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  • Mercoledì 26 Settembre 2018 - Aggiornato alle 06:34

"Isca" il fiano sociale delle "Storie delle storie" presente al Vinitaly

La manifestazione, che si terrà a Verona tra il 10 e il 13 aprile, accoglierà il vino prodotto con l’obiettivo dell’inserimento sociale dei lavoratori. Tra loro ex detenuti, portatori di handicap e donne separate alla ricerca di una nuova strada

"Isca", il primo vino Fiano di Avellino D.O.C.G. prodotto dalla Fattoria Sociale Isca delle Donne di Pratola Serra (AV), della rete Mediterraneo Sociale, sarà a Vinitaly 2016, ospite di Coldiretti Campania e della Camera di Commercio di Avellino. "Isca" prenderà parte alla cinquantesima edizione del salone internazionale dei vini e distillati, che si terrà a Verona tra il 10 e il 13 aprile 2016, insieme con altre circa cento aziende della provincia di Avellino, per raccontare non solo l'orgoglio per la tradizione vitivinicola dell'Irpinia, ma anche quello per le buone pratiche. L'invito ufficiale per "Isca" a Vinitaly 2016 è giunto a sorpresa ieri, venerdì 1 aprile, durante l'evento di presentazione del vino, intitolato "non è solo un vino", presso la Fattoria Sociale Isca delle Donne, ed è stato formalizzato da Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania e reggente della Camera di Commercio di Avellino.

Il Fiano "Isca", vinificato da Vigne Irpine a cura dell'enologo Domenico Polzone, arricchisce la filiera della fattoria, che già vanta produzioni di qualità come i piccoli frutti, il miele dalle proprie arnie, le ortive di stagione, le marmellate artigianali, il mosto cotto, le conserve. I prodotti, tutti coltivati a chilometro zero, sono tutti acquistabili mediante distribuzione diretta in fattoria.

«Siamo emozionati e increduli per l'invito ricevuto – commenta la dottoressa Adele Galdo, psicologa e responsabile del Dipartimento Formazione di Isca delle Donne – la prima annata di "Isca", il vino nato dalla sinergia di psicologi e contadini, volontari e persone nel disagio, giunge a rappresentare l'Irpinia presso una delle kermesse del vino più importanti del mondo. Con "Isca", porteremo a Vinitaly il valore aggiunto dell'agricoltura sociale e del Welfare rigenerativo, capace cioè di restituire attrattività al territorio non solo attraverso la produttività, ma anche attraverso l'inclusione di tutte le forme del disagio.

"Isca" non è solo un vino, ma una storia di storie, quella dei nostri "borsisti", coloro che hanno concretamente fatto il vino: penso alle persone che sono state indirizzate presso la nostra struttura dall'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (U.E.P.E.), a quelle, nel disagio economico o della salute, che provengono dai servizi sociali. L'impresa sociale non è una scelta di comodo, ma di grande sacrificio e profonda e organica innovazione: tutti i nostri proventi sono investiti nei progetti che mettiamo a punto per i borsisti, nella più assoluta trasparenza. Ecco perché andiamo tanto fieri di questo vino buono in tutti i sensi, che, dopo Vinitaly, presenteremo alla Camera dei Deputati, al cospetto della presidente Boldrini e di tutta l'Assemblea».

Tra i testimoni della nascita del Fiano di Avellino D.O.C.G. "Isca", all'evento di presentazione che si è tenuto ieri mattina alla Fattoria Sociale Isca delle Donne, Salvatore Cacciola, portavoce del Forum Nazionale Agricoltura Sociale: «L'agricoltura sociale non è un esercizio estetizzante e innocuo, incapace di creare autentica innovazione: è, al contrario, l'unica strada possibile per salvaguardare la sopravvivenza e la dignità dei territori. Storie come questa del vino "Isca", una vero vino D.O.C.G di grande qualità, confermano che l'agricoltura sociale è una progettualità possibile, praticabile, che non è per alcuni, ma per tutti. In questo senso, il Forum Nazionale Agricoltura Sociale è qui non soltanto per fotografare, ma soprattutto per essere un elemento propulsivo di esperienze come questa».

«Quando il presidente di Mediterraneo Sociale, Salvatore Esposito, è venuto da noi in Regione a parlarci del progetto della Fattoria Sociale Isca delle Donne di Pratola Serra, abbiamo pensato fosse un visionario. Lo straordinario avanzamento di questo esempio di impresa sociale posiziona invece Isca delle Donne tra le realtà di riferimento in materia di agricoltura sociale in Campania, la prima fattoria sociale iscritta al relativo registro regionale per le iniziative di questo genere». A parlare è Italo Santangelo, alla Regione Campania per l'agricoltura sociale e presente ieri all'evento per "Isca": «L'agricoltura sociale è difficile da normare perché l'agricoltura in sé esprime da sempre un valore sociale. – prosegue Santangelo – Tuttavia, se oggi si può contare su strumenti legislativi sempre più precisi, fino al PSR 2014-2020, il Programma di Sviluppo Rurale d'impulso europeo e recepito dalla regioni il quale, per la prima volta, parla chiaramente di agricoltura sociale ed esprime bandi in favore di questa, è soprattutto grazie alla lungimirante attenzione "dal basso" che le espressioni più innovative del Terzo Settore hanno rivolto in maniera crescente al settore primario come opportunità di prima importanza per la rigenerazione organica delle comunità e dei territori».

