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  • Sabato 27 Maggio 2017 - Aggiornato alle 08:20

Primarie da rivedere, Bersani: «Bassolino contro il Pd? Spero di no ma...»

A Nusco il confronto tra l'ex ministro, De Mita e Quagliariello sulla crisi della democrazia rappresentativa

La democrazia rappresentativa, la sua crisi e il suo futuro. Questo il tema al centro del confronto che si è svolto nel pomeriggio a Nusco, presso il Palazzo Vescovile, promosso dalla scuola di Alti Studi Politici legata all'Università Suor Orsola Benincasa. Moderati dall'ex presidente del consiglio Ciriaco De Mita, si sono confrontati Pier Luigi Bersani e Gaetano Quagliariello.

Naturalmente, c'è stato spazio anche per qualche considerazione sui recenti accadimenti politici, a partire dalle primarie per la scelta del candidato sindaco del centrosinistra nella città di Napoli che si sono svolte domenica scorsa e stanno alimentando un dibattito fatto di veleni e accuse.

«Le primarie –afferma Bersani- vanno assolutamente regolamentate e messe in sicurezza. Negli anni scorsi ho provato a farlo ma non ho mai trovato intorno a me una maggioranza su questo». A chi gli chiede un parere sulla possibile corsa solitaria di Antonio Bassolino, magari alla guida di una compagine civica contrapposta a quella del Pd, Bersani risponde secco: «Spero ovviamente si possa giungere ad una ricomposizione, ma vista la situazione, trovo che sia davvero difficile».

De Mita 8Sulla questione è intervenuto anche Quagliariello: «Gli eventi di Napoli, ma anche di Roma, -afferma- rientrano nel quadro della crisi della democrazia rappresentativa. Le primarie non sono un appuntamento privato interno ad un partito. Se vengono fatte male, allora fanno male anche alla democrazia e al Paese».

Al centro del dibattito, però, c'è stata soprattutto la ricostruzione degli avvenimenti storici, e del pensiero che li ha accompagnati, che hanno portato alla odierna crisi della democrazia rappresentativa. De Mita è partito dalla rivoluzione francese, dal «riconoscimento dei diritti degli individui», per giungere fino al bipolarismo italiano odierno «che vede da una parte chi si lamenta e dall'altra le tradizioni democratiche del Paese, seppur appannate».
Quagliariello, invece, muovendo dalla nascita della democrazia rappresentativa nei Paesi anglosassoni, «ben prima della rivoluzione francese», ha attraversato i secoli per giungere alla nascita dei partiti moderni «frutto di un compromesso tra la figura del leader e quella dell'organizzatore». «La politica –afferma Quagliariello- non si fa senza una leadership, ma è necessario avere una comunità di riferimento. In caso contrario tutto diventa effimero ed è destinato a finire».

Di qui il ragionamento si è spostato sull'attuale quadro politico italiano e il pensiero di Quagliariello si è incrociato con quello di Bersani. Al centro una analisi critica dell'esperienza di governo, «un Governo –dice Quagliariello- nato per rispondere ad una condizione di emergenza, con tre obiettivi: portare il Paese fuori dalla crisi, scrivere le regole e consentire il rinnovamento delle culture politiche di riferimento. A metà del mandato, però, il bilancio è sconfortante su tutti i fronti».

L'ex segretario democrat ha condiviso l'analisi, lanciando stoccate al Governo «che non può basare la propria politica solo sulla comunicazione. La comunicazione –dichiara- sta alla politica come la finanza sta all'economia reale. Si tratta di questioni che camminano insieme ma che non possono sovrapporsi».

Ultima modifica ilGiovedì, 10 Marzo 2016 19:37

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