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  • Domenica 24 Febbraio 2019 - Aggiornato alle 05:51

Alto Calore, tutti al capezzale della societĂ , ma senza fondi toccherĂ  ai privati

E’ il giorno del confronto istituzionale sul futuro della società che gestisce il servizio idrico. Tutti in campo per il pubblico, ma le parole non servono più

Alto Calore, tutti al capezzale della società, ma senza fondi toccherà ai privati

E' il momento di tirare le somme per l'Alto Calore. Il debito lievitato a 140milioni di euro non è più sostenibile per la società che gestisce il servizio idrico. I creditori bussano alla porta e le banche non sono più disposte a sostenere l'azienda senza garanzie sul futuro. La ricapitalizzazione invocata dall'amministratore Michelangelo Ciarcia come suggerito dal piano Pozzoli approvato dall'assemblea dei sindaci, al momento è stata bocciata in attesa di un confronto istituzionale che si terrà in Provincia a cui sono stati invitati il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia, il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico Andrea Cioffi, il vicepresidente della giunta regionale Fulvio Bonavitacola, il presidente della Provincia Domenico Biancardi, il commissario prefettizio del Comune di Avellino Giuseppe Priolo, il rappresentante dei comuni sanniti Mario Pepe, il presidente dell' Eic Luca Mascolo, il vescovo Di Avellino Mons. Arturo Aiello ed i coordinatori dei comitati per l'acqua pubblica, Annamaria Pascale ed Aldo D'Andrea.

Occorrono cinquanta milioni subito, lo ha detto chiaramente Ciarcia durante l'ultima assemblea. I comuni dal canto loro non hanno liquidità per ricapitalizzare. Un vulnus che, per evitare il fallimento, aprirebbe le porte alla messa a bando delle azioni dell'ente fino al 48% spalancando le porti ad investitori e speculatori. Lo spettro dei privati è alle porte.

L'alternativa è rappresentata da un mutuo di 50 milioni di euro erogato dalla Cassa depositi e prestiti del quale potrebbero farsi garanti Governo e Regione Campania. La soluzione ha trovato consensi dell'amministratore Acs, dal presidente della Provincia Biancardi e dei comitati. Questi ultimi sostenuti dai partiti di sinistra propongono contestualmente la costituzione dell'azienda speciale sul modello Abc Napoli che garantirebbe una gestione più oculata e pubblica anche in futuro. Soluzione a cui non pensa Biancardi che ha proposto in assemblea l'ingresso della Regione Campania in Acs per avere più garanzie e responsabilizzarla. Bisognerà capire cosa risponderà il vice governatore ed assessore all'ambiente Fulvio Bonavitacola, tra i più convinti sostenitori della ricapitalizzazione tanto da affermare di voler negare il finanziamento da 60 milioni di euro all'Alto Calore per il rifacimento delle reti idriche in caso di voto contrario. Finanziamento necessario per ridurre la dispersione dell'acqua nelle condotte oggi giunta al 50%. Eppure lo spauracchio agitato dal vice governatore si ripercuoterebbe su beni di proprietà della stessa Regione Campania. Un paradosso? Non per i sindaci – soci e per tutti i protagonisti della vicenda. Le condotte idriche sono di proprietà della Regione Campania ma fino ad oggi non si è mai occupata della manutenzione facendo ricadere i costi sul disastrato Alto Calore contribuendo a far crescere il debito. A Corso Europa nessun amministratore si è mai preoccupato di recuperare almeno i costi di manutenzione dalla Regione Campania ed avere un ristoro anche per l'energia elettrica che serve per sollevare l'acqua. Il paradosso, un altro, è che l'Alto Calore pur non pagando l'acqua sostiene un costo di energia elettrica pari a 0,47€ al mc per sollevarla, due volte il prezzo pagato dagli altri gestori campani che l'acqua l'acquistano e la distribuiscono riuscendo anche ad avere un margine di guardagno al metro cubo doppio rispetto ad Acs. E senza quantificare i costi di manutenzione.

La restituzione formale delle condotte adduttrici alla Regione Campania, come sostiene il comune di Altavilla Irpina, farebbe risparmiare alla società circa 14milioni di euro all'anno alla società garantendole un margine maggiore sulla fornitura del bene al pubblico. La restituzione è prevista dalla legge sul riordino del servizio idrico e potrebbe essere applicata sia dall'Alto Calore Servizi che dall'eventuale azienda speciale. Senza timori di ritorsioni politiche, perchè se l'Alto Calore Servizi è in queste condizioni la colpa è soltanto della politica.

Ultima modifica ilLunedì, 21 Gennaio 2019 09:44

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