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  • Mercoledì 23 Agosto 2017 - Aggiornato alle 04:13

La città e le elezioni: druidi e pozioni magiche all'orizzonte. E i partiti? Non pervenuti

Da settembre entrerà nel vivo una lunghissima campagna elettorale: prima il Parlamento poi il Comune. E nel frattempo la patria dell'acqua è senz'acqua...

La città e le elezioni: druidi e pozioni magiche all'orizzonte. E i partiti? Non pervenuti

E' finanche banale affermare che le vacanze, indipendentemente dal fatto che siano brevi o lunghe, vanno godute fino in fondo. Nel nostro caso, però, è opportuno ribadirlo perché quando le vacanze saranno terminate, diciamo a settembre, ci troveremo di fronte la "gestazione" di una campagna elettorale destinata a non darci tregua. Nove mesi, fino a giugno prossimo, durante i quali saremo chiamati ad eleggere, a distanza di due o tre mesi, prima i nostri rappresentanti in Parlamento e poi quelli della città. Benché l'appuntamento con le Politiche sia posizionato prima di quello delle Amministrative, è quest'ultimo, però, ad aver già acceso il dibattito fuori e dentro le forze politiche.

E già si vedono in lontananza i fumi che escono dai pentoloni dove improbabili e stagionati druidi stanno facendo bollire, novelli Panoramix (ricordate il vecchio druido che preparava la pozione magica per Asterix e Obelix?), le pozioni con le quali si risolveranno tutti i problemi della città. Per ora scorgiamo i fumi, più in là ne sentiremo anche l'odore (o il fetore, dipenderà dagli ingredienti e, soprattutto, dal metodo di cottura) e vedremo anche moltiplicarsi le presenze attorno ad ogni druido che si circonderà di assistenti e consiglieri. E' questo l'aspetto che ci preoccupa di più. Perché, trasferendoci dalla metafora alla realtà, il rischio di un ulteriore scadimento della qualità del consesso cittadino è concreto.

Come risolvere il problema? Sarebbe compito dei partiti, se ci fossero, formare una classe dirigente e prepararla a rappresentare il proprio territorio a tutti i livelli, ma, da tempo non è più così. Qualcuno potrebbe giudicare eccessivo o fuori dal tempo il ritorno alla stagione delle "Frattocchie", sicuramente, però, è intollerabile la progressiva deregulation nella scelta dei candidati il cui solo criterio è diventato, da un bel po' di tempo a questa parte, la garanzia di poter disporre unicamente di un bel pacchetto di voti.

Non basta, perché i risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma chi si accorge del problema? Può farlo un partito, il più grande, dilaniato da faide interne, che non sa ancora quando e come celebrerà il suo congresso? O un movimento che sui territori non sfonda e che, in questi cinque anni, avrebbe dovuto farsi sentire in ben altro modo? E nemmeno si può pensare che lo possa fare una forza politica che non è più quella degli anni d'oro e sulla quale diventa anche difficile fare previsioni di consistenza. Sicuramente potrebbero riuscirci i partiti più piccoli, quelli della sinistra, costruendo liste e proposte di qualità, ma avrebbero comunque bisogno di allearsi con una delle forze politiche più grandi e sul mix che potrebbe venirne fuori non ci sentiamo di garantire. Spunta allora il civismo a salvare capra e cavoli, ma, diciamocela tutta, sarebbe una roba molto "paesana".

Quella che è la regola nelle piccole comunità non lo può diventare nella città capoluogo. sarebbe una sconfitta per la politica e per i partiti. Intendiamoci: le buone pratiche amministrative prescindono dai simboli di partito, ma rassegnarsi fin da ora all'incapacità di questi ultimi è molto molto grave.

Vedremo quello che accadrà nei prossimi mesi, per ora dobbiamo "difenderci" dal caldo. Ma non con l'acqua. Eh si, il più grande bacino idrico del Mezzogiorno costretto a razionalizzare la distribuzione della risorsa perché, ad ogni estate, si ripresenta il solito problema: l'acqua non basta per tutti. Incredibile, ma vero. La Puglia dovrebbe restituirne (o prelevarne) un po' meno, ma non lo fa, la Regione Campania dovrebbe finanziare un progetto (la terza pompa di Cassano) che aiuterebbe anche ad abbattere il costo dell'energia, ma siamo fermi, e non da oggi, alle rassicurazioni e ad impegno generico che non si è mai tradotto nell'erogazione del finanziamento. Questioni ataviche che resistono al cambio di colore politico dei governi e che si aggiungono alla vetustà delle reti alle quali non basta più l'opera di rattoppo, pressoché continuo, portata avanti dai Comuni soci e dell'Alto Calore Servizi. Niente acqua nella patria dell'acqua, è il triste paradosso di questo pezzo di Campania, della Regione del "mai più ultimi". Forse, ed è il caso anche della sanità, l'abbiamo presa troppo alla lettera questa frase al punto che, in qualche classifica, non siamo più ultimi è vero. Non ci siamo e basta. Vedremo mai la soluzione?

Più che sperarlo dobbiamo pretenderlo, altrimenti staremo sempre a dire le stesse cose, ascoltare le solite promesse, affidandoci, nella paurosa indifferenza che ci avvolge sempre più, alla miracolosa pozione del druido di turno.

Ultima modifica ilDomenica, 18 Giugno 2017 10:30

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