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  • Domenica 24 Febbraio 2019 - Aggiornato alle 06:35

«Alternativi a chi ha governato nell'ultimo decennio. Mai con Festa, lavoriamo alla candidatura senza attendere il Pd»

Il segretario dei Popolari Giuseppe Del Giudice in vista delle amministrative: «inseguiamo un’idea di città, non la persona. Dialoghiamo con tutte le forze democratiche, non con chi ha tradito alle provinciali”

«Alternativi a chi ha governato nell'ultimo decennio. Mai con Festa, lavoriamo alla candidatura senza attendere il Pd»

«C'è una premessa che è fondamentale: i popolari non sono responsabili del malgoverno di Avellino. Chiarito questo e partendo tutti dallo stesso punto, possiamo ragionare con qualunque forza democratica, escludendo solo chi alle provinciali ha tradito la coalizione. Prima dei nomi, viene la nostra idea di futuro della città». Giuseppe Del Giudice, coordinatore provinciale dei Popolari, a tutto campo in vista delle amministrative di primavera.

In primavera l'Irpinia torna al voto in comuni importanti. Non solo Avellino, ma anche realtà come Mercogliano, Ariano Irpino e Montoro. I popolari come si stanno organizzando?
«Innanzitutto riportando la politica in premessa delle scelte. Facciamo la nostra parte per recuperare il messaggio di Sturzo che, nonostante i suoi cento anni, oggi quanto mai attuale. Lo scenario politico attuale andrà scomponendosi, il Governo gialloverde imploderà segnando una vittoria della Lega. Ed è in questo difficile contesto politico che mette in discussione i nostri principi democratici che emerge la necessità di una forza moderata che includa l'impegno laico dei cattolici in politica, che possa far intravedere di nuovo un lampo di luce in questo momento così buio della storia del Paese. Un processo la cui gestazione sarà lunga ma a cui stiamo lavorando, a partire proprio dall'Irpinia che, in questo senso, ha una forte tradizione. La vicenda politica non può esaurirsi nella gestione di un comune, la politica è speranza, capacità di aprire spazi di futuro, è pensiero e la nostra classe dirigente non può essere estranea a tutto questo. Ogni comune chiamato al voto è una realtà a sé. Saremo presenti ovunque con la nostra forza politica, andremo verso la riconferma dei nostri amministratori uscenti, ma diremo la nostra anche in quei paesi dove siamo all'opposizione diremo la nostra anche all'interno di patti civici».

Veniamo alla città. Alle ultime amministrative i Popolari hanno espresso il candidato sindaco, Nello Pizza ma la coalizione di centrosinistra già all'indomani della sconfitta al ballottaggio, è implosa. Quali sono gli errori da non ripetere?
«Certamente non dovremo ripetere l'errore di muoverci su schemi astratti, immaginare ancora percorsi generici non porterà ad alcun risultato. In città dovremmo fare tutti un bagno di umiltà e guardare a quelle articolazioni che ci sfuggono. Penso innanzitutto all'immenso e silenzioso mondo del volontariato che, paradossalmente, con sacrifici immani si sostituisce anche alla politica che non è in grado di far partire il Piano di Zona Sociale. Segmenti della società a cui abbiamo guardato in maniera troppo distratta, così come accaduto con il mondo delle professioni. Oggi la politica chiede competenza e appartenenza per rispondere ai mancati risultati del populismo e all'implosione di un Movimento cinque stelle oggi affetto dalle peggiori logiche dei partiti che contestava. Avellino ha tanti punti di forza ed energie sopite che non vengono valorizzate che rappresentano la migliore parte della città, ed è a loro che dobbiamo rivolgerci per costruire una proposta amministrativa credibile altrimenti l'appuntamento elettorale rappresenterà l'ennesima occasione persa e la discussione resterà limitata agli apparati che si parlano tra di loro. Una rappresentazione teatrale a cui partecipano sempre gli stessi protagonisti, mentre la città reale resta fuori».

Qual è attualmente il rapporto con il Partito democratico?
«Nel rapporto con il Pd da parte nostra c'è stata sempre grande lealtà. Quanto accaduto alle provinciali è la fotografia esatta dello stato del partito democratico che, per le sue dinamiche interne, ha tradito lo spirito di coalizione che ci aveva animato. Per noi quello era un accordo chiaro, fatto alla luce del sole mettendo al centro le forze politiche e non le persone, purtroppo il Pd ha fatto venir meno l'appoggio al suo stesso candidato presidente. Purtroppo a parole tutti dicono di volere un ritorno dei partiti, ma la verità è che all'interno degli stessi in troppi vedono nella mancanza di indirizzi politici comode scorciatoie per le proprie convenienze. La nostra idea è sempre quella di muoverci nell'alveo delle forze democratiche, unico argine alla deriva di destra di Lega e del M5S, ma alla base di ogni accordo deve esserci la reciproca lealtà politica. Il Pd è sicuramente un interlocutore importante nel delicato passaggio delle amministrative, ma innanzitutto valutiamo l'organizzazione di una nostra proposta per la città a cui, se il Pd riuscirà a trovare una sintesi al suo interno, speriamo possa aderire. Non possiamo rischiare di ritrovarci di fronte al remake delle provinciali».

