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  • Venerdì 22 Marzo 2019 - Aggiornato alle 13:31

Verso le Primarie, Zingaretti presenta il suo Pd: un partito "con" il leader, ma da soli non vinceremo mai

Il Governatore del Lazio presenta la sua candidatura alla segreteria nazionale: il governo fallirà ma non è automatico che gli elettori torneranno da noi

Verso le Primarie, Zingaretti presenta il suo Pd: un partito "con" il leader, ma da soli non vinceremo mai

Nicola Zingaretti sa bene che la risposta a quella domanda può essere la soluzione per futuro del Pd. E allora la pone alla platea che ha riempito la sala dell'ex Carcere Borbonico per ascoltare il suo programma di costruzione di un "nuovo Pd in vista delle primarie del 3 marzo (da ieri invece sono partiti i congressi di circolo) che eleggeranno il nuovo segretario dem, chiede ai suoi sostenitori di interrogarsi sul perché il 4 marzo migliaia di elettori hanno deciso «di non scegliere noi». Già, ecco la domanda alla quale, da quasi un anno, il gruppo dirigente del Pd ha evitato di rispondere, aprendo, dopo la batosta elettorale, un percorso di scontri e contrapposizioni che hanno lacerato una forza politica che, appena dieci anni orsono, aveva raccolto, al suo debutto, oltre il 33 per cento. E che quattro anni fa addirittura sfondato quota 40, prima di franare inesorabilmente, tracimando addirittura dopo la sconfitta al referendum. A quella domanda, dice Zingaretti, si è preferito non rispondere, «facendo invece avanzare due tentazioni, entrambe molto pericolose. La prima fa riferimento ad una lettura della sconfitta che ho definito "liquidazionista" e che porta, secondo alcuni , all'inevitabile scioglimento del Pd. Questa per me è una ipotesi non solo velleitaria ma anche pericolosa in quanto contiene elementi di trasformismo». Non meno rischiosa, per il Governatore del Lazio, è la seconda strada, quella «minimalista», ovvero la tentazione «di spostare la polvere sotto il tappeto, affermando che non è successo niente, dicendo che ora tocca a loro governare e sfoggiando la sicurezza di chi, una volta che questi falliranno, perché falliranno, gli elettori torneranno automaticamente a votare per noi: non è vero, almeno non sarà cosi se noi non riusciremo a farci trovare pronti con una proposta alternativa». Ed è qui che Zingaretti traccia i contorni del "suo" Pd , un partito aperto, solidale, nel quale «ci sia il dovere etico di comprendere le ragioni dell'altro, anche se non le si condivide, un partito con un leader e non il partito del leader».

Sono questi i capisaldi di un percorso che si sta compiendo in tutte le piazze italiane «che si stanno risvegliando, grazie al lavoro che stiamo facendo con Piazza Grande, un'occasione per andare a cercare chi non è più interessato a noi, ma anche perché vogliamo che la stagione congressuale venga vissuta come un momento di confronto e non di litigio tra di noi. In questi mesi abbiamo discusso poco e litigato molto, messa tanta rabbia e poca passione. Noi siamo in campo per invertire i termini, cominciando a ricostruire una comunità di persone che si rispettano perché se manca questo non possiamo chiedere a nessuno di farne parte». Non è un cammino semplice e nemmeno è scontato l'approdo, Zingaretti questo lo sa, ma certo il Pd resta l'unico argine possibile «ad una strategia che dopo il momento delle balle sta vivendo quello del Governo. Quando finirà, e finirà male, toccherà alla ricerca del capro espiatorio e sarà la democrazia liberale». Un problema che un Pd organizzato può risolvere, «ma non da solo, perché con il 18 per cento non si vincerà mai. Per questo dobbiamo cercare chi vuole fare un pezzo di strada con noi, visto che non esistono solo gli avversari del Pd ma anche i suoi potenziali alleati. A questi dobbiamo rivolgerci per costruire un'opposizione fatta su un programma e non su semplici no, per realizzare un campo dove c'è una cultura che unisce più degli interessi personali, per arrivare a contrapporre a questo governo un'altra idea dell'Italia».

Ultima modifica ilMartedì, 08 Gennaio 2019 20:46

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