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  • Martedì 12 Dicembre 2017 - Aggiornato alle 11:20

Una panchina rossa non è la soluzione, ma è il segnale che Avellino combatte la violenza di genere

Inaugurate le due sedute a centro città. Amministratrici, docenti, ed esponenti dell’associazionismo rispondono alle critiche: in questa città c’è chi sa solo demolire il lavoro altrui. Noi andiamo avanti, a piccoli passi, per restituire un mondo migliore alle nuove generazioni

Una panchina rossa non è la soluzione, ma è il segnale che Avellino combatte la violenza di genere

Anche Avellino ha la sua panchina rossa, anzi ne ha due. Questa mattina l'inaugurazione a via De Conciliis del simbolo della lotta per l'eliminazione della violenza di genere. A scoprire le due sedute ritinteggiate di rosso, le amministratrici donne del Comune di Avellino, guidate dal vicesindaco Maria Elena Iaverone, insieme al sindaco Paolo Foti, a Rita Nicastro del comitato "Ni una menos", la consigliera di parità della Provincia Antonella De Angelis, rappresentanti del mondo della scuola e dell'associazionismo.


"Per noi il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, è tutti i giorni. Non ci limitiamo certo ad una panchina rossa come qualcuno pensa. Queste panchine sono un simbolo, messo al centro della città per dire a tutte coloro che hanno subito e subiscono violenze, che non sono sole, che al loro fianco hanno una comunità, quella avellinese, pronta a sostenerle. La panchina – spiega Nicastro- non è un punto di arrivo, ma chiediamo rispetto. Siamo stanche dello sport più praticato in questa città: demolire sempre e comunque il lavoro altrui, senza però muovere un dito. Sappiamo di non aver cambiato il mondo con questa giornata, ma ci proviamo ogni minuto e a piccoli passi. Un lungo cammino inizia sempre così. Abbiamo lavorato tanto con i ragazzi nelle scuole, perché è da loro che partirà il cambiamento culturale che un giorno non vedrà più nessuno restare vittima della violenza di genere. Dedichiamo questa giornata alle ventisei giovani donne nigeriane arrivate senza vita al porto di Salerno. Sono sepolte qui, a quattro passi da noi, dopo aver vissuto la loro breve esistenza subendo violenze di ogni tipo. Il mondo degli adulti deve farsi carico delle nuove generazioni, della loro educazione e cultura, è nostro obbligo cercare di sognare e preparare per loro, un futuro migliore. Una panchina per dire a coloro che non ci sono più, che la nostra battaglia continua anche per loro. Un invito a sedersi tutte e tutti insieme, per compiere passi verso un mondo migliore. Anche in una città come Avellino, si può credere. Siamo coscienti dei nostri diritti e delle battaglie che ci aspettano ancora: la prima è ottenere, come previsto dalla legge, il terzo consultorio».
All'inaugurazione della seconda panchina, hanno partecipato gli studenti del liceo scientifico "Mancini" protagonisti di un percorso di formazione ed informazione sulla violenza di genere.

Progetto senza titolo 60

Ultima modifica ilSabato, 25 Novembre 2017 19:56

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