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  • Venerdì 26 Aprile 2019 - Aggiornato alle 05:58

Terra di Mezzo/ Finestra sulla storia e vestigia d'Irpinia: la chiesa di San Leonardo nella città di Avellino

  • di Paolo Matarazzo
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Terra di Mezzo/ Finestra sulla storia e vestigia d'Irpinia: la chiesa di San Leonardo nella città di Avellino

Tra gli intenti culturali della rubrica settimanale "Terra di Mezzo", la salvaguardia e la tutela dei beni artistici locali e provinciali, e della memoria storica in generale, è centro di particolare attenzione ed interesse, perchè si è della convinzione che il futuro privo della conservazione della memoria sia una prospettiva monca, poco umana, ove lo spirito di un popolo e di una comunità potrebbe smarrire per sempre il proprio aspetto identitario che lo rende unico ed irripetibile. Aprendo la finestra della storia locale avellinese lo sguardo si poggia sull'antica chiesa S.Leonardo, allocata sulla vecchia strada salernitana, al momento in fase di recupero e restauro di quel poco che si può salvare, recupero voluto fortemente e tenacemente dalla Diocesi di Avellino, guidata dal Vescovo Monsignor Arturo Aiello e da don Emilio Carbone, direttore dei Beni Culturali Diocesani. Si riporta di seguito la storia della chiesa, scritta dallo storico avellinese Armando Montefusco: " eretta nella prima metà del '700 con il titolo di S. Leonardo, è ciò che resta di un antichissimo omonimo borgo . Questo , in realtà, prese il nome dal priorato benedettino di S. Leonardo edificato in quel luogo agli inizi del sec. XII , quale dipendenza dall'Abazia della SS.Trinità di Cava dei Tirreni., una delle più antiche e prestigiose del Mezzogiorno d'Italia, che aveva numerosi interessi nella nostra regione. L'erezione del priorato avellinese era legato, principalmente, alla gestione degli interessi economici della casa madre: questo, probabilmente, spiega perchè i benedettini di S. Leonardo, non ebbero mai un grosso ascendente sulla nostra comunità.

Fino agli inizi del '700, il casale che sorse nelle pertinenze del priorato non ebbe un grosso sviluppo, ma fu solo un'appendice del più popoloso quartiere di S. Antonio Abate : nella famosa "Veduta settecentesca del Pacichelli", appena si distingue. In effetti fino al 1730 il vecchio borgo di S. Leonardo era popolato da soli 14 nuclei familiari. Nel catasto onciario del 1754 , imprevedibilmente, troviamo censiti ben 54 fuochi. Molto probabilmente a questo incremento dovette contribuire , casualmente , proprio la scomparsa del priorato benedettino. Infatti la serie di terremoti che si abbatterono sulla nostra città dalla fine del Seicento agli inizi del Settecento dovette minare profondamente le strutture del priorato di s.Leonardo, per cui la casa madre non ritenne più gestibile quella sua dipendenza , preferendo alienare i vecchi immobili destinati a civili abitazioni.Con la soppressione del priorato, scomparve anche l'antichissima chiesa di S. Leonardo: la piccola comunità così rimase priva di quello che per secoli aveva rappresentato un essenziale conforto spirituale ed un importante punto di riferimento. . Interprete di questo disagio fu principalmente il canonico Domenico Bernabo, appartenente ad una benestante famiglia avellinese, il quale acquistò dalla Badia di Cava un terreno poco distante dall'antico priorato con l'intento di edificare dalle fondamenta una nuova chiesa da dedicare al "glorioso S. Leonardo".Copia di Paolo Matarazzo Montefusco  2

Il terremoto del 1732 e le conseguenti contingenze economiche rallentarono la realizzazione dell'opera , per cui, solo nel 1736 , la chiesa poteva essere consacrata.. Essa era di modeste dimensioni (appena 30 palmi) , con una piccola sacrestia sul lato destro dell' ingresso e una campanella sul tetto. Nel 1757 l'altare venne impreziosito da un tela dell'artista avellinese D. Testa , dal titolo "Madonna della Potenza". Sulla parete di destra c'era una "Madonna delle Grazie", che il Muscetta attribuì alla bottega del Guarino (sec.XVII)".

Nella sua dignitosa modestia , la chiesetta riuscì a promuovere particolari espressioni di fede legate soprattutto al culto della "Madonna della Potenza", eletta a protettrice di quei borghi , che sviluppatisi nelle adiacenze del fiume, erano spesso soggetti ad inondazioni. Allo "scampato pericolo" seguivano messe di ringraziamento e feste popolari".

La storia termina qui ma non la sensibilità di chi vuol salvarla e concretamente tutelarla. A Loro va un sentito ringraziamento. 

Chiesasanleonardo

Ultima modifica ilDomenica, 14 Aprile 2019 10:46

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