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  • Lunedì 25 Marzo 2019 - Aggiornato alle 11:39

Avellino e il voto, Pucci Bruno: al governo della cittĂ  servono persone serie. Noi disponibili a dare una mano, il Pd non sprechi l'occasione

L'ex assessore al Traffico della giunta Di Nunno oggi esponente di "Controvento": la fine dei partiti ha sdoganato "liberi professionisti" della politica e lista fai da te

Avellino e il voto, Pucci Bruno: al governo della città servono persone serie. Noi disponibili a dare una mano, il Pd non sprechi l'occasione

La città venti anni dopo è un corpo senz'anima. La città venti anni dopo è un insieme di solitudini, individualismi ed egoismi, è il risultato della degenerazione della politica e della fine dei suoi riferimenti ideali. Venti anni, ricchi di fallimenti amministrativi, che hanno convinto Giuseppe Pucci Bruno e chi, come lui, è stato protagonista della stagione di Di Nunno a non rimanere più ai margini, a rompere quell'esilio volontario «nel quale, anche per una certa dose di coerenza, ci eravamo ritirati quando avevamo percepito che si approssimava una nuova stagione. Ebbene quella stagione non ha dato i frutti sperati ed il sottoscritto si è ritrovato, insieme ad un gruppo di persone con le quali abbiamo condiviso un'esperienza, a ragionare sulla condizione difficile della città rispetto alla quale se si può fare qualcosa proveremo a farla». Ecco dunque le ragioni di un rinnovato impegno all'interno dell'associazione "Controvento" che intende essere luogo di elaborazione propositiva e progettuale per il governo cittadino che verrà, aperto al contributo di tutti, ma ovviamente con i paletti ben piantati nell'area di un centrosinistra tutto da costruire e che magari possa restituire ad Avellino lo slancio ideale e la passione civile che animarono l'esaltante stagione dell'Ulivo targata Di Nunno e Anzalone. «Rispetto ad allora - dice l'ex assessore al Traffico e alla Mobilità urbana - quello che si avverte principalmente è la mancanza del senso di comunità, oggi si sente molto meno, e questo ovviamente rende più complessa l'azione amministrativa».
Ma non è responsabilità solo della politica se siamo arrivati a questo punto...
«Certamente. Si tratta di un processo che si accompagna a cambiamenti epocali nella società, l'avvento e la preponderanza della tecnologia e dei social, hanno reso tutti più isolati e "autonomi" e questa condizione si avverte maggiormente nei piccoli centri. Se a questo aggiungiamo il fatto che la politica non è stata capace di porre un argine, allora tutto si spiega».
Altri tempi rispetto a venti anni fa...
«Certo, ma non si deve correre il rischio di essere troppo nostalgici anche perché in quella stagione erano ancora presenti le organizzazioni di partito che sopportavano l'azione amministrativa, in alcuni momenti anche in modo fin troppo pressante».
Giusto per usare un eufemismo...
«Si, ma la personalità di Di Nunno consentiva di utilizzare al meglio, e nel modo giusto, l'elaborazione programmatica che arrivava dai partiti».
Poi sono finiti i partiti...
«Il crollo del sistema dei partiti ha spalancato la strada all'affermazione dei "liberi professionisti" della politica e delle liste "fai da te". Oggi assistiamo al proliferare di personaggi che si proclamano indifferentemente di destra e di sinistra e che sono solo dei trasformisti che agiscono per un tornaconto personale. Del resto anche il fenomeno dei collettori di voti è qualcosa che venti anni fa non esisteva. Ovviamente ne risente anche l'azione amministrativa e lo abbiamo visto nell'ultima consiliatura dove Ciampi avrebbe dovuto fronteggiare questa "invasione" ma non è stato in grado di farlo...».
E' sorpreso, numeri a parte, della difficoltĂ  che hanno avuto i Cinque Stelle?
«Non appartengo alla categoria di coloro che hanno pregiudizi rispetto all'operato del M5S anzi alcuni di loro sono anche animati da buona volontà, ma difettano di esperienza e hanno pagato la difficoltà a trasformare una posizione di opposizione, dove è facile dire sempre "no", in una di governo dove quei "no" vanno trasformati in proposte. Di fronte a questa difficoltà i Cinque Stelle, anche su pressione di qualche loro esponente nazionale, hanno preferito fuggire piuttosto che affrontarla».
Anche la dichiarazione di dissesto si può leggere cosi secondo lei?
«Ovviamente se il dissesto si può evitare è meglio, però va anche detto che bisognerebbe capire come si è arrivati a questa situazione e a spiegarlo dovrebbero essere molti che oggi si propongono come il nuovo che avanza ma che hanno avuto un ruolo in quel periodo».
A proposito di nuovo che avanza, il neosegretario regionale del Pd, Leo Annunziata, ha avanzato una proposta, quella dell'assemblea aperta per costruire il centrosinistra, che pare raccogliere consensi...
«Iniziativa quantomai opportuna e noi speriamo che il Pd e le personalità che lo rappresentano siano in grado di coglierla. Il Pd sbaglierebbe di grosso se pensasse che il lusinghiero risultato delle Primarie fosse il lasciapassare per poter tornare a fare quello che è fatto in passato. E' invece un'ulteriore concessione di fiducia che va sfruttata».
Secondo lei lo sarĂ ?
«Qualche rischio che non lo sia si comincia a vedere, ma credo che ci siano le personalità in grado di evitarlo elevando il tono della riflessione. Il voto ad Avellino è un passaggio cruciale perché avviene in contemporanea con le Europee e un anno prima delle Regionali: il centrosinistra può vincere e ripartire seriamente oppure spaccarsi e lasciare spazio ai civismi ed alla destra, vista la crisi dei Cinque Stelle. E' chiaro che tutto è in capo al Pd dal quale ci aspettiamo un'iniziativa forte che metta al centro le buone pratiche di governo: Avellino deve essere governata da persone serie prima di tutto».

Foto: Canale58

Ultima modifica ilDomenica, 10 Marzo 2019 14:46

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