Per quanto riguarda la sostenibilità economica delle imprese agricole sociali, Italo Santangelo conclude che «l'ordinamento produttivo rimane determinante per il futuro stesso delle fattorie sociali, per la loro sostenibilità. Le fattorie sociali devono puntare alla auto-sostenibilità, curando la programmazione produttiva come fa una vera azienda agricola, e devono contemporaneamente continuare a esprimere una progettualità sociale che già rende queste realtà un'avanguardia del Welfare. L'impiego sempre crescente di manodopera selezionata tra quelli nel disagio, e strutturato nel senso di una ricaduta positiva sulle vita delle persone, rappresenta l'anello di congiunzione tra questi due aspetti. Infine, è importante tenere presente il valore aggiunto di questi "brand", in un momento storico in cui si registra una crescente attenzione all'acquisto "sostenibile" dal tutti i punti di vista, non solo della qualità del cibo ma pure della capacità di avere una ricaduta positiva sulla vita delle persone e delle comunità».

Il Fiano di Avellino D.O.C.G "Isca", una storia di storie

Il Fiano D.O.C.G. "Isca" rappresenta la prima annata di produzione vitivinicola della Fattoria Sociale Isca delle Donne. La vigna di uva Fiano di Avellino di Isca delle Donne esiste dal 2009, e fino a questo momento due delle tre parti della produzione sono state vendute a frutto, mentre con una parte si è tentato un primo esperimento di vinificazione nel 2011. "Isca", prodotto in 4000 bottiglie, è un vino ricavato da uve Fiano 100%, allevate a Guyot dall'agronomo Maurizio Petrillo su un terreno che è per sua natura argilloso e calcareo. Le uve sono state vendemmiate nella prima decade di ottobre. Il vino è stato lasciato fermentare per 20 giorni e poi affinato per 2 mesi in vasche d'acciaio a temperatura controllata. "Isca" è oggi un vino Fiano di Avellino D.O.C.G. dal gusto armonico, morbido e corposo, anche grazie alla scelta di tenere, a fine fermentazione, il vino in torbidità sulle sue fecce sottili, per un arricchimento in aromi e precursori aromatici. Il profumo è inebriante, intenso e persistente, e oggi rivela note floreali di fiori bianchi e mela con una nota speziata che tende alla menta, mentre già promette i sentori di nocciola tostata della maturità che sa conoscere un bianco longevo come il Fiano di Avellino. Il Fiano Di Avellino D.O.C.G. "Isca" è perfetto per essere gustato col pesce, le carni bianche e i formaggi.

«Il vigneto è l'area di lavoro principale della fattoria – dice la dottoressa Adele Galdo, responsabile del Dipartimento Formazione di Isca delle Donne – e quest'anno per la prima volta abbiamo deciso di vinificare il nostro Fiano di Avellino e vendere a frutto un terzo del prodotto. Chi decide di impegnarsi in un'attività come quella agricola, e vitivinicola in particolare, non può non sporcarsi le mani. Bisogna vivere la terra, curarla e sperimentare. Se l'Irpinia è la patria del vino e il nostro capoluogo ha la fortuna di regalare il proprio nome alla denominazione del Fiano, perché non fare in modo che la nostra realtà diventi un simbolo del nostro territorio? Simbolo di lavoro, simbolo di produzione e simbolo di inclusione, perché "produrre" cominci davvero a significare anche avere una seconda possibilità e guardare al futuro nonostante tutto, nonostante le difficoltà incontrate nella vita, le occasioni mancate, gli errori».

Il Fiano di Avellino D.O.C.G "Isca" racconta la sua storia di persone e relazioni già a partire dal packaging, realizzato dall'agenzia di comunicazione Officinae, interna alla rete Mediterraneo Sociale. «Per "Isca" abbiamo progettato una veste speciale, a tiratura limitata. – svela Rosa D'Aniello, responsabile delle campagne di comunicazione per Officinae – Le bottiglie indossano, oltre alla consueta etichetta, un "abito" in carta riciclata di grande qualità, in linea coi principi di sostenibilità che guidano il lavoro di Mediterraneo Sociale. Su ciascuno dei "abiti" delle bottiglie è rappresentato un simpatico personaggio, che ritrae ciascuno degli attori-chiave nella produzione di "Isca": il viticoltore, un borsista, un operatore, l'agronomo, il contadino esperto. Ed è già in preparazione una seconda serie di "abiti", coi lavori prodotti dal laboratorio d'arte "Immagina il tuo vino", il progetto che ha chiesto ai portatori di handicap di regalare i propri colori ad "Isca"».

