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  • Martedì 21 Agosto 2018 - Aggiornato alle 06:55

Isochimica, un crimine di Stato, tra omissioni del passato e effetti sul presente: a Borgo Ferrovia il libro di D’Andrea

Nell’oratorio Santa Chiara confronto sulla storia della fabbrica killer. Sessa e Lieto ricordano: l’amianto fu gettato anche nel Fenestrelle. Un disastro immane

Isochimica, un crimine di Stato, tra omissioni del passato e effetti sul presente: a Borgo Ferrovia il libro di D’Andrea

La presentazione di "Affaire Isochimica", il secondo libro che il chirurgo Aldo D'Andrea dedica alla fabbrica killer, occasione di confronto a più voci su una storia, quella della fabbrica killer di Borgo Ferrovia, che ogni giorno si arricchisce di capitoli nuovi. A fare gli onori di casa il parroco del quartiere Don Luigi Di Blasi che, di fronte ad una sala non del tutto piena, ha tuonano «quelle degli assenti sono le coscienze da risvegliare e ancora da bonificare». Un confronto a più voci, tra queste quella del presidente dell'Ordine dei Medici Francesco Sellitto, che ha ricordato la recente costituzione di un team di medici per l'ambiente, nato per monitorare situazioni delicate come quella della Valle del Sabato che, insieme all'Asl, contribuirà alla raccolta e confronto dati che confluiranno nel registro dei tumori provinciale.

L'incontro, organizzato dalle associazioni "Lotta per la Vita" e "L'Abbraccio", realtà attive sul territorio che da anni si battono per la bonifica del sito, è stato introdotto dall'avvocato Valentina Musto che, nel processo in corso, rappresenta l'organizzazione di mamme di Borgo Ferrovia. Ed è proprio a nome loro che il legale ha sottolineato l'importanza di far tornare ad Avellino il processo, trasferito a Napoli ormai da mesi. «Un trasferimento che contribuisce a mantenere sul caso Isochimica quella nebbia fatta calare ad arte trenta anni fa. Svolgere il processo fuori dalla città in cui è partito, significa far scemare l'attenzione della collettività. Non siamo qui per celebrare un processo bis sul campo mediatico, ma per non far cadere nel dimenticatoio una lotta dura che, nel caso degli operai malati a causa di quell'amianto, si scontra con i tempi lunghi della giustizia» ha detto l'avvocato.

Tra le testimonianze più toccanti quella di Angela Moretti, abitante del quartiere: «nel 2011 mio padre si è ammalato di cancro ai polmoni. Una condanna a morte, per cui ogni giorno in più che arriva è un regalo della vita. In tanti come lui si sono ammalati a Borgo Ferrovia, a dimostrazione che quella fabbrica non ha rappresentato un problema solo per chi ci ha lavorato dentro, ma per tutti noi».

Un'indignazione di cui per anni e anni gli ex operai si sono fatti carico da soli: «di persone che hanno fatto il proprio dovere, ne abbiamo incontrate davvero poche- ricorda Carlo Sessa- in quella fabbrica i nostri polmoni fungevano da abbattitori della polvere, le porte aperte da aspiratori. Quell'amianto è stato sversato ovunque, anche nel fiume Fenestrelle». Una circostanza, quest'ultima, più volte ripetuta da una delle vittime Isochimica, l'ex operaio Alessandro Manganiello, e confermata dal sindacalista napoletano Cgil, Raffaele Lieto, testimone oculare di quegli sversamenti: «l'Isochimica ha rappresentato un crimine di Stato, e dopo oltre trenta anni c'è ancora tanto da raccontare. Una storia che rappresenta un mix tra corruzione e ignoranza, scritta in un sistema talmente impregnato di interessi particolari che vide, all'epoca, finanche la magistratura guardare altrove. Li abbiamo visti con i nostri occhi i camion di alcune ditte che collaboravano con Graziano portare l'amianto sui bordi del Fenestrelle mentre alcuni operai, armati di pala, lo buttavano nel fiume».

Non tutti però si girarono dall'altra parte. E' il caso di Rossano Festa, ingegnere all'epoca dei fatti in servizio presso l'Ispettorato del Lavoro di Avellino che, come già fatto un paio di anni fa, ricorda del suo intervento in fabbrica in sostituzione, con i poteri sostitutivi previsti all'epoca dalla legge in caso di inadempienza delle Usl in materia di sicurezza sul lavoro. «Tutta la mia inchiesta relativa agli anni '82 - 89, è stata trasmessa a tutti gli organi competenti. Per me era sconvolgente quello che accadeva in quella fabbrica e che mi aveva raccontato l'allora segretario di Dp Giovanni Maraia, Mi spinsi oltre il mio dovere, quasi commettendo un abuso d'ufficio imposi a Graziano di usare alcuni sistemi di protezione individuale. Oggi è facile cavalcare la tigre, ma all'epoca solo io, Maraia e l'avvocato Stefano Della Pia alzammo la voce. Solo nel 2016 sono stato convocato in Procura, ma per trenta anni non sono mai stato chiamato dalla magistratura per fare luce sulle cose che avevo denunciato». Un affaire che, come sottolinea il dotto Filomeno Caruso, chiama in causa anche le coscienze dei camici bianchi: «che l'amianto fosse pericoloso lo si sapeva dai tempi di Plinio il Vecchio. È possibile morire lavorando, i miei colleghi preposti a fare le visite agli operai che esami fecero? Quante deontologie professionali sono state tradite nel caso Isochimica? ».

Interrogativi a cui ha provato a dare una risposta, nel libro, Aldo D'Andrea: «il mio testo è una valutazione clinica sui casi di contaminazione da amianto tra gli operai e i loro familiari. E' materia scientifica che, però, sarà anche all'attenzione del Tribunale nel momento in cui saranno escussi i consulenti di parte civile. L'Isochimica è una storia tutta in testa alla classe politica e sindacale di quel tempo. Non a caso fu scelta Avellino come sede per l'insediamento di una fabbrica del genere. Essere a conoscenza del fatto che quell'amianto sia stato sversato anche nel Fenestrelle, lascia basiti perché dimostra che quelle fibre sono arrivate davvero ovunque».

Ultima modifica ilGiovedì, 08 Febbraio 2018 09:00

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