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  • Martedì 26 Marzo 2019 - Aggiornato alle 00:54

In bicicletta lungo i percorsi dell'Acquedotto Pugliese, da Caposele a Santa Maria di Leuca 500 km di bellezze

Una grande opportunitĂ  di recupero e valorizzazione delle opere dell'acquedotto piĂą grande e complesso del mondo.

Il progetto Ciclovia e Cammino dell'Acquedotto Pugliese prevede l'utilizzo di 500 km di piste di servizio dell'acquedotto ed è nato in seguito a un movimento popolare spontaneo sostenuto in gran parte da Cosimo Chiffi. Il tracciato riguarda due condotte storiche: il canale principale, da Caposele (AV) a Villa Castelli (BR), ed il Grande Sifone Leccese, che dal punto terminale del primo giunge fino a Santa Maria di Leuca (LE), dove l'infrastruttura è celebrata con una cascata monumentale realizzata nel 1939 e recentemente restaurata.

Si tratta un "itinerario narrativo" unico nel suo genere che attraversa tre regioni del Sud (Campania, Basilicata e Puglia), mettendo in collegamento alcuni dei luoghi piĂą affascinanti e ancora poco valorizzati della penisola: Alta Irpina, Vulture Melfese, Alta Murgia, Valle d'Itria, Arneo ed entroterra del Salento. Questo tracciato può contare su circa 230 km di strade (piste) di servizio giĂ  esistenti e quasi interamente percorribili. Una ciclovia che per metĂ  del suo percorso diventa quindi via verde, preclusa al traffico motorizzato.

In Salento e in Irpinia possono essere utilizzate molte strade rurali e locali mentre sono quasi del tutto assenti tratti da percorrere su pericolose strade statali e provinciali. La Ciclovia e Cammino dell'Acquedotto Pugliese necessita quindi di un progetto intelligente di restauro e fruizione piĂą che di trasformazione/riconversione, preservando il piĂą possibile autenticitĂ  e naturalitĂ  dell'infrastruttura storica. Essa è una grande opportunitĂ  di recupero e valorizzazione delle opere dell'acquedotto piĂą grande e complesso del mondo.

Le tracce da seguire sono gli impianti di captazione presso le sorgenti (includendo anche quella, bellissima, di Cassano Irpino), i tantissimi ponti canale, opere che oltre alle tante gallerie servirono a superare tratti vallivi e corsi d'acqua per far viaggiare la condotta "a pelo libero", ossia in leggera pendenza costante per sfruttare la gravitĂ  e, giĂ  allora, consumare meno energia possibile. Le tracce da seguire sono anche gli impianti di sollevamento, le case cantoniere, gli edifici storici di acquedotto, gli impianti di potabilizzazione, i serbatoi pensili, le case cantoniere e le centrali idroelettriche (tra cui la centrale la centrale Battaglia che sfrutta l'ultimo salto dell'acqua proprio a Villa Castelli). Le tante casette di ispezione, piccoli edifici con su impresso l'anno di costruzione e la progressione in km della condotta, ma anche le antiche fontanine di ghisa o i piccoli tombini circolari con su scritto "acquedotto pugliese" segnano giĂ  adesso il percorso. Segnaletica e fontane pubbliche d'epoca sono dunque giĂ  presenti in quello che potrebbe diventare il piĂą imponente progetto di commistione tra paesaggio, archeologia industriale e viaggio esperienziale d'Italia.



 

Ultima modifica ilGiovedì, 11 Febbraio 2016 10:15

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