Il Fiano D.O.C.G. "Isca" è il prodotto del lavoro, dunque, ma soprattutto di storie percorsi personali e di relazioni. Giovani e meno giovani accedono a programmi di inserimento socio-lavorativo per dare una svolta alla loro vita. È il caso, ad esempio, di una giovane donna rumena, la prima detenuta della casa circondariale di Avellino a godere di una possibilità di lavoro fuori dal carcere ai sensi dell'articolo 21, poi in affidamento ai servizi sociali e infine libera dallo scorso 23 marzo. A Isca delle Donne si è occupata, per un anno e mezzo circa, delle fragole e del vigneto, ma il suo contributo è stato prezioso anche nella gestione della cucina, dove ha spesso preparato i piatti della sua tradizione per tutti i colleghi. L'esperienza nella fattoria sociale le ha permesso di riallacciare i rapporti con il marito e con la figlia, che la aspetta in Romania. Oggi programma di tornare nel suo paese per prendere la figlia e magari progettare con lei un futuro in Italia. E ancora, un ragazzo trentenne, italiano, affetto da un lieve disagio mentale, arrivato a Isca delle Donne mediante i servizi sociali e seguito da genitori i quali, come talvolta accade, si presentavano troppo direttivi. Grazie al lavoro e alla presenza in Isca delle Donne, il giovane ospite ha imparato che è importante dire ciò che si pensa, che è importante difendere il proprio lavoro e il proprio ruolo nel gruppo. Infine, la fattoria sociale è capace di esprimere soluzioni eccezionali anche per vicende molto ordinarie. Come quella di una giovane mamma irpina che aveva appena vissuto una burrascosa separazione dal suo compagno, e che ha chiesto di poter lavorare per sé e per i suoi figli. In fattoria si è occupata della vigna e delle fragole. Grazie al suo aiuto, Isca delle Donne ha realizzato le sue prime marmellate artigianali, che sono andate a ruba.

«Per tutti noi che crediamo nel progetto di Isca delle Donne, il futuro è ancora una incognita, una scommessa su cui puntare. – conclude la dottoressa Adele Galdo – Confidiamo, ad esempio, in una risposta positiva ai nostri progetti da parte del programma dei Piani Europei di Sviluppo Rurale, per potere finalmente costruire la cantina grazie alla quale realizzare in fattoria tutte le fasi di produzione del Fiano "Isca" e regalare ai nostri ragazzi il sogno di fare davvero fino in fondo e con le proprie mani una cosa prestigiosa e identitaria come il vino».

La Fattoria Sociale Isca delle Donne

La Fattoria Sociale Isca delle Donne, in Pratola Serra (AV), è un programma territoriale di coesione sociale promosso ed implementato dalla Caritas diocesana di Avellino, dall' Associazione Il Pioppo e dalla Cooperativa Sociale L'Approdo e gestita dalla Società Cooperativa GEA Irpina – Impresa Sociale_Fattoria Sociale Onlus, in collaborazione con le istituzioni pubbliche socio-sanitarie locali, regionali, nazionali ed europee e nella rete di Mediterraneo Sociale.

La Fattoria Sociale Isca delle Donne si estende per cinque ettari, uno dei quali è destinato alla nascente e innovativa struttura zootecnica del Parco Etologico Regionale, con canile sanitario e rifugio che, una volta completato, sarà meta di turismo sociale e formativo. Due ettari sono invece riservati alla coltivazione delle uve Fiano di Avellino, mentre il restante suolo accoglie l'orto, il fragoleto, sia a campo aperto che in serra, e la serra dei piccoli frutti (fragoline, more, ribes, mirtilli). E ancora, il piccolo uliveto, il frutteto, le arnie per le api che producono miele delle varietà Acacia, Sulla e Millefiori, l'aia da 400 metri quadri per gli animali da cortile. Infine, il laboratorio per realizzare le conserve, vale a dire le marmellate artigianali e le verdure sott'olio (melanzane, lampascioni, zucchine). Attualmente sono tredici i borsisti accolti presso la Fattoria Sociale Isca delle Donne: quattro provengono da istituti di detenzione, tre i giovani portatori di handicap, dei quali due lavorano all'orto mentre uno svolge mansioni di segreteria, e sei giovani e meno giovani a rischio di esclusione sociale e disoccupati di lunga data.

Mediterraneo Sociale è una società consortile e una federazione attiva sui progetti internazionali, che garantisce servizi amministrativi e di management, attività di supervisione e investimenti strutturali ai propri enti no profit (onlus, coop e imprese sociali) attivi nel mondo dell'esclusione sociale, dell'accoglienza e della consulenza per migranti, minori, disabili e detenuti. Si tratta di una realtà autonoma a livello politico e culturalmente laica, forte di oltre 120 operatori, più di 1.000 utenti e circa 40 Unità Operative Complesse soltanto in Campania. Tratto distintivo del nostro operato, l'impronta etologica ed ecologica sostenibile, ispirata alla decrescita e alla sobrietà del vivere. Il tutto praticando economia civile, welfare di comunità, finanza etica, attraverso imprese sociali integrate locali, come le fattorie sociali, e garantendo l'uso dei beni confiscati.

Ultima modifica ilSabato, 02 Aprile 2016 21:12

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