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  • Lunedì 16 Luglio 2018 - Aggiornato alle 22:04

Volti e gesti del lavoro nell’Irpinia che fatica a ‘fare’ rete. Santinelli alla (ri)scoperta del territorio

Presenze e potenzialità degli antichi mestieri, dell’artigianato ed il settore economico legato al benessere psico-fisico: mercoledì la presentazione del lavoro di ricerca svolto dal Centro Interdipartimentale per la diffusione delle Scienze Umane e Sociali e per la costruzione di capitale umano

Volti e gesti del lavoro nell’Irpinia che fatica a ‘fare’ rete. Santinelli alla (ri)scoperta del territorio

"Volti e gesti del lavoro. Immagini dall'Irpinia", è questo il titolo del volume a curato da Ugo Santinelli (edizioni Mephite, 2017) che mercoledì 16 maggio sarà presentato al circolo della stampa di Avellino insieme a "La definizione identitaria di un territorio rurale. Benessere e antichi mestieri nell'Alta Irpinia", a cura di Gianpaolo Basile, Paolo Diana, Maria Prosperina Vitale (edizioni FrancoAngeli, 2016).

I due volumi sintetizzano i risultati del lavoro di ricerca svolto dal Centro Interdipartimentale per la diffusione delle Scienze Umane e Sociali e per la costruzione di capitale umano che, su proposta del Gal Irpinia, ha analizzato le presenze e le potenzialità degli antichi mestieri, dell'artigianato ed il settore economico legato al benessere psico-fisico in provincia. Da oggi e fino a venerdì 17 maggio, il Circolo della Stampa ospiterà una mostra fotografica di Santinelli con alcune delle immagini che hanno costituito una parte del lavoro di ricerca.

Santinelli, quali sono le acquisizioni di fondo della ricerca?
«Sostanzialmente una, la richiesta unanime di un aiuto per costruire una rete sul territorio. All'interno di questo mondo fatto di artigianato, imprenditoria alberghiera e agrofood, ci sono tante realtà che si tengono singolarmente in vita nella nostra Irpinia. Ognuno con le sue angosce, ognuno con le sue speranze, ognuno con le sue insicurezze»

A chi è rivolta la richiesta di un aiuto per costruire una rete di "artigiani"?
«Alle istituzioni. Parliamo di un mondo che ha avuto contatti, per varie fonti, con flussi economici pubblici. La richiesta però non è di puntare sul nuovo, bensì di guardare a quello che resta che ha una sua vitalità e accompagnarlo a formare una rete. Questo per creare da una parte l'offerta dell'Irpinia verso l'esterno, dall'altra per coagulare l'immagine di questa terra. Pensiamo alla Toscana, territorio che un percorso storico- economico di lungo tempo certo, ma sappiamo che lì c'è un mondo riconoscibile. Il tentativo della ricerca è proprio quello di sottolineare questa esigenza. L'altra questione che resta aperta, anche se al di fuori del perimetro della ricerca, è che queste forme di economia, al di là del peso statistico, ne hanno uno sociale. Abbiamo un comparto industriale che monetariamente vale molto di più di tante piccole realtà artigiane. Entrambe però insistono su un territorio. Allora bisogna capire quale dialogo possa esserci tra le due realtà».

Come si è svolta la ricerca?
«Metodologicamente la ricerca è stata innovativa, perché abbiamo creato una doppia e contemporanea interlocuzione con i protagonisti. Fotografarli è stata un'azione simultanea all'intervista, senza alcuna finzione o preparazione allo scatto che ha così catturato l'essenza dei volti e dei gesti».

Ne viene fuori una sorta di piccolo mondo antico rurale?

«No, l'artigianato che abbiamo incontrato non è solo conservazione. C'è anche chi, in modo totalmente nuovo, si è inventato artigiano riprendendo un certo tipo di lavorazione. Un mondo variegato anche generazionalmente, ma che sconta alcuni limiti. Ad esempio prendiamo la maiolica di Ariano Irpino: per quanto sia localmente forte, non è riconoscibile all'esterno come lo è ad esempio quella di Vietri. Ed è proprio la poca riconoscibilità che sta portando verso l'oblio altre lavorazioni artigiane come quella del ferro e della pietra».

C'è però l'agrofood irpino che sembra essere in una fase di sviluppo.

«Un settore su cui bisogna insistere molto perché il food è l'ambasciatore dell''Irpinia all'esterno. Il punto però è come fare. La continuità della rete nel tempo dà la solidità stessa della rete e dunque ne determina l'esistenza futura. Ed è questa la mano pubblica che ci vorrebbe: non ci si può limitare a finanziare e sostenere questa o quella iniziativa, lasciando che il successo o il fallimento della stessa sia ancorata ad una singola situazione. Quello che ancora manca, è la categoria politica che permane prima, durante e dopo: il territorio. Non a caso un capitolo della ricerca, è dedicato al paesaggio che non può essere inquadrato senza i suoi individui, quelli che lo guardano, quelli che lo vivono, quelli che lo hanno modificato. Solo declinando così la categoria di territorio, si riuscirà a leggerne le tracce del passato e le potenzialità del futuro».

Una ricerca che si rivolge alla mano pubblica, eppure c'è da dire che molto spesso i Gal o le comunità montane o le associazioni di categoria si trasformano in appendici dei partiti e dimenticano la loro missione.

«Questo è vero e accade quando si confonde lo strumento, quale appunto dovrebbero essere queste organizzazioni, e il fine. Pensiamo al turismo: noi abbiamo da costa a costa un bacino enorme, dalla Puglia a Napoli. Si fanno decine di tentativi per inserire l'Irpinia in questo itinerario naturale, ma tutti risultano insufficienti. C'è una sezione della ricerca in cui si scopre che quello che regge nella comunicazione è il passa parola. Dobbiamo passare ad un livello successivo, che è quello della rete, ma attraverso un'azione veicolata e strutturata dl pubblico. E poi ci sono le infrastrutture senza le quali non può esserci turismo. Ad oggi abbiamo solo un'autostrada e un gioiellino di ferrovia che funziona a tappe. L'Irpinia non è al centro di una ragnatela turistica. C'è poi il tema della salubrità ambientale e del benessere (da non confondere con la ricchezza reddituale). Il turismo non è avulso dalla qualità della vita di chi vive quotidianamente un territorio. Il benessere di una comunità è attrattore di turismo esso stesso».

Ultima modifica ilMartedì, 15 Maggio 2018 12:01

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