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  • Martedì 26 Marzo 2019 - Aggiornato alle 00:59

Aglianico, principe d’Irpinia: ecco il Natu Maior

Aglianico, principe d’Irpinia: ecco il Natu Maior

E' una giornata insolitamente calda per essere fine ottobre. Merito di un forte vento di scirocco che da diverse ore, ormai, soffia sull'Irpinia. Sono le 17 quando, un po' teso, esco di casa per raggiungere l'enoteca Garofalo. Oggi assaggeremo il primo vino della rubrica DiVini Racconti e davvero non so cosa aspettarmi.

Cammino lungo le strade di Avellino: da via Capozzi a via Guarini, poi su verso via Mancini, quindi corso Vittorio Emanuele e corso Europa, domandomi cosa accadrà. Non so quale vino mi proporrà Gerardino, né, esattamente, come impostare il pezzo. Tra un pensiero e l'altro, però, giungo a destinazione e capisco che non c'è tempo per preparare alcunché.
Varco la soglia dell'enoteca e Gerardino è in un angolo, in penombra, a frugare tra gli scaffali. Si gira per salutarmi e subito riprende le sue faccende mentre io mi dirigo verso il bancone.
«Cosa stappiamo di bello?» gli chiedo.
«Essendo il primo appuntamento della rubrica -risponde, voltandosi appena- credo sia il caso, da irpini, di dare spazio al nostro vitigno principe: l'aglianico».

Natu Maior - Antichi Coloni - Paternopoli

L'idea non mi dispiace e quando si avvicina, riconosco subito la bottiglia che ha in mano: è il Natu Maior, l'aglianico doc prodotto dall'azienda Antichi Coloni, realtĂ  giovane di Paternopoli che giĂ  si è fatta apprezzare sia a livello locale che internazionale. Una scelta estremamente interessante.
«Voglio partire da un aglianico in purezza -dice Gerardino- e questo di Antichi Coloni rappresenta una sua magnifica espressione. L'aglianico, il cui nome probabilmente deriva dal termine "ellenico", oltre ad essere il principe dei vitigni irpini è anche uno dei più antichi al mondo. La sua uva è forte, resistente e regala vini di grande intensità e corpo».

A questo punto, mi sembra giusto passare all'assaggio. Lo faccio notare a Gerardino che, intanto, ha giĂ  tirato fuori il cavatappi.
Ho sempre trovato affascinante l'apertura della bottiglia: il coltellino che sega la capsula, la sua rimozione, il movimento deciso e delicato con cui la vite viene inserita nel tappo e poi, ruotando, lentamente scompare al suo interno. E che dire del tappo che gradualmente riappare, fino a mostrare la sua parte inferiore inumidita dal contatto col vino? 
Sono lì a perdermi in questo pensiero quando mi accorgo che Gerardino ha completato il lavoro e sta annusando il tappo. Lo osservo e provo a leggere i suoi pensieri. Un paio di secondi, non di più, e un sorrisetto gli affiora all'angolo della bocca: «Bene -penso- il vino è ok».

Garofalo tris

Gerardino si volta verso la credenza alle sue spalle e prende due calici. Li poggia sul piccolo bancone che dà sulla porta d'ingresso e, con movimenti lenti ma precisi, li riempie per un terzo di nettare irpino. Il colore è molto scuro, quello che gli appassionati definirebbero "rosso rubino intenso, quasi impenetrabile".
Alziamo i calici per osservare la limpidezza, poi li facciamo ruotare e li portiamo, in maniera quasi sincronizzata, al naso. Ci sento immediatamente un odore di prugna matura e chiedo a Gerardino se lo sente anche lui. «Sì -ammette- sento la prugna, ma anche l'amarena e il mirtillo. Sento, inoltre, il cioccolato ed una sottile nota speziata».
In bocca è un'esplosione di sapori, ma, sorprendentemente, non c'è aggressività, è vellutato.
«Si tratta davvero un'ottima interpretazione dell'aglianico -dice Gerardino, mentre mi raggiunge da quest'altro lato del bancone per sedersi sullo sgabello di fianco al mio- e si sente che ha fatto almeno parte dell'affinamento in legno, la qual cosa ne ha levigato il sapore. Devi sapere che in alcune zone d'Irpinia l'aglianico viene detto "zerpoluso", termine dialettale che sta ad indicare una pesante astringenza».

Gerardo Garofalo Alberto Nigro Divini Racconti

Ma a proposito di zone: «Quanto incide -chiedo- la zona di provenienza sul prodotto finale?». «Tantissimo -risponde- perché ogni terreno ha la sua conformazione, ogni altitudine le sue caratteristiche climatiche, ogni area una determinata esposizione. Insomma, al di là del tipo di vinificazione preferito dal singolo vignaiolo, c'è tutto un lavoro legato alla vigna che incide moltissimo sul vino».
Gli chiedo, da enotecario, a chi propone un vino simile e perchĂ©. «Innanzitutto, mi oriento in base al menĂą del giorno. Se però parliamo di persone che vogliono semplicemente degustare, allora lo propongo a chi ha giĂ  dimestichezza con vini particolarmente corposi e di buon grado alcolico». Ma torniamo un attimo al menĂą. «L'aglianico in generale, e questo in particolare, -dice Gerardino- sta bene sulle carni rosse e la cacciagione, ma anche su paste con condimenti importanti e formaggi stagionati». Continuiamo a sorseggiare il Natu Maior e lo sentiamo aprirsi col passare dei minuti, mentre iniziamo ad avvertire un leggero calore in tutto il corpo: il vino sta facendo effetto. Siccome è pomeriggio e sia io che Gerardino abbiamo impegni successivi, decidiamo di non esagerare e di sciogliere la seduta dopo un solo calice.

Gerardo Garofalo Alberto Nigro Divini Racconti 2

Lo saluto dandogli appuntamento alla prossima settimana e mi alzo per dirigermi verso l'uscita dell'enoteca.
Penso tra me e me che il primo vino di questa rubrica mi è davvero piaciuto molto e che l'aglianico, quando ben lavorato, come nel caso specifico, riesce a regalare bellissime sensazioni.
Prima di uscire, però, mi volto e chiedo a Gerardino se c'è una esperienza personale che lo lega in qualche modo a questo vino. Mi guarda di sottecchi e con un sorrisetto malizioso risponde: «L'aglianico è sempre stato il vino delle feste. Non credo esista un irpino che non abbia una storia da raccontare legata ad esso. Una storia che, probabilmente, si è conclusa con un enorme mal di testa il giorno dopo».
Ci penso un attimo e, be', come dargli torto? 

SCHEDA
VINO NATU MAIOR, 2010
VITIGNO AGLIANICO 100%
AZIENDA ANTICHI COLONI - PATERNOPOLI (AV)
GRADAZIONE ALCOLICA 13,5%
FASCIA DI PREZZO 12 - 16 EURO

 

Foto copertina e articolo: Fabrizio Nigro - Irpinia Press photo

Ultima modifica ilGiovedì, 26 Gennaio 2017 11:10

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