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  • Mercoledì 25 Aprile 2018 - Aggiornato alle 18:10

‘A vuò finì: il collettivo “Sui generis” racconta la campagna contro le molestie sessuali

Quattro studentesse lanciano l’iniziativa all’indomani del caso di una loro coetanea abusata da un professore. Cartelli in dialetto avellinese appesi in diversi punti della città per sensibilizzare la collettività sulle questioni di genere

‘A vuò finì: il collettivo “Sui generis” racconta la campagna contro le molestie sessuali

Un caso di molestie in una scuola e un gruppo di liceali attive sulle tematiche di genere che decide di smuovere le acque e gridare a tutti gli uomini molestatori, con una singolare campagna di comunicazione, 'A vuo' finì.
A portare avanti sui canali social e per strada con cartelli affissi nei luoghi in cui è più facile incrociare sguardi ossessivi o essere oggetto di veri e propri atti molesti, il collettivo "Sui generis", attivo da ottobre scorso e nato grazie all'impegno di Maria Pia, Agata, Elisabetta e Sara, quattro liceali che hanno avvertito l'esigenza di aprire un dibattito nuovo ad Avellino sulle questioni di genere. Una ventata di aria fresca, a tratti un po' pop ma mai superficiale.

«Abbiamo innanzitutto cercato di informarci per poter poi, a nostra volta, informare gli altri in modo originale, liberandoci insieme da falsi moralismi e meccanismi patriarcali. Abbiamo iniziato la nostra attività aprendo un profilo Instagram e una pagina Facebook, poi abbiamo cominciato a riunirci e a discutere, più o meno mensilmente, sulle questioni a noi più vicine. Col passare del tempo, i nostri incontri che abbiamo chiamato "Bacco, tabacco e Venere" hanno raccolto sempre maggiori adesioni» racconta MariaPia. «Il collettivo- aggiunge- è composto sia da ragazze che da ragazzi, stiamo riuscendo a coinvolgere parecchi maschi perché le questioni di genere toccano tutti. Anche loro si rendono conto dell'esigenza di sradicare gli stereotipi della cultura dominante che ingabbia la donna nel ruolo di preda o oggetto sessuale di cui poter abusare in forme diverse».

Quattro giovani donne che, di fronte all'ennesimo caso di molestie subite e denunciate da una loro coetanea oggetto di pedinamenti, palpeggiamenti e violenze da parte di un professore della sua scuola, poi arrestato, hanno deciso di non far cadere nel dimenticatoio la vicenda e far partire la campagna 'A vuo' finì. «Un'iniziativa portata avanti insieme all'Unione degli Studenti, per sensibilizzare Avellino dopo il caso di cronaca che ha riguardato una studentessa come noi. Non l'unico purtroppo che registriamo, ma emblematico perché maturato all'intero delle mura di una scuola. L'esigenza è quella di parlare e di dire no ad ogni tipo di molestia. Il nostro è un grido all'avellinese, non a caso abbiamo utilizzato il nostro dialetto, per sottolineare come nessun essere umano sia legittimato ad usurpare il corpo e la libertà altrui. Un modo anche di sfogarsi per tutte le volte che una donna ha avuto paura di camminare da sola in strada, per il cat calling, cioè i commenti e i fischi degli uomini, a cui ognuna di noi è quotidianamente sottoposta, per tutte le volte che ci hanno fatto sentire a disagio del nostro corpo, per quegli sguardi molesti che subiamo come fosse normalità. Una campagna che dovrebbe diventare virale per costruire una consapevolezza diffusa anche in una città piccola come Avellino- prosegue Maria Pia- abbiamo affisso un cartello diverso per ogni luogo in cui solitamente è più facile incappare in un guardone o in un molestatore, come ad esempio la fermata di un pullman o i luoghi di ritrovo dei ragazzi».

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