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  • Giovedì 13 Dicembre 2018 - Aggiornato alle 09:11

Lo sfogo di Chiacchio: "24 mesi di battaglie, non ho ancora percepito nulla. Se non fosse stato per i tifosi non sarei andato avanti"

Il legale dell'Us Avellino ai microfoni di Prima Tivvù dopo l'assoluzione nel processo Money Gate: "ho lavorato per la gloria. Qualche dirigente mi ha deluso. Ma ho sentito l'affetto della piazza". Nel 2017 un decreto ingiuntivo di 100mila euro

Lo sfogo di Chiacchio: "24 mesi di battaglie, non ho ancora percepito nulla. Se non fosse stato per i tifosi non sarei andato avanti"

"Dopo 24 mesi di battaglie legali tra illeciti ed altro, oggi abbiamo scritto la parola fine. Spero siano finiti gli illeciti sprotivi con il presunto coinvolgimento dei tesserati dell'Avellino. Abbiamo rischiato tantissimo questa volta perché era coinvolta la Procura della Repubblica". Così l'avvocato Eduardo Chiacchio ai microfoni di Prima Tivvù commenta l'assoluzione definitiva dell'Us Avellino nell'ambito dell'inchiesta sportiva Money Gate. Dinanzi al collegio della Corte d'Appello il legale della società biancoverde ha portato avanti la sua strategia difensiva, ribadendo quando esplicitato nell'udienza di primo grado e riuscendo a non far inserire ulteriori prove della Procura Federale. Ma il suo è uno sfogo amaro, e spiega anche il motivo delle parole d'affetto già pronunciate nel pomeriggio nei confronti dei tifosi e ribadite ai microfoni di Prima Tivvù "l'Avellino non veste una solida condizione finanziaria, fino ad oggi ho lavorato per la gloria. Non ho percepito nulla. La società ha versato in momenti di difficoltà finanziarie, ho atteso, di fronte ci veniva contestato il più grande dei reati addebitato e per ben due processi. L'affetto di tifosi, giornalisti è stato da grande stimolo. Mi sento oramai un irpino d'adozione, abbiamo rischiato per ben due volte la retrocessione. Le indaigni venivano da processi pensali, si parlava di fatti di estrema serietà. Questa vicinanza mi è stata da grande stimolo, in altre condizioni sarebbe stato difficile continuare". Ha affermato Chiacchio che ha difeso l'Avellino anche nel processo sul calcioscommesse per il quale sono stati condananti Francesco Millesi e Gianluca Pini, e rinviato a giudizio Armando Izzo. Sette punti e 140mila euro di sanzione richiesti dalla Procura Federale ed il deferimento di Walter Taccone per responsabilità oggettiva. Due i punti di penalizzazione alla fine dell'iter giudiziario ed un'ammenda di 20mila euro furono comminati alla società.

Cinque punti e senza limiti di ammenda quanto pattuito con l'Us Avellino per quel processo, a fronte di un compenso di 100mila euro che il legale a dicembre 2017 non aveva ancora percepito e per il quale richiese, tramite l'avvocato Donato Cardillo, ingiunzione di pagamento all'allora socio Michele Gubitosa e l'Us Avellino. Alla luce di quanto affermato oggi, Chiacchio quei soldi non li avrebbe ancora percepiti. "Qualche dirigente mi ha deluso, aveva promesso e poi non ha mantenuto - ha affermato ancora il legale. Ma fa parte di rapporti personali e non vanno a scalfire il magnifico rapporto con l'ambiente". 

"Oggi sono felice anche di aver aiutato psicologicamente soprattutto persone come il direttore sportivo Enzo De Vito che ha sofferto tanto per questo procedimento ingiusto. Sono felice anche per il professor Taccone che per due anni si è trovato a dover affrontare due processi. Era quasi esausto. Lo dico con orgoglio, ho sostenuto tutto e tutti".

Ultima modifica ilMercoledì, 11 Aprile 2018 23:15

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