E' in corso da tempo un dialogo con Luca Cipriano che aspira ad essere il candidato sindaco di un'ampia coalizione che veda protagonisti anche i Popolari. E' così?
«È normale che nella città capoluogo ci siano spazi ampi di confronto e discussione, ma ritengo che al momento parlare già di nomi e candidature sia prematuro e fuori luogo. Dobbiamo innanzitutto dire quello che vogliamo che Avellino diventi nel 2020 e come restituire alla città la sua capacità di essere capoluogo. C'è un punto che è dirimente, noi siamo stati per dodici anni all'opposizione. Per lungo tempo non siamo stati protagonisti delle scelte amministrative e, alla scorsa tornata elettorale, abbiamo commesso l'errore di agganciarci a chi invece aveva chiare responsabilità di governo. Oggi partiamo dalla nostra identità, quella di una forza che con chiarezza rivendica il suo essere alternativa a quanto prodotto negli ultimi anni. Chiarito questo, che per noi non è un passaggio formale ma sostanziale, c'è terreno fertile per parlare con tutti ma senza partire da ruoli precostituiti».

In campo però, sempre nell'ambito largo e variegato del centro sinistra avellinese, c'è anche Gianluca Festa che, al momento, avrebbe anche l'appoggio dei dem decariani. Che ne pensa?
«Non credo ci siano le condizioni per un dialogo con chi, in occasione delle elezioni provinciali, si è messo fuori dal perimetro delle forze che hanno sostenuto Vignola».

Che sindaco ci vorrebbe per Avellino?
«Il toto nomi non mi appassiona e sono fermamente convinto che la città abbia innanzitutto bisogno di un consiglio comunale forte. La vera sfida sta nel costruire liste che vedano insieme esperienza e competenza per dare alla città un parlamentino che esprima le sue migliori intelligenze. Quella del sindaco sarà una scelta conseguenziale».

Ad eventuali primarie del centrosinistra partecipereste?
«Non siamo tra i sostenitori delle primarie, uno strumento che forse funziona in America ma nell'impostazione italiana, nel tempo, ha prodotto solo una falsa stimolazione della partecipazione popolare. Basti pensare ai tesserifici a cui assistiamo ad ogni congresso. La classe dirigente di Avellino deve essere selezionata dai partiti e legittimata dal voto dei cittadini».

Lei parla delle divisioni del Pd, ma in casa popolari c'è o non c'è una spaccatura tra demitiani e petracchiani?
«Posso dire che ci siamo visti non più di dieci giorni fa per discutere delle scelte strategiche da compiere di qui a breve. Un confronto a cui erano presenti tutti, Ciriaco De Mita, Giuseppe De Mita, Maurizio Petracca i nostri sindaci e tutti erano concordi nell'andare avanti in un percorso che ci vede uniti. E' chiaro che in una comunità politica ci siano opinioni diverse, ma questa è una risorsa e non ci impedisce di camminare insieme».

Andando fuori dai confini cittadini, il 15 febbraio l'esecutivo dovrebbe definire l'intesa con le Regioni del Nord che propongono il regionalismo differenziato. In Campania la notizia è arrivata?
«Evidentemente non abbastanza visto il silenzio da parte della Regione. Forse non si è compreso che, se passasse il regionalismo differenziato, i cittadini non avrebbero più gli stessi diritti in campi come la sanità, l'istruzione, le politiche sociali. Le Regioni con una capacità reddituale più forte avranno più potere rispetto a quelle più povere. E' in corso un accordo tra Salvini e i governatori leghisti, di cui forse il Movimento cinque stelle neanche si è accorto, che introdurrà elementi di profonda separazione tra Nord e Sud. Un accordo che mina l'unità del Paese e che determinerà l'esistenza di cittadini di serie A e di serie B. Le regioni del Sud, Campania in testa, dovrebbero alzare la voce e invece niente se non timidissimi segnali. I presidenti delle Regioni del Sud, a partire da De Luca, dovrebbero mettersi insieme e dar vita ad un'ampia mobilitazione senza colore politico per costringere il Governo a tornare sui suoi passi».

Ultima modifica ilSabato, 09 Febbraio 2019 16:19

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