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  • Domenica 23 Settembre 2018 - Aggiornato alle 22:33

“Qui ho preso il diploma e ricevuto amore, ora faccio volontariato per i bimbi disabili”: le frontiere aperte di Amadou, la migliore risposta a CasaPound

Presidio antifascista a via Dante. Coperte le scritte che inneggiavano ad una chiusura dei confini, musica e colori per fortificare i valori dell’accoglienza e della fratellanza

“Qui ho preso il diploma e ricevuto amore, ora faccio volontariato per i bimbi disabili”: le frontiere aperte di Amadou, la migliore risposta a CasaPound

«Da quando sono qui sono una persona migliore. Sono andato a scuola, mi sono diplomato e oggi cerco, nel mio piccolo, di ricambiare l'immensa solidarietà ricevuta, facendo volontariato per gli italiani». La migliore risposta a chi ha chiesto di "chiudere le frontiere e non le strade", imbrattando uno dei panettoni in cemento antiterrorismo messi a via Dante per proteggere il villaggio di Natale, arriva da Amadou, giovane del Mali arrivato in Irpinia tre anni fa.

Amadou non vuole ripercorrere le sofferenze che ha patito per attraversare quelle stesse frontiere che CasaPound vorrebbe chiuse, ma raccontare di quella che oggi è la sua vita in Italia. «Sono in Irpinia da tre anni, mi sento a casa. Sto facendo tante cose, quella che più mi piace è il servizio civile per i ragazzi disabili, una possibilità che mi ha dato un'associazione di Atripalda. Vedere quelle scritte mi ferisce, sento un dolore dentro. Questi sentimenti- è convinto Amadou- non appartengono all'Italia, ma solo ad alcune persone. Io ho conosciuto un'altra Italia, quella di Comunità Accogliente a Mercogliano, che mi ha abbracciato, aiutato anche psicologicamente. Un pezzo di Irpinia che non mi ha mai fatto sentire solo né diverso. Sono tante le persone che ho avuto la fortuna di incontrare e che mi hanno aperto il loro cuore, come Letizia, che mi ha insegnato tante cose e grazie alle quali oggi posso dirmi almeno sereno, lasciata una famiglia ne ho trovato un'altra».

Quella del giovane del Mali è solo una delle tante voci del presidio chiamato dalla Rete Antifascista Irpina. Associazioni, sindacati, partiti politici, singoli cittadini tutti insieme, armati di colori e musica, per dire no ad ogni forma di esclusione e di razzismo. Anche ad Avellino dove, e questo è un dato oggettivo, scritte, manifesti e adesivi, di stampo neofascista sono in aumento continuo. Non c'è angolo della città che non sia imbrattato in questo senso.

«E' importante ritrovarsi insieme non solo quando succedono episodi del genere perché il tentativo di revisionismo è quotidiano e insopportabile- commenta Francesco Iandolo- di fronte al rischio di riportare in auge sentimenti messi al bando dalla Repubblica, non si può abbassare la guardia né sottovalutare. Sul movimento fascista la nostra Costituzione parla chiarissimo. Non si può avallare in nessuna manifestazione né organizzazione, il fatto che ci siano ancora gruppi che si rifanno a quegli ideali, ci richiama ad una presa di responsabilità maggiore nel contrastarli. Purtroppo l'ondata di rigurgiti non riguarda solo Avellino, ma tutta l'Italia e l'Europa, la capacità di rispondere con la non violenza tipica del movimento che da sempre si contrappone a quella logica, è fondamentale. E' di pochi giorni fa la notizia del rimpatrio di Maurizio Tramonte, condannato per la strage di Piazza della Loggia. Un vile attentato su cui si chiude il cerchio a distanza di 43 anni. Un tempo immenso che però ci dice che c'è ancora tanto bisogno di antifascismo».

Ultima modifica ilSabato, 23 Dicembre 2017 14:13

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