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  • Martedì 13 Novembre 2018 - Aggiornato alle 20:56

Comune e dimissioni, quel gesto nobile che fa paura al sindaco e al Pd diviso

Sindaco senza numeri ma deciso ad andare avanti, il resto, anzi il Pd oltre a Davvero Avellino, poco propensi a staccare la spina: il conto arriverà alla città

Comune e dimissioni, quel gesto nobile che fa paura al sindaco e al Pd diviso

Se lo scenario che sta emergendo in queste ore diventasse realtà, prima alla prova dell'aula e, soprattutto dopo, per quelle che dovrebbero essere le decisioni conseguenti, il Comune di Avellino sarebbe il primo caso in Italia di un ente locale dove non c'è né maggioranza né opposizione (almeno quella intesa nel senso più classico del termine). A Palazzo di Città si vive la surreale situazione di un sindaco che non ha i numeri per governare ed una opposizione che, invece, i numeri per staccare la spina li avrebbe ma non lo fa (Popolari, Mai Più, Arace e Preziosi sono pronti, in realtà si tratta del Pd, oltre a "Davvero Avellino", i cui sei voti sono necessari), vuoi per paura (leggi scoppola alle prossime amministrative) vuoi per calcolo (ci sono le provinciali tra qualche settimana ed è meglio mettere la bandierina a Palazzo Caracciolo, poi si vedrà). In mezzo, o sullo sfondo, la città, i suoi problemi, la necessità di un governo coeso e autorevole che faccia scelte chiare e decisive. Non c'è, e non ci sarà, niente di tutto questo nella consiliatura che stiamo vivendo, molto somigliante ad un corpo a cui è stata diagnosticata la morte celebrale e che è tenuto in vita solo dalle macchine.

E più passano i giorni più diventa difficile giustificare questa situazione di stallo (non ci sono le linee programmatiche e neanche le commissioni) solo con la repulsione che in Italia, più o meno a tutte le latitudini e in qualsivoglia campo, provoca la parola dimissioni. Così, la sola exit strategy possibile viene agitata come spauracchio, salvo poi tornare ad essere l'estrema soluzione subordinata all'esito di un dibattito scontato in aula. Ma signori dell'opposizione (maggioranza numerica), non vi pare che il sindaco sia già stato politicamente sfiduciato nel momento in cui è stato costretto a ritirare le sue linee programmatiche? A cosa serve certificare con i numeri l'inesistenza di una maggioranza in consiglio? E cos'altro deve accadere, dopo la variazione di Bilancio portata intenzionalmente in aula per creare il casus belli, le vele, il ricorso al Tar smentito dopo essere già stato firmato, per farvi aprire gli occhi su una strategia che gioca unicamente sulla provocazione e conta sulla vostra mancanza di coraggio? Credete davvero che lasciar governare (non si vede poi in che modo) Ciampi possa, in un arco di tempo più o meno lungo, restituirvi i consensi perduti? E restituirli, peraltro, ad un partito come il Pd che, nonostante tutti gli sforzi del segretario, continua ad essere diviso su tutto e percepito dalla gran parte dell'elettorato come la causa di tutti i mali?

Suvvia, sono cose alle quali non crede nessuno a meno che non abbiate classificato come gonzi i cittadini che assistono, disillusi, sgomenti ed anche un po' schifati alle vostre goffe piroette. Non avete paura delle urne? Bene, allora ci si rimetta al giudizio degli elettori, provando, se siete in grado di farlo, ad individuare una candidatura credibile (anche Pizza lo era comunque) e un programma realmente attuabile, insieme ad una corposa, e di qualità, operazione di rinnovamento nelle liste. In realtà forse è questo ciò che fa davvero paura non essendoci all'orizzonte nessuna di queste condizioni, ma ciò non giustifica l'atteggiamento attendista nei confronti del sindaco che agli occhi di una parte dell'elettorato vi sta facendo passare come complici dello stallo. E regge fino ad un certo punto anche la motivazione delle Provinciali in programma, salvo rinvii, tra quale settimana (giàcchè siamo in tema vorremmo ricordare alla deputazione irpina che questi enti, così come sono, non servono a nulla: o li si riporta all'elezione diretta o si va fino in fondo in una riforma, quella del governo Renzi, comunque sbagliata). Conquistare la presidenza in un ente di secondo livello, quindi dove votano solo gli amministratori, con poche competenze e ancor meno fondi, servirà davvero a rasserenare il clima a via Tagliamento? Si tratta di conti da regolare o di promesse da onorare con vista sulle Regionali? Non sarebbe certo la giustificazione migliore per tenere in vita questa amministrazione, anzi costituirebbe un pericoloso harakiri con prevedibile effetto boomerang. La palla, in sostanza, è nel vostro campo e giocarla spetta a voi, visto che il sindaco non ha intenzione di fare passi indietro. A Vincenzo Ciampi abbiamo riconosciuto, e continuiamo a farlo, la voglia di impegnarsi davvero per governare la città. Ma per governare servono i numeri che non ha mai avuto fin da giugno. Essere tornato al punto di partenza, ovvero quello della condivisione sul programma, e aver imbarcato qualche responsabile "prêt-à-porter", non sposta di una virgola il dato politico, ed anzi avvalora la sensazione che la buona volontà di Ciampi si stia trasformando in accanimento terapeutico. Ma davvero il sindaco crede che, se dovesse uscire indenne dai prossimi passaggi, governerebbe la città all'insegna del cambiamento (il reddito di cittadinanza è stato rimandato, e chissà mai se ci sarà, Lega e Forza Italia hanno già detto no all'apertura dello Sprar nel territorio comunale)? Ciampi e suoi pensano davvero di considerare questa eventuale maggioranza come un'amministrazione a Cinque Stelle? C'è, in questo tentativo, sia la totale sconfessione di tutto quanto è stato annunciato in campagna elettorale (nel programma e nelle alleanze) sia la presenza di tutto ciò che il Movimento ha sempre combattuto ed allora per quale ragione continuare? O forse c'è dietro una precisa strategia (mi faccio sfiduciare e faccio la campagna elettorale contro i soliti noti che hanno impedito il cambiamento)? Può essere, ma certo per una forza che vuole stravolgere il vecchio sistema suonerebbe come una sorta di contrappasso e potrebbe provocare pure l'apertura di qualche crepa nella granitica (almeno in superficie) base elettorale pentastellata.

Insomma, considerata la situazione da tutti i punti di vista, quella delle dimissioni resta l'unica via. Sarebbe un gesto nobile e da qualunque parte dovesse arrivare sarebbe il primo vero atto d'amore verso la città compiuto da maggio ad oggi. Pensateci.

Ultima modifica ilVenerdì, 14 Settembre 2018 11:17

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