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  • Domenica 24 Febbraio 2019 - Aggiornato alle 05:53

Nusco e San Mango aree idonee per il biodigestore ma l'Ato non fa il suo dovere

A Montefusco ribadito il no “tecnico” a Chianche ma bisogna individuare con celerità l’area. Petracca: “Le zone industriali sono idonee ma non tocca a noi dare risposte. L’Ato che sta facendo?”. Monaco: “Utilizziamo opifici chiusi realizzati con fondi pubblici”

Nusco e San Mango aree idonee per il biodigestore ma l'Ato non fa il suo dovere

Gli impianti trattamento rifiuti vanno realizzati al più presto, riutilizzare opifici dismessi nelle aree industriali è la soluzione più idonea. Nusco e San Mango sul Calore le zone più gettonate, ma a decidere deve essere l'Ato rifiuti chiamato ad indicare la soluzione. A Montefusco durante il convegno organizzato dal Coordinamento No al Biodigestore "La tutela dell'ambiente e della salute in una idea di sviluppo sostenibile e innovativo dei territori irpini" il consigliere regionale Maurizio Petracca chiude definitivamente la porta alla realizzazione a Chianche del biodigestore supportato da verifiche tecniche effettuate anche dall'ingegnere Liliana Monaco, dirigente del settore servizi igiene ambientale a Benevento, e già dirigente della provincia di Avellino nei settori urbanistica e ambiente. All'incontro tenutosi a Palazzo Giordano hanno partecipato l'assessore comunale Salvatore Santangelo, il direttore generale dell'Asl Maria Morgante, Franco Mazza dell'associazione Salviamo la Valle del Sabato, Stefano Di Marzo presidente del consorzio di  Tutela dei vini d'Irpinia, l'agronomo Luca Branca, Michele Masuccio presidente CIA, il consigliere provinciale Gerardo Galdo, il dott. Giuseppe Bianchino consigliere dell'ordine dei medici. mazza 2

"Il comune di Chianche non si è dotato di un puc entro i termini previsti dalla legge. L'ultima proroga è scaduta a dicembre 2018,  il Pip non è vigente, quell'area è indicata come agricola e resterà tale" ha affermato l'ingegnere Liliana Monaco che ha indicato nelle aree industriali il luogo ideale dove insediare gli impianti "nel Ptcp c'è anche il censimento delle aree industriali. Sono innumerevoli gli opifici realizzati con fondi pubblici del post terremoto ed abbandonati. Possono essere riconvertiti e riutilizzati". Oltre 100 milioni di euro all'anno spesi in Campania per trasportare e lavorare la frazione organica fuori regione. Spese influenti sulla Tari oltre alla mancata ricaduta in termini occupazionali e di Montefusco  2ricchezza. Un doppio danno a cui il tecnico auspica si metta al più presto fine realizzando l'impiantistica. Nella ricognizione delle aree industriali l'ex dirigente della Provincia di Avellino ha individuato anche un impianto trattamento rifiuti chiuso "a Bisaccia c'è un'azienda fallita che trattava 30mila tonnellate l'anno con un impianto relativamente nuovo. Si potrebbe fare richiesta al tribunale fallimentare". Diversi anche gli opifici chiusi nelle zone Asi "sarebbero edifici pubblici, sempre insediamenti finanziati nel post terremoto". Ma sono due in realtà le aree al momento ritenute ancora più idonee "a Nusco c'è un'area di 50mila metri quadri, di cui 15 mila coperti nei pressi dell' ex Almerie. Inoltre in quell'area c'è già l'impiantistica di un privato". L'altra a San Mango sul Calore "ricadrebbe nel distretto della Zuegg che potrebbe servirsi della produzione del compost prodotto dal biodigestore per le sue produzioni". Soluzioni condivise anche dal consigliere regionale Petracca che aveva già indicato l'area del Calaggio, ideale anche per la vicinanza all'autostrada "ma l'ex Mulat è stata acquistata di recente e non è più possibile". Il biodigestore non è più un problema. "E' da tempo che abbiamo chiarito che in quell'area il Ptcp prevede un corridoio ambientale. La Regione ha preso atto ed anche ricordato che deve essere l'Ato rifiuti ad individuare le aree idonee dove collocare gli impianti come previsto dalla legge regionale sulla provincializzazione de rifiuti". Le aree industriali, come sempre ha ricordato, sono la collocazione più idonea "capannoni dismessi in aree Asi ce ne sono pochissimi e per di più Montefusco  1sono oggetto di contenziosi. Ma ci sono zone in cui si può investire. Concordo, Nusco e San Mango sono due aree idonee che anche nel mio lavoro di ricognizione avevo individuato. In Irpinia il 50% del territorio è fortunatamente occupato dalla produzione vitivinicola e mettere un impianto in un areale Docg è fuori discussione. Sappiamo che gli impianti servono, lo dice legge. Teora da solo non può farcela. Serve almeno un impianto per il trattamento della frazione organica. Noi abbiamo dato delle indicazioni ma è l'Ato che deve decidere tenendo presente le peculiarità del territorio ed il Ptcp".

Ultima modifica ilMercoledì, 06 Febbraio 2019 13:06

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