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Caro Florio, l'arroganza non è una virtù - di Aldo D'Andrea Pur nella sua lontananza istituzionale però, la Regione non ha evitato di inviare in Irpinia grigi burocrati, ossequienti interpreti dei disegni regressivi concepiti per marginalizzare e desertificare il nostro territorio; il Direttore generale dell’ASL Av ne è un esempio. La chiusura degli Ospedali e il licenziamento del personale sono i due lati della stessa medaglia di cui l’Ing. Florio, Direttore generale dell’Asl Av, può con sua “soddisfazione” fregiarsi. Ha ubbidito. Non ha disatteso i compiti che la giunta regionale gli ha affidato, ed oggi, forte dell’appoggio napoletano, può tranquillamente assumere panni di tracotanza e di supponenza verso chi reclama diritti e lavoro, aspira ad una vita di dignità, o sogna un futuro di stabilità economica, sia pure modesto. No, il tetragono Ing. Florio si mostra risoluto nella cruda durezza delle sue scelte privative; deve compiere fino in fondo la missione affidatagli di rispettare i criteri attuativi della marginalizzazione riservata all’Irpinia, e allora anche il licenziamento, o la non riconferma, dei 17 lavoratori precari risponde bene a questa logica regressiva. Altrove, in Campania, tutti i precari ASL sono stati prorogati; ad Avellino vi è l’eccezione negativa. I motivi della scelta dell’Ing. Florio? Forse è perché, in genere, i grigi burocrati si muovono nell’entusiasmo di voler sempre apparire “più realisti del re”. Doveva distinguersi agli occhi della giunta regionale, e lo ha fatto, senza peraltro, probabilmente, che nessuna richiesta di questo tipo gli sia stata fatta, visto che in tutte le altre ASL della Campania, i Direttori Generali hanno prorogato lavoratori di identico profilo. Allora, in conseguenza di ciò che ha inteso fare, e a volergli concedere una logica e non puro malanimo, l’Ing. Florio avrà operato seguendo criteri di legittimità amministrativa, sia pure al volgo sconosciuto. E ad interpretazione della sua decisione, ne vengono questi quesiti: o i 17 giovani, ex giovani ormai, sono stati impiegati finora dall’ASL inopportunamente e senza necessità aziendali continuativamente per 6-7 anni, e dunque questo potrebbe diventare materia di approfondimento giudiziario per sperpero di denaro pubblico, oppure che ve ne sia stata utilità e convenienza dell’ASL, sulla base di una pianta organica aziendale, con relativi calcoli dei carichi di lavoro. Se la questione, e se ne può essere certi, non dovesse risolversi nella prima ipotesi, e cioè quella della inutilità della loro messa in servizio ma interessare la seconda, allora occorrerà sapere dal Direttore Generale se la decisione che ha assunto della loro non riconferma, è successiva ad una variazione della pianta organica e rivisitazione dei carichi di lavoro riguardanti i dipendenti, o no; una precisazione questa che di sicuro almeno l’Assessorato della Sanità campana ha il dovere di fare, viste le non risposte e la spocchia ingiustificata del suo “misso dominici” all’Asl, Ing. Florio. Che sia chiaro una volta per tutte a quanti ritengono che l’arroganza sia virtù, il concetto di cittadino è diverso da quello di suddito, e pertanto le decisioni che un Direttore può assumere, oltre che derivare in parte da criteri discrezionali, debbono scaturire da logiche di strategie che non entrino in urto con norme e regolamenti generali. Si sappia bene, e si sappia pure che maramaldeggiare con i soggetti deboli, specie in periodi di difficoltà come questi attuali, non è indice di intelligenza; le protervie non pagano mai. di Aldo D'Andrea, esponente IdV (venerdì 10 agosto 2012 alle 18.58)
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