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  • Venerdì 26 Aprile 2019 - Aggiornato alle 05:50

Alto Calore, l’intesa sul risanamento non c’è. Il Governo propone il commissariamento della società

Ancora un rinvio del tavolo istituzionale a Palazzo Caracciolo. Nervi tesi tra Sibilia, che boccia il piano, e Bonavitacola. Ciarcia vira dritto: senza appoggio istituzionale andrò da solo a Cassa Depositi e Prestiti

Alto Calore, l’intesa sul risanamento non c’è. Il Governo propone il commissariamento della società

Ancora un nulla di fatto sull'Alto Calore. Una riunione «scialacquata», per usare le parole del sottosegretario Sibilia, quella convocata questa mattina a Palazzo Caracciolo dal presidente della Provincia Domenico Biancardi, che finisce con un rinvio mentre si consuma lo strappo tra Regione e Governo e l'amministratore della società, Michelangelo Ciarcia, che si dice pronto a bussare alla Cassa Depositi e Prestiti anche da solo. La lunga relazione illustrata dal numero uno dell'ente di Corso Europa, Ciarcia, non convince il sottosegretario Carlo Sibilia. Rimettere la società in carreggiata entro i prossimi cinque anni con una terapia d'urto che passa dalla richiesta di un prestito da 50 milioni di euro a Cassa Depositi e Prestiti, a progetto di ammodernamento delle reti ed efficientamento energetico per circa 60 milioni di euro da candidare a finanziamenti strutturali, fino al piano di razionalizzazione del personale attraverso i pensionamenti anticipati. Questa, in estrema sintesi, la cura individuata da Alto Calore per pagare i suoi debiti e traslocare dalle sabbie mobili degli sprechi al strada sicura dell'efficienza e dell'efficacia. Un piano debole però secondo il rappresentante del Governo che chiede elementi di maggiore discontinuità rispetto alla gestione passata ed individua, tra le possibili strade, quella del commissariamento. Una richiesta che accende subito gli animi, in particolare del vicepresidente della Regione Fulvio Bonavitacola e dello stesso Ciarcia che, visto cadere nel vuoto il suo appello all'unità istituzionale per perorare la causa della società presso Cassa Depositi e Prestiti, si dice pronto ad andare avanti da solo mentre i sindacati, presenti i segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, e i rappresentanti del Comitato "Acqua bene comune", non ci stanno a che la questione si trasformi in uno scontro politico e che si perda di vista l'obiettivo: risanare i conti dell'ente ed evitare l'ingresso di privati nella gestione dell'oro blu irpino. Il tutto con l'avvertimento del Comune di Avellino, maggiore azionista della società, rappresentato al tavolo dal subcommissario Francesco Ricciardi: in caso di ritorno all'ipotesi iniziale, cioè l'aumento di capitale da parte dei soci, Avellino non potrà sostenere la sua quota parte da ben 5 milioni di euro.

«Siamo partiti dal 21 gennaio con un'assemblea sospesa perché il rischio vero era quello di far sottoscrivere le quote per la ricapitalizzazione ai comuni soci e dunque mandarli in bancarotta- ricorda Sibilia- l'intenzione era quella di trovare elementi utili per appoggiare un piano credibile da proporre a Cassa Depositi e Prestiti. Da Gennaio ad oggi a mio avviso questi elementi granitici per andare a chiedere 50 milioni di euro, non sono stati inseriti nella relazione. Oggi siamo davanti ad un bivio, spero che ci sia il buon senso di capire che è necessario mettere sul tavolo elementi di discontinuità. Per salvare Alto Calore da una situazione debitoria di 140 milioni e per evitarne la privatizzazione, conseguenza dell'impossibilità dei Comuni di pagare le quote per aumento di capitale, bisogna valutare tutto compreso il concordato preventivo di continuità ed altri piani più solidi e credibili. Anche l'ipotesi di un commissario non è da escludere, mi auguro che i sindaci si riuniscano ed individuino magari le persone giuste per gestire l'ente. Questo sarebbe il vero elemento di discontinuità».

Diversa la posizione della Regione che chiede, tramite il vicegovernatore Bonavitacola, di non convocare un nuovo tavolo al buio. «Il tema è certamente complesso e non si risolve con un paio di riunioni. Quello che è importante però è che abbiamo di fronte un piano che, a mio avviso, è serio- precisa il vice di De Luca- poi bisogna passare agli step successivi. Sia sul fronte dell'efficientamento dei consumi che sulla riduzione dei costi del personale, sia per quello che riguarda l'apporto del contributo regionale al contrasto della dispersione in rete, sono capitoli fondamentali che vanno nella giusta direzione. Resta una sofferenza debitoria di 140 milioni di debiti che richiede un intervento straordinario. Si è ipotizzato il concorso della Cassa Depositi e Presiti, dobbiamo verificare se possibile, se c'è una disponibilità o meno. La discontinuità chiesta dal Sottosegretario non comprendo cosa voglia dire, è un concetto molto ampio. Per me il piano presentato rappresenta certamente un elemento di discontinuità per la gestione dell'azienda». Bonavitacola intanto rivendica l'intervento di Palazzo Santa Luca «al momento l'unico punto fermo visto che un anno fa abbiamo individuato un programma, già approvato dal consiglio di distretto dell'Ente idrico campano, per il contrasto alla dispersione delle risorse che ha un effetto benefico sui costi del personale. Per noi è una questione etica e morale perché la risorsa va tutelata qui dove nasce, è un problema ambientale non solo finanziario. Chiaramente chiederemo di fare altrettanto all'Acquedotto pugliese. Consumare meno significa avere meno bisogno di derivazione e fare in modo che l'Irpinia possa ricostituire un suo patrimonio idrico più forte. Questo è importante per i corpi superficiali e per le falde acquifere».

Un rinvio di dieci giorni dunque, nel frattempo l'Alto Calore, su mandato del tavolo istituzionale avvierĂ  un'interlocuzione con gli uffici istruttori di Cassa Depositi e Prestiti.

Ultima modifica ilLunedì, 15 Aprile 2019 21:51

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