglio di una libertà rattrappita da vincoli ambientali e comportamenti indotti , ed alla necessità di guardare a fondo per ritrovarne la personale essenza, svelando il trucco. All'azione corrisponde un prezzo, in genere. Il prezzo accade, a volte, che sia la vita.

Maria Concetta Cacciola era una donna di 'ndrangheta, e di libertà ne aveva avuta molto poca: figlia del cognato del boss della Piana di Gioia Tauro Gregorio Bellocco, moglie a tredici anni per il tentativo, fallito, di conquistarsi uno sprazzo di autonomia fuori da una famiglia di stampo tipicamente patriarcale e violento, madre di tre figli, punto dolente che l'avrebbe condotta a tornare indietro dopo aver varcato il confine della Questura di Rosarno, quando nel maggio del 2011 si era decisa a parlare con lo Stato.

"O cu nui o cu iddi", "o con noi o con loro", questo pronuncia la madre di Maria Concetta quando alla figlia impone (subdolamente) di rientrare in paese, abbandonando il programma di protezione e ritrattando le accuse contro la cosca. "O cu nui o cu iddi" è il titolo dello spettacolo scritto da Malitalia, cura e regia di Enrico Fierro (Giornalista de Il Fatto Quotidiano) e Laura Aprati (Autrice Rai), con la collaborazione della giornalista Angela Corica e dello scrittore Francesco Perrella, in scena al Teatro Carlo Gesualdo di Avellino il prossimo 5 febbraio, che racconta la storia di questa donna poco più che trentenne, "suicidata" dalla propria famiglia il 20 agosto del 2011.

Laura Aprati, che valore ha il legame di sangue, per la 'ndrangheta?
Il valore del legame di sangue per la 'ndrangheta è opposto al valore che ha la famiglia di appartenenza. Questa dualità è evidente nello spettacolo, ed il senso, anzi, di ciò che accade sta proprio nella scelta che tra la cosca e la famiglia di appartenenza, rappresentata dai figli, Maria Concetta opera, subordinando l'essere parte di un sistema mafioso al proprio nucleo familiare.

Maria Concetta riesce quindi, nonostante i vincoli ambientali, a scegliere la legalità, denegando sopraffazione e assassinio come forze motrici delle relazioni umane. Cosa la spinge a rifiutare i propri "naturali" valori di riferimento?
Io credo che tutto nasca nel suo animo non tanto per una scelta decisamente di legalità, quanto per un desiderio di libertà. Maria Concetta, ad un certo punto della propria esistenza, si affaccia come tutti i ragazzi al mondo di internet, ai social network, ed attraverso questi canali scopre che esiste un mondo diverso da quello in cui vive. Proviamo ad immaginare: sposata a tredici anni, a trent'uno madre di tre figli, una famiglia abituata al sopruso, alla violenza, che la costringe a casa aspettando un marito in carcere, sottostando a regole rigidissime. Maria Concetta è una donna del tutto privata di una vita sua, una vita che desiderava enormemente. Poi però le succede che incomincia a guardare fuori, si rende conto che c'è altro. E forse è questa la molla principale, pur nella consapevolezza dei rischi connessi a quello che avrebbe raccontato ai magistrati. Nel corso di una telefonata intercettata con un'amica, Maria Concetta le dice "io mi spagno", ho paura, "perché so che loro non perdonano". Ciò nonostante, lo scatto verso la libertà è più forte di questa paura.

 

Una libertà che però sa di dover sacrificare comunque, entrando in un programma di protezione.
Perché nella sua ottica è comunque molto più libera in questo modo, rispetto a tutto quanto vive in famiglia. Nello spettacolo c'è un passaggio in cui lei racconta dei suoi spostamenti, da Genova a Bolzano, e dice: "nessuno mi chiedeva a chi appartenevo ".

E proprio l'appartenenza locale è tra gli elementi più importanti per la 'ndrangheta, che si nutre della omertà e della connivenza all'interno dei territori che domina, ed in cui è presente fisicamente. Tuttavia, la 'ndrangheta ha anche saputo decodificare, meglio di camorra e mafia, le regole del mondo globalizzato, estendendo pervicacemente il proprio potere. Come si fa, di fronte a tutto questo, a rendere gesti come quello di Maria Concetta non vani?
Innanzitutto facendo in modo che siano conosciuti, perché l'invisibilità è l'elemento sul quale consapevolmente puntano le mafie, per impedire che si crei una coscienza d'azione. Questo concetto si applica a tutte le organizzazioni criminali: più le porti alla luce più sono in difficoltà. E' vero poi che la 'ndrangheta ha fatto passi in più, soprattutto ha capito come è cambiata la società, e che l'omertà e la compromissione non si ottengono solo con la paura, ma anche col renderle convenienti. Quanti imprenditori ci sono, che accettano le regole mafiose perche conviene, e quando invece incominciano a nascere difficoltà le rifiutano. E' sul territorio che i clan usano la paura per avere forza, mentre fuori operano piuttosto con i meccanismi del business. Hanno capito che i soldi permettono tutto, e 'gli uomini di 'ndrangheta prima degli altri sono passati dal sequestro di persona alle attività di borsa, attività internazionali ed attività pulite. Il sistema armato esiste solo in un'ottica locale, non serve più per la grande espansione economica.

Che rapporto ha Maria Concetta con sua madre?
Questo è un elemento importante, ed è tra le cose che della storia di Maria Concetta ci hanno colpito di più. Noi abbiamo di fronte due donne di mafia, una giovane che per amore della libertà decide di staccarsi dalla famiglia, l'altra pure giovane, quarantasei anni quando muore sua figlia, che sceglie invece l'appartenenza, ponendola al di sopra di tutto. Quindi in primo luogo emerge il ruolo delle donne, il fatto che alcuni assetti mafiosi possano essere dal loro cambiati profondamente, ed il pentimento di una donna può fare molto più male di quello di un uomo, perché nel proprio silenzio la donna conosce più di quello che appare. Maria Concetta alla madre affida i suoi tre figli, pensando a lei come ad un'alleata. Non sa di affidarli alla sua più grande nemica, ed è una cosa terribile pensare che una madre possa arrivare a veder morire la propria figlia senza far nulla, ricorda il sacrificio di Abramo, o Medea, entrambi esemplificativi di una appartenenza, perché entrambi sacrificano, in nome di altro. Del resto si usa al sud dire "A chi appartieni", "a chi sei figlia". La 'ndrangheta è quest'appartenenza; ed è come una religione.

Ultima modifica ilMercoledì, 04 Febbraio 2015 13:18

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.