Caro Florio, l'arroganza non è una virtù - di Aldo D'Andrea
* precari*Se qualcuno ancora può illudersi che la “decrescita” delle società industriali possa essere una scelta culturale preferibile, opposta alla espansione, può ritenersi accontentato. E non certo perché la si è programmata; la decrescita è semplicemente il prodotto della grave recessione nella quale l’Italia si trova avvitata. Di fronte ad eventi simili, allora, succede che i Governi nazionali hanno il dovere di agire per limitare i danni; così come necessita che pure a livello periferico gli enti Regione e Provincia si adoperino per lenire e limitare le sofferenze delle persone e delle famiglie. O almeno si dovrebbe. Per restare ai vissuti sconquassi nostrani, campani ed irpini, giorno dopo giorno osserviamo che si allunga la lista delle “doleance”, cui, oltre alle oggettive difficoltà derivanti dalle scelte sbagliate del governo Monti, si sommano quelle della giunta Caldoro. Il nostro Governatore, bontà sua, per l’Irpinia si limita a concepire la politica delle inaugurazione delle “rotonde”, piuttosto che indaffararsi per le tutele del tessuto economico e dei diritti dei ceti deboli. La nostra Provincia, marginalizzata e vittima del cosiddetto napolicentrismo, sta subendo da tempo privazioni e sottrazioni, coerenti con la strategia che questa giunta regionale indefessamente persegue.
Pur nella sua lontananza istituzionale però, la Regione non ha evitato di inviare in Irpinia grigi burocrati, ossequienti interpreti dei disegni regressivi concepiti per marginalizzare e desertificare il nostro territorio; il Direttore generale dell’ASL Av ne è un esempio. La chiusura degli Ospedali e il licenziamento del personale sono i due lati della stessa medaglia di cui l’Ing. Florio, Direttore generale dell’Asl Av, può con sua “soddisfazione” fregiarsi. Ha ubbidito. Non ha disatteso i compiti che la giunta regionale gli ha affidato, ed oggi, forte dell’appoggio napoletano, può tranquillamente assumere panni di tracotanza e di supponenza verso chi reclama diritti e lavoro, aspira ad una vita di dignità, o sogna un futuro di stabilità economica, sia pure modesto. No, il tetragono Ing. Florio si mostra risoluto nella cruda durezza delle sue scelte privative; deve compiere fino in fondo la missione affidatagli di rispettare i criteri attuativi della marginalizzazione riservata all’Irpinia, e allora anche il licenziamento, o la non riconferma, dei 17 lavoratori precari risponde bene a questa logica regressiva. Altrove, in Campania, tutti i precari ASL sono stati prorogati; ad Avellino vi è l’eccezione negativa. I motivi della scelta dell’Ing. Florio? Forse è perché, in genere, i grigi burocrati si muovono nell’entusiasmo di voler sempre apparire “più realisti del re”. Doveva distinguersi agli occhi della giunta regionale, e lo ha fatto, senza peraltro, probabilmente, che nessuna richiesta di questo tipo gli sia stata fatta, visto che in tutte le altre ASL della Campania, i Direttori Generali hanno prorogato lavoratori di identico profilo. Allora, in conseguenza di ciò che ha inteso fare, e a volergli concedere una logica e non puro malanimo, l’Ing. Florio avrà operato seguendo criteri di legittimità amministrativa, sia pure al volgo sconosciuto. E ad interpretazione della sua decisione, ne vengono questi quesiti: o i 17 giovani, ex giovani ormai, sono stati impiegati finora dall’ASL inopportunamente e senza necessità aziendali continuativamente per 6-7 anni, e dunque questo potrebbe diventare materia di approfondimento giudiziario per sperpero di denaro pubblico, oppure che ve ne sia stata utilità e convenienza dell’ASL, sulla base di una pianta organica aziendale, con relativi calcoli dei carichi di lavoro. Se la questione, e se ne può essere certi, non dovesse risolversi nella prima ipotesi, e cioè quella della inutilità della loro messa in servizio ma interessare la seconda, allora occorrerà sapere dal Direttore Generale se la decisione che ha assunto della loro non riconferma, è successiva ad una variazione della pianta organica e rivisitazione dei carichi di lavoro riguardanti i dipendenti, o no; una precisazione questa che di sicuro almeno l’Assessorato della Sanità campana ha il dovere di fare, viste le non risposte e la spocchia ingiustificata del suo “misso dominici” all’Asl, Ing. Florio.
Che sia chiaro una volta per tutte a quanti ritengono che l’arroganza sia virtù, il concetto di cittadino è diverso da quello di suddito, e pertanto le decisioni che un Direttore può assumere, oltre che derivare in parte da criteri discrezionali, debbono scaturire da logiche di strategie che non entrino in urto con norme e regolamenti generali. Si sappia bene, e si sappia pure che maramaldeggiare con i soggetti deboli, specie in periodi di difficoltà come questi attuali, non è indice di intelligenza; le protervie non pagano mai.

di Aldo D'Andrea, esponente IdV
(venerdì 10 agosto 2012 alle 18.58)
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