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  • Venerdì 14 Dicembre 2018 - Aggiornato alle 00:04

Aula Nunziante Scibelli, a futura e perenne memoria contro tutte le mafie

L’Aula di Corte d’Assise intitolata al giovane operai di Taurano ucciso dalla camorra nel ’91. “Una comunità che abbraccia la legalità la si riconosce anche dai gesti simbolici”

Aula Nunziante Scibelli, a futura e perenne memoria contro tutte le mafie

Era il 31 ottobre del 1991 quando a via Ima a Lauro cadde sotto i colpi della camorra, Nunziante Scibelli giovane operaio di Taurano che viaggiava a bordo della sua Alfetta insieme alla moglie Francesca in dolce attesa della loro prima figlia. Una data che segna l'inizio del triste e lungo elenco delle vittime innocenti irpine della camorra. Da oggi il nome di Nunziante, da sempre ricordato dalla famiglia e da Libera, è ben scolpito su una targa nell'Aula di Corte d'Assise del Tribunale di Avellino. A scoprirla, questa mattina, la figlia Nunzia, affiancata dalla madre Francesca che in quell'agguato rimase ferita di fronte a tutte le autorità civili, militari e religiose che hanno reso omaggio perenne alla memoria del giovane operaio, reo di essersi trovato, suo malgrado, protagonista di uno dei tanti capitoli della faida tra i clan Cava e Graziano.

«Una targa per esprimere alla famiglia di Scibelli la nostra perenne vicinanza, ma anche per testimoniare l'impegno della Giustizia nel contrastare lo spirito che anima le organizzazioni criminali – ha detto il presidente del Tribunale Vincenzo Beatrice- le vittime delle mafie sono tutte innocenti. Ricordo ancora l'attentato al giudice Carlo Palermo a Pizzolungo e quella macchia enorme su un palazzo, lasciata dai corpicini dei gemellini Asta, anche loro come Nunziante Scibelli assolutamente innocenti».

A spiegare le motivazioni che, in accordo con il Presidente Beatrice e il Procuratore Rosario Cantelmo, presente insieme al Prefetto Maria Tirone, al Questore Luigi Botte, il comandante della Guardia di Finanza Gennaro Ottaiano, il comandante dei Carabinieri Massimo Cagnazzo, hanno portato il Comune di Avellino ad intraprendere l'iniziativa, il sindaco Paolo Foti. «Intitolare l'Aula di Corte d'Assise ad una vittima innocente di camorra serve a trasmettere messaggi di positività e legalità alla comunità. Ricordare perché e come è morto Scibelli, è un'opera di grande educazione civile. Condivido l'opinione del Procuratore Cantelmo che in più sedi ha manifestato il proprio disappunto per l'assoluta incapacità di indignarsi da parte della comunità rispetto a fatti di legalità- commenta il sindaco-. Arginare questi fenomeni non è compito solo di forze dell'ordine e magistratura, ma di ognuno di noi che deve rigettare qualsiasi logica di sopruso e di illegalità».

Un'intitolazione sposata dal presidente dell'ordine degli avvocati Fabio Benigni: «il ricordo di Scibelli sia da stimolo per continuare ad affermare i valori e i principi di legalità, ancora più necessari in un momento in cui la diffidenza nei confronti delle istituzioni, troppo spesso coinvolte in fatti di malaffare, sembra essere dilagante. Una targa in memoria delle vittime innocenti, ma anche per omaggiare quanti, quotidianamente, si adoperano per diffondere ed rafforzare la legalità».

Una ferita ancora aperta per la famiglia e che si rinnova, sottolinea l'avvocato Annibale Schettino, ad ogni occasione di ricordo: «una ferita da cui scorre sangue vivo che fa bene alla società, che serve per non dimenticare e guardare avanti con maggiore impegno». Sveste i panni istituzionali il sindaco di Taurano Salvatore Maffettone «il mio è il ricordo di un amico di Nunziante, e in quanto tale ringrazio il collega Foti per aver voluto testimoniare che lui vive ancora in mezzo a noi».

Ad aver riportato la storia di Scibelli fuori dalle mura familiari, per restituirla all'intera comunità irpina, l'associazione Libera. «La sua morte ha permesso di iniziare a guardare in faccia i clan del Vallo Lauro – spiega la referente provinciale Emilia Noviello- quello di Nunziante è stato il primo di una lunga serie di omicidi di vittime innocenti in Irpinia. Il fatto che oggi il suo nome resti scolpito all'interno di un Palazzo della Giustizia, è la dimostrazione che il nostro impegno deve continuare insieme alle istituzioni. Dall'indignazione in ognuno di noi deve nascere la voglia di coltivare l'impegno quotidiano contro tutte le mafie».

Ultima modifica ilSabato, 13 Gennaio 2018 13:28

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