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  • Venerdì 22 Marzo 2019 - Aggiornato alle 07:24

Un irpino in America, Gianpaolo Riccio: "Giocare a questo livello ha aiutato il mio gioco ad evolversi"

La guardia avellinese pronta a tornare dopo cinque anni negli USA: "Questa esperienza mi ha dato tanto, spero in una chiamata per il grande palcoscenico già in vista dei playoff"

Un irpino in America, Gianpaolo Riccio: "Giocare a questo livello ha aiutato il mio gioco ad evolversi"

Avellino è ormai una realtà del basket italiano. Ci sono i diciannove anni di serie A e i conseguenti risultati sportivi, con la Coppa Italia conquistata sotto la guida di Matteo Boniccioli come fiore all'occhiello a testimoniarlo. Di irpini, però, che sono riusciti a calcare palcoscenici importanti se ne ricordano pochi, almeno in relazione agli anni di militanza nella massima serie. Maurizio Ferrara e Antonio Iannuzzi sono probabilmente quelli con il pedigree migliore. Ricco di anni in A2 e più di un capitolo con la Scandone stessa quello del primo, ancora in fase di sviluppo quello del secondo ma già impreziosito dalle esperienze a Torino, Brindisi, Capo d'Orlando e Varese.

Adesso, però, c'è un ragazzo di Avellino che si sta facendo notare in America. Si tratta di Gianpaolo Riccio (22) attualmente guardia dei Gyrenes dell'università Ave Maria e già protagonista di un'esperienza di un anno con l'Arendell Parrott Academy presso la quale ha frequentato l'high school. Arrivato ormai al suo quarto anno, Riccio può dire di aver ottenuto ottimi risultati, e in questa stagione ha lasciato parlare di sé entrando primo quintetto della All Star Conference venendo nominato per due volte giocatore della settimana. Il giovane di Monteforte Irpino è inoltre andato a segno 94 volte da tre, diventando il secondo nella storia dell'università per triple in una singola stagione.

La stagione sta volgendo al termine ed anche se i suoi Gyrenes hanno da poco vinto il Sun Conference Tournament e partecipato per la prima volta al NAIA Division II Men's Basketball National Championship, è chiaro che Riccio inizia a pensare alla sua carriera fuori dal college.

Con lui abbiamo parlato della carriera a stella e strisce e di futuro.

Cinque anni fa hai preso la decisione di stravolgere la tua vita e andare in America, come è stato cambiare completamente ambiente?
"I primi due anni sono stato con due famiglie americane diverse, i Rudolph e il mio high school coach, Wells Gulledge. Mi ha sorpreso la loro accoglienza, entrambe le famiglie mi hanno accolto come uno dei loro figli."

In America sono famosi per organizzazione sportiva e infrastrutture, tra le migliori del mondo. Quali sono le sostanziali differenze tra la metodologia d'allenamento statunitense e quella europea?
"Di sicuro c'è un forte gap a livello di infrastrutture e attrezzature. Qui le due ore di allenamento con la squadra si concentrano quasi esclusivamente sull'aspetto tattico, ma la possibilità di avere la palestra a disposizione 24 ore su 24 dà modo a noi giocatori di allenare le nostre skills individuali nel nostro tempo libero."

In che modo questo ti ha aiutato e in quali aspetti del gioco diresti di essere migliorato?
"Giocando ad un livello più alto sento che il mio gioco si è completamente evoluto. Ho migliorato molto il tiro da fuori a tal punto che è diventata la mia prima opzione per segnare. In questi 5 anni, ho giocato molto e a buoni livelli. Ho un'esperienza completamente diversa e il gioco è molto più lento ai miei occhi di quando avevo 18 anni. Sicuramente sento di avere ancora margini di crescita in tutti gli aspetti del gioco."

Questa esperienza sta per volgere al termine, quali sono i tuoi piani futuri?
"Il 7 maggio torno in Italia e spero di trovare una squadra che ha bisogno di una guardia per i playoff. Lo so che è difficile ma mai dire mai, no? In questi 5 anni non ho seguito molto il basket italiano e non saprei dirti a che livello potrei competere oggi, ma voglio essere molto positivo e penso di essere pronto per il "big stage." Giocare in Serie A sarebbe un sogno."

Ultima modifica ilGiovedì, 14 Marzo 2019 17:39

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