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  • Lunedì 23 Ottobre 2017 - Aggiornato alle 08:18

Pd, Famiglietti: “Commissariamento conseguenza del doppiogiochismo tra i renziani irpini. Ad Ermini l’augurio di un buon lavoro

Il parlamentare commenta la decisione del Nazareno e chiarisce: “da questa vicenda usciamo tutti sconfitti. La cosa più grave? Atteggiamenti ambigui di chi nel viaggio Roma-Avellino ha dimenticato gli impegni presi”

Pd, Famiglietti: “Commissariamento conseguenza del doppiogiochismo tra i renziani irpini. Ad Ermini l’augurio di un buon lavoro

«Dopo quanto accaduto, il commissariamento era inevitabile. Da questa vicenda nessuno esce vincitore, soprattutto chi ha fatto della poca chiarezza l'arte del prender tempo per ostacolare lo svolgimento di un congresso stabilito dal Pd nazionale». Il parlamentare irpino del Pd Luigi Famiglietti, che nell'ultimo anno e mezzo insieme alla collega Valentina Paris, alla presidente del consiglio regionale Rosa D'Amelio e all'ex senatore Enzo De Luca, ha partecipato al direttorio che avrebbe dovuto portare la federazione provinciale ad un congresso, commenta la decisione romana di inviare un commissario ad hoc, l'onorevole David Ermini.

Non c'era altra soluzione dall'esentare il gruppo dirigente provinciale dal lavoro di riorganizzazione del partito?
«Un passaggio inevitabile che ormai era nell'aria da più di qualche giorno. Avellino rientrava tra le federazioni provinciali che avrebbero dovuto fare il congressi. Sono stati fatti due tesseramenti, quello 2015 e quello 2016, che avrebbero dovuto portare ad un rinnovo dei gruppi dirigenti. Noi reggenti della federazione, insieme alla segreteria regionale, avevamo individuato la data del 23 luglio. Il resto è storia: si è posta come condizione per la celebrazione del congresso il recupero dei tesserati on line dell'ultimo minuto, quelli che non avevano fatto parte della platea congressuale nazionale. E' iniziata così la guerra dei ricorsi che ha fatto saltare la data. Quel che è più grave è che, all'indomani dell'ennesima riunione tenuta a Roma, in cui si era deciso di spostare il congresso al dieci settembre chiudendo i termini per la presentazione delle candidature al 30 luglio, non si è rispettata neanche questa ennesima decisione».

Quello ufficializzato ieri dal Nazareno è un commissariamento per il congresso, ma a leggere le motivazioni ufficiali (clicca qui) sembrerebbe più un commissariamento politico.

«Di fatto lo è. Basti pensare che il direttorio per mesi non si è neanche riunito in forma ufficiale per affrontare il discorso. Questo denota ancora di più quanto fosse urgente e necessario celebrare un congresso a regole chiare e restituire una guida ai democratici irpini. Purtroppo si è distolta l'attenzione dal vero obiettivo, il bene del partito».

L'attenzione è stata distolta dai giochi di forza e i riposizionamenti tutti interni ad un'unica area, quella che fa riferimento a Renzi. Il congresso è stato dunque sacrificato dai renziani?

«Il problema è sicuramente tutto all'interno dell'ara Renzi. O meglio, tra coloro che nel tempo hanno deciso di appoggiare questa linea, senza però praticare alcuna discontinuità rispetto al passato: i metodi utilizzati in questa fase vengono da lontano. Ridurre un congresso provinciale alla conta delle tessere, ai ricorsi incrociati, alle alleanze a tempo per ritrovare nuovi posizionamenti in vista delle prossime scadenze elettorali, significa scegliere di non restituire credibilità agli occhi degli elettori, dei tesserati e dei cittadini. Ritengo che Roma abbia deciso di dare una scossa nel tentativo di responsabilizzare maggiormente tutti, per fare in modo che il Pd anche in Irpinia torni in carreggiata e ricominci a fare politica affrontando le questioni del territorio e della comunità».
Chi è esce sconfitto da questa vicenda?
«Sconfitti usciamo tutti, nessuno vittorioso. Ci si era posti un obiettivo e non siamo riusciti a portarlo a termine, a differenza ad esempio di Messina, altra federazione nelle nostre condizioni, che il 28 luglio ha celebrato il suo congresso straordinario».

Quanto ha influito in questa vicenda il massiccio tesseramento on line last minute?
«Molto, e spero che Ermini riesca a fare chiarezza anche su questo e capire chi e per conto di chi ha fatto quelle tessere. Ma anche in questo caso, la cosa più grave, è non aver mantenuto gli impegni presi con il partito nazionale. Una volta riconsiderate le on line, si era concordato che bisognava verificarne l'effettiva veridicità. Si era deciso insomma di verificare l'esistenza di questi tesserati presso la federazione, poi tornarti ad Avellino la commissione provinciale ha deciso diversamente, e cioè di far fare questo lavoro ai circoli. Già Guerini aveva fatto quest'operazione per determinare la platea provinciale al congresso nazionale, ammettendone cinquecento. Sul caso, a destabilizzare ancora di più la situazione, è intervenuta anche la nota del responsabile organizzazione nazionale Rossi che ha riaperto la possibilità di ammetterle, ovviamente previa verifica come detto. Insomma alla luce di tutto quello che è successo, è evidente che non tutti, al di là delle dichiarazioni ufficiali, erano interessati a celebrare il congresso. C'è stato doppiogiochismo ed ambiguità da parte di qualche esponente del partito, non tutti sono stati chiari. Alimentare ulteriori polemiche adesso però non serve a nulla: condivido la scelta del partito e so che Ermini è la persona giusta, visto il buon lavoro che ha condotto in Liguria. Toccherà a lui valutare le condizioni in cui versa il partito e come uscire dall'impasse. A noi tutti non resta che fare ammenda e capire in che modo dare una mano».

Che ruolo ha avuto in questa fase la segreteria regionale?
«Ha cercato di accompagnarci nel percorso come chiesto dal nazionale, ma per quanto riguarda il congresso non ha fatto altro che registrare la data proposta dal direttorio, quella del 23 luglio. D'altronde la direzione nazionale già a febbraio aveva individuato Avellino tra le federazioni che potevano andare a congresso. Tutto quello che è accaduto dopo, è noto. Evidentemente non tutti erano convinti e si sono consumati passaggi poco chiari, perché è oggettivo che a Roma si concordava una cosa, e poi in commissione provinciale se ne facevano altre. Il Nazareno altro non poteva fare che commissariarci».

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