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  • Venerdì 20 Ottobre 2017 - Aggiornato alle 19:51

Riprendiamoci la libertà anche in Irpinia: la violenza sulle donne è una sconfitta per tutti

Presidio della Cgil a Piazza Libertà, Coppola: la società civile risponde, la politica latita. Lomazzo e De Angelis: i centri antiviolenza funzionano, aumentano le richieste. No a depenalizzazione dello stalking, sì alla costituzione degli enti come parte civile ai processi

Riprendiamoci la libertà anche in Irpinia: la violenza sulle donne è una sconfitta per tutti

"La violenza sulle donne è una sconfitta per tutti". Questo lo slogan scelto dalla Cgil Avellino che, rispondendo all'appello nazionale, ha chiamato a raccolta uomini e donne in Piazza Libertà. Una mobilitazione diffusa in tutta Italia, quella organizzata dalla Cgil per chiedere agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell'ordine e al mondo della scuola un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell'assunzione di responsabilità di quello che, come raccontano le cronache quotidiane, sta diventando un vero e proprio dramma con cifre indegne di un paese civile.

«L'appello è semplice ed efficace, abbiamo chiesto al mondo della politica, della scuola, a tutti gli uomini e donne di essere insieme contro un massacro quotidiano. Parole chiare: la violenza sulle donne – spiega Antonella Coppola, responsabile pari opportunità della Cgil, è una sconfitta per tutti. Siamo in piazza non solo per denunciare quanto accade, ma per dire con forza no alla depenalizzazione di reati come lo stalking, e contro la narrativa comune che vede la vittima di stupro finire sotto processo dell'opinione pubblica. Sono tanti i cittadini semplici che hanno risposto al nostro appello, purtroppo mancano politici e amministratori che hanno gli strumenti per agire. Il vero problema è che siamo di fronte a numeri aberranti che restano sommersi, di donne picchiate, maltrattate, sfregiate che non denunciano».

Con la Cgil le consigliere di paritĂ  della Provincia, Antonietta De Angelis, e della Regione, Domenica Lomazzo.
«Parti sociali, istituzioni, forze dell'ordine devono fare squadra- spiega De Angelis- I centri antiviolenza del territorio funzionano bene nonostante le poche risorse a disposizione. Da due anni sono attivi sul territorio e registriamo un aumentano di denunce, e prima ancora, di donne che si rivolgono alle nostre strutture. Questo vuol dire che acquistano fiducia verso i centri che offrono assistenza psicologica, sociale e legale. Un accompagnamento per tutto il percorso di liberazione».

C'è ancora molto da fare sotto il profilo dell'informazione secondo Lomazzo: «i dati diffusi da Tito Boeri ci dicono che solo 150 donne hanno chiesto il congedo dal lavoro previsto per le vittime dal decreto legislativo del 2015 per partecipare a percorsi di contrasto al fenomeno della violenza. Vuol dire che poche donne sono a conoscenza di questo strumento di civiltà e che le campagne di informazione e sensibilizzazione non bastano mai. In Regione sto mettendo in cantiere su un territorio più ampio tutte le iniziative sperimentate in Irpinia. Puntiamo molto sulla costituzione di parte civile degli enti locali in tutti i processi penali in cui viene contestato il reato di violenza a danno di donne e bambini. Alcuni comuni, penso a Pontecagnano, già lo hanno fatto. Questo significa trasformare la violenza di genere da fatto privato a fatto collettivo, un modo per non far sentire sole le vittime, ma anche per dire con forza all'uomo reo che contro di lui troverà l'intera comunità. Ci vuole un lavoro corale da parte di tutti, società civile e istituzioni. Alla consapevolezza diffusa però, bisogna affiancare la richiesta unanime dell'applicazione delle norme e con forza bisogna dire no ad attenuanti, che troppo spesso hanno permesso al carnefice di tornare in azione. Nessun beneficio di legge può essere concesso a chi si sente padrone della vita e della morte di un altro essere umano solo perché donna».

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