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  • Lunedì 25 Settembre 2017 - Aggiornato alle 04:46

Libera chiama, l’Irpinia risponde. In ottomila in corteo fino all’Isochimica per dire no alle mafie

Ventitré rose rosse per gli operai uccisi dall’amianto. Iandolo: in piazza la provincia autentica che vuole riprendersi il proprio futuro. Le voci della XXI Giornata della memoria e dell’impegno

Libera lancia la sfida, l'Irpinia risponde. In ottomila sfilano dallo stadio Partenio Lombardi fino a Borgo Ferrovia. Studenti, scout, una decina di sindaci, associazioni, sindacato. Tutti dietro alla grande famiglia dei parenti delle vittime innocenti della camorra irpina. "Ponti di memoria, luoghi di impegno". E' questo lo striscione che apre il corteo. A portarlo ci sono le mogli, i figli, i fratelli gli amici di Nunziante Scibelli, Antonio Ammaturo, Michele Gaglione, Pasquale Campanello, Vittorio Rega, Francesco Graziano, Antonio Graziano, Salvatore Manzi e Francesco Antonio Santaniello. Testa alta e sorrisi di chi ha trasformato un dolore intimo e distruttivo in impegno civile, i memoria collettiva. C'è una delegazione di ex operai Isochimica, luogo conclusivo della XXI Giornata della memoria e dell'impegno, i sette operai del maglificio Centoquindici Passi sorto nella villa confiscata al clan Graziano. E poi ci sono loro gli instancabili volontari di Libera Avellino che per oltre due mesi hanno lavorato giorno e notte per la riuscita di un evento che deve necessariamente segnare un prima e un dopo.

Una giornata di partecipazione civile che Avellino non vedeva forse dai tempi del movimento studentesco degli ultimi anni novanta. Un 21 marzo baciato dal sole, un autentico inizio di quella primavera di cui l'Irpinia che solo due settimane fa ha asciugato il sangue dell'ultima vittima dell'infinita faida tra i clan del Vallo Lauro, ha tanto bisogno. «Una bella pagine di storia, scritta da un movimento popolare in marcia per la legalità, la giustizia sociale, l'uguaglianza. Oggi si intrecciano storie personali, quelle dei parenti delle vittime innocenti della mafia e dell'amianto, con quelle di un'intera comunità. Questa è l'Irpinia autentica che vuole riprendersi il proprio futuro» tuona Francesco Iandolo coordinatore provinciale di Libera. Sul palco allestito a Borgo Ferrovia, di fianco la scuola elementare a cinquanta metri dal mostro di amianto in tanti si alternano nella lettura dei nomi delle 900 vittime innocenti delle mafie.

Li leggono il procuratore Rosario Cantelmo, il procuratore aggiunto Vincenzo D'Onofrio, il vescovo Francesco Marino, i sindaci presenti a partire da Paolo Foti, don Vitaliano della Sala, don Luigi di Blasi parroco del quartiere contaminato, i rappresentanti dei comitati No Triv e No Eolico Selvaggio, ma anche studenti, insegnanti, semplici cittadini che hanno deciso di essere protagonisti nella difesa del territorio e del suo futuro. Nomi letti contemporaneamente a Messina nella piazza da cui don Luigi Ciotti saluta tutta Italia, ma anche in quelle realtà difficili come il carcere di Sant'Angelo dei Lombardi. C'è chi, come Antonietta Oliva, vedova di Pasquale Campanello agente penitenziario assassinato dalla camorra a Torrette di Mercogliano nel 1993. «Lo Stato non ha saputo proteggerlo, è vero – racconta con grande forza Antonietta – ma oggi essere qui insieme alla grande famiglia di Libera è per noi è un motivo in più per chiedere giustizia. Ora non siamo più soli, siamo più forti».

Libera Contro Mafie
Ma Libera non vuole che cali il silenzio sulle morti per amianto, e così dal palco di Borgo Ferrovia tocca a Giulio Picillo leggere i 23 nomi dei suoi ex compagni di lavoro uccisi dalle fibre killer nei capannoni dell'ex Isochimica. A loro è dedicato uno dei momenti più toccanti della giornata. Ventitré rose rosse poggiate con una delicatezza estrema proprio dinanzi a quei cancelli che hanno prodotto e produrranno ancora morti e malattie. Non dimenticare, anzi ricordare quella tragedia studiata scientemente da chi decise di far profitto sulla pelle di 333 giovanissimi operai.

Come spiega don Vitaliano Della Sala: «è la mentalità mafiosa che va studiata, quella che non spara e che appare meno cruenta, ma è la più diffusa. Anche nei nostri quartieri, nei nostri paesi. L'Isochimica è l'emblema di quella mentalità, è mafia anche questa. Noi cittadini abbiamo il dovere di informarci, pretendere di sapere cosa avviene sotto le nostre case, per fare in modo che simili tragedie non accadano mai più».

Ultima modifica ilMercoledì, 23 Marzo 2016 00:47

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