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  • Venerdì 22 Marzo 2019 - Aggiornato alle 13:30

Congresso Pd, Giachetti: non dobbiamo vergognarci di nulla, chi ha votato M5S ora sta capendo l'errore

L'ex vicepresidente della Camera a via Tagliamento presenta la sua candidatura: andare avanti sulla linea delle cose fatte. Questo è il governo più di destra e più razzista degli ultimi 50 anni

Congresso Pd, Giachetti: non dobbiamo vergognarci di nulla, chi ha votato M5S ora sta capendo l'errore

Dopo Nicola Zingaretti è toccato a Roberto Giachetti. La sfilata dei candidati alla segreteria nazionale del Pd ha vissuto ieri mattina un altro appuntamento. L'ex vicepresidente della Camera è stato a via Tagliamento per presentare la sua candidatura ed illustrare il programma che intende portare avanti per rilanciare il partito. La sfida è a sei, almeno fino al 23 quando si chiuderanno le convenzioni di circolo dalle quali usciranno i tre candidati in campo alle primarie del 3 marzo. «Penso di vincere - dice con molta sicurezza - perché metto in campo una candidatura, insieme ad Anna Ascani, che non si vergogna delle cose che sono state fatte, che non deve chiedere scusa agli italiani per le cose che abbiamo fatto, anzi credo che debbano essere rivendicate e portate avanti sulla stessa linea. E questa è una cosa che non dicono né Zingaretti, che vuole azzerare tutto, né Martina che addirittura crede che dobbiamo chiedere scusa agli italiani». Non solo. La distinzione è anche di prospettiva politica, ovvero di alleanze e, nello specifico, di rapporto col M5S. «Noi fin da subito - spiega Giachetti - abbiamo detto che non ci poteva essere alcun rapporto con il Movimento Cinque Stelle che per noi non sono molto diversi dalla Lega, siamo contenti che adesso lo stiano capendo un po' tutti anche se in questi mesi c'è chi ha lavorato in altra direzione». Se ne parlerà al congresso che rischia però, per come si è venuto configurando, di essere una nuova lotta tra correnti a discapito di una proposta politica chiara e alternativa a quella del governo. «In una comunità democratica - dice - questo è il momento più importante, quello del confronto fra tesi diverse. Non c'è alcuna lotta interna, ma confronto, anche acceso, perché dobbiamo indicare qual è la strada che dovrà prendere il partito, e anche l'Italia, nei prossimi anni. Il confronto sui programmi è molto meglio farlo in queste occasioni che ogni giorno sui giornali, distinguendosi l'uno dell'altro. Questo dobbiamo regalare ai nostri elettori: un partito che discute al suo interno ma che una volta che ha deciso va avanti su quella linea, ciò che non è accaduto negli ultimi cinque anni». Decisamente negativa, ovviamente, la valutazione sull'operato del governo. «Cosa si può pensare di un governo che ha realizzato una manovra che renderà nero il nostro futuro? Un governo che si rincorre sulle cose peggiori e che baratta qualsiasi cosa senza principi e valori: un Paese può andare avanti in queste condizioni anche in vista della difficile situazione finanziaria che toccherà anche l'Italia? E' un problema per tutti, chi li ha votati e chi non lo ha fatto». E poi ci sono i fatti di questi mesi e di questi giorni a smontare le promesse elettorali dei gialloverdi. «Non c'è solo il caso Carige - dice Giachetti - c'è l'Ilva che doveva essere chiusa per fare spazio ad un grande parco, ma non solo non è chiusa, i lavori anzi procedono. E poi la Tap in Puglia e le trivelle, insomma si sono resi conto che quando si governa è molto più difficile fare le battaglie che si facevano all'opposizione. Certo, su Carige hanno fatto benissimo, utilizzando gli stessi strumenti e lo stesso fondo da noi creato. Quando lo abbiamo fatto loro ci hanno ricoperti di fango per mesi». Altra questione delicata è quella della protesta di alcuni sindaci contro il decreto Salvini. «Credo che ciascuno, per il ruolo che ha, debba lottare perché quella parte del decreto che parla di sicurezza venga dichiarata incostituzionale. Bisogna farlo arrivare alla Consulta e ognuno deve farlo per quelle che sono le sue responsabilità». Il Pd è campo, consapevole «che occorre fare molto di più sulla strada che abbiamo tracciato. E' vero che siamo passati dal 40 al 18 per cento, è anche vero che il lavoro fatto è stato bombardato dall'interno e non solo dall'interno, ma è vero che chi ha votato per i Cinque Stelle pensando che noi fossimo poco di sinistra si sia reso conto di aver dato forza ad un partito che, insieme alla Lega, ha realizzato il governo più fascista e razzista che l'Italia ha avuto negli ultimi cinquanta anni».

Ultima modifica ilSabato, 12 Gennaio 2019 17:57

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