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  • Lunedì 21 Maggio 2018 - Aggiornato alle 14:49

Aias: la forza di Simona, i diritti dei lavoratori, l'assenza e le responsabilitĂ  della politica

Pazienti, genitori e dipendenti della Onlus fianco a fianco per una battaglia di civiltĂ  e diritti. Preoccupati per l'oggi ed il domani: "abbiamo subito pressioni, siamo arrivati al limite. La politica ci deve delle risposte, ma non abbiamo visto nessuno"

Aias: la forza di Simona, i diritti dei lavoratori, l'assenza e le responsabilità della politica

Simona ha manifestato davanti ai cancelli dell'Aias Avellino dove si reca periodicamente per sottoporsi alle cure di cui ha bisogno. Simona, insieme a buona parte dei dipendenti senza stipendio da 7 mesi e senza alcuna prospettiva chiara per il futuro, nonostante il freddo, era lì sulla sua carrozzina, consapevole che questa volta doveva dare in prima persona sostegno e aiuto a chi si prende cura di lei. I fisioterapisti che abitualmente l'assistono la tengono per mano, l'impressione è che siano loro a cercarla. Lei stringe forte per dargli forza, si agita, e nonostante la sofferenza regala sorrisi  preziosi in queste giornate amare. Simona è una ragazza solare a cui il destino ha riservato una strada in salita. La stessa che percorrono Anna, Maria, Roberta, Nicola, Generoso. Lei e' uno dei circa 700 pazienti in cura presso le strutture irpine dell'associazione che si occupa di fisioterapia ai disabili in provincia di Avellino, che ora chiedono il rispetto dei loro diritti e di chi li assiste. I lavoratori dell'Aias sono la loro seconda famiglia. Pensare che qualcuno abbia lucrato sulle loro spalle, causando disservizi, provoca solo rabbia.

Aias noi con loro 14"Queste persone hanno sempre fatto il loro dovere di operatori e fisioterapisti. Mia figlia è sempre stata bene. E' vero ci sono altre strutture, ma abbiamo scelto questa perché la riteniamo idonea per le nostre esigenze e per l'alta capacità dei dipendenti. Sono professionisti che hanno lavorato, lavorano, e devono essere pagati il prima possibile" dice la mamma di Simona davanti i cancelli di via Morelli e Silvati, anche lei al fianco dei lavoratori che oggi, dopo trenta anni di fatica, sono obbligati a pagare per colpe altrui.

Era già da tempo che le cose all'Aias non andavano bene: le denunce di sindacato e lavoratori lo dimostrano. Poi è arrivata la bufera giudiziaria, otto indagati tra cui il presidente Gerardo Bilotta e Annamaria Scarinzi presidente dell'associazione "Noi con Loro", moglie dell'ex presidente del Consiglio Ciriaco De Mita.

Aias noi con loro 8Oltre 5 milioni di euro di debiti accumulati solo verso l'erario, i contributi dei 100 dipendenti non versati da anni, soldi sottratti attraverso aziende di comodo, questa la tesi della Procura avellinese. Contratti trasformati da full time in part time, otto mensilità arretrate e l'accreditamento al servizio sanitario provvisorio dal 2013 sotto la lente di ingrandimento dei magistrati. Oggi l'Aias è stata ridotta a questo, commissariata dopo le dimissioni del presidente. E i lavoratori sono terrorizzati "ci aspettavamo risposte immediate dai commissari, non ne hanno e non vogliono interessare i vertici Aias nazionale. Sulle mensilità arretrate non ci è stata data alcuna risposta come per gli stipendi futuri. I debiti accumulati sono tanti, senza accreditamento non c'è futuro". Dicono preoccupati. Dal tavolo in Prefettura a cui ha partecipato il segretario Fp Cgil Marco D'Acunto, giunto al termine dei due giorni di sciopero, un briciolo di speranza. Il Prefetto Maria Tirone si è interessata nuovamente della vicenda, incontrerà l'Asl Avellino per tentare di sbloccare almeno tre mensilità.

Ma dalle voci dei diretti interessati  si percepisce l'amarezza per il declino di una struttura che era il fiore all'occhiello della riabilitazione, specializzata nell'assistenza ai malati spastici "dal 2008 la piscina è stata chiusa. Il parcheggio riservato ai pazienti è diventato ad uso privato e non consente a chi ne ha bisogno di poterne usufruire. Da tre anni sono stati introdotti i contratti di solidarietĂ . Ci hanno fatto firmare contratti part time mentre ad altri colleghi allargavano l'orario di lavoro". Problemi sottaciuti fino allo scoppio dello scandalo giudiziario "tra noi si parlava. Qualcuno ha provato anche a lamentarsi, ma eravamo in pochi e abbiamo avuto paura di perdere il posto di lavoro. Ci dicevano addirittura che dalle nostre scelte dipendevano le sorti della struttura. Abbiamo continuato a lavorare senza ricevere lo stipendio". Pian piano il racconto diventa sempre piĂą uno sfogo "non è facile lavorare in un ambiente di lavoro dove si subiscono pressioni. Abbiamo fatto il possibile, adesso però siamo arrivati al limite".

Otto mensilitĂ  arretrate e un domani senza risposte "non sappiamo cosa rispondere quando pensiamo al futuro. Abbiamo lavorato, siamo senza stipendio e senza pensione. I debiti accumulati sono i nostri contributi. Ma questa è una struttura pubblica, convenzionata, finanziata con soldi pubblici: si deve trovare una soluzione". L'amarezza si mischia al senso di solitudine umana "non abbiamo ricevuto alcun attestato dalla cittadinanza, eccezione fatta per i nostri pazienti e le loro famiglie. Eppure questa struttura è fondamentale, ogni giorno siamo vicini a persone che hanno bisogno di aiuto". Solitudine che si trasforma in rabbia quando si parla di politica, totalmente assente "si conosce bene chi c'è dietro questa struttura. Ma non abbiamo ricevuto sostegno da alcun partito. Siamo sfiduciati completamente della politica, non risponde alle esigenze dei lavoratori e dei cittadini. Siamo in una democrazia rappresentativa, ma chi ci rappresenta in questo momento? Noi abbiamo bisogno di risposte, è inutile che vengono a fare passerelle elettorali. Voti non ne riceverĂ  nessuno". 

Quella dell'Aias è una battaglia di diritti e civiltà. Lo ha capito Simona, a lei e ai suoi terapisti, la "politica", intesa come istituzioni, deve una rispsta definitiva.

Ultima modifica ilMercoledì, 31 Gennaio 2018 12:44

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