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  • Venerdì 20 Ottobre 2017 - Aggiornato alle 19:51

Inquinamento Valle del Sabato, il comitato punta il dito contro ditta rifiuti ed Asl

Mazza chiede a nome dell’associazione il diniego al rinnovo dell’autorizzazione della Dentice Pantaleone. Tre mesi per una risposta dall’azienda di via degli Imbimbo. D’Onofrio: non è dato sapere quali iniziative pregresse siano disponibili sullo stato della qualità dell’aria.

Inquinamento Valle del Sabato, il comitato punta il dito contro ditta rifiuti ed Asl

Il Comitato "Salviamo la Valle del Sabato" torna a far sentire la propria voce. Ancora una volta l'associazione presieduta dal dottor Franco Mazza punta il dito contro uno degli impianti per il trattamento rifiuti ubicati nella zona. Il Comitato si rivolge a Vincenzo De Luca, alla Provincia, alla Procura, ai Ministeri di Salute e Ambiente per chiedere il «diniego in autotutela al rinnovo dell'autorizzazione all'esercizio dell'impianto della ditta Dentice Pantaleone di Arcella». Una lunga nota stampa in cui il presidente Mazza ricostruisce gli ultimi passaggi istituzionali compiuti dal 4 luglio 2016, data in cui scadeva l'autorizzazione per l'impianto di stoccaggio e trattamento rifiuti, alla convocazione a settembre dello stesso anno della conferenza dei servizi necessaria al rinnovo. «Periodo durante il quale – ricorda Mazza- la "Dentice Pantaleone" era stata diffidata dal sindaco del Comune di Montefredane alla lavorazione dell'umido di lrpinambiente S.p.A. Quella conferenza dei servizi fu rinviata per le diffuse problematiche ambientali della Valle del Sabato che in quel periodo si sarebbero dovute affrontate al tavolo tecnico istituito in Prefettura, dove si sarebbero dovute prendere decisioni congiunte utili anche per i lavori della conferenza dei servizi. Il verbale redatto a seguito della riunione evidenziava in ogni modo molteplici criticità in merito ai contenuti degli elaborati tecnici prodotti per la richiesta di rinnovo autorizzazione. Delle decisioni prodotte dal tavolo tecnico istituito in Prefettura non si è avuta alcuna notizia, né ad oggi si è a conoscenza dell'effettiva operatività dello stesso e degli eventuali lavori svolti. Contemporaneamente invece le indagini della Procura della Repubblica, condotte dai Carabinieri del Noe di Salerno ad ottobre 2016 evidenziarono la presenza di rifiuti speciali e di una mini discarica priva di autorizzazione che portò ad una denuncia per il rappresentante legale dell'azienda per deposito e gestione illecita dei rifiuti e al sequestro del materiale».

L'ultima conferenza dei servizi il 1 agosto 2017 «a seguito della quale viene verbalizzato che, nonostante le tante criticità non risolte ed evidenziate dai vari Enti di competenza, l'emissione del provvedimento autorizzativo sarà subordinato alla produzione di ulteriore documentazione tecnica integrativa. Documentazione che- prosegue Mazza- è stata prodotta lasciando ancora non esposte in modo chiaro e dettagliato le informazioni relative all'attività di rinnovo, rimanendo molto generiche e sommarie. Durante tutto questo periodo l'azienda ha continuato ad esercitare le normali attività producendo, notevoli emissioni odorigene e quindi pericolo per la salute umana e per la qualità dell'ambiente. Evidenziamo per l'ennesima volta che non sono state tenute in considerazione le richieste di chiarimento, approfondimento ed integrazione essendo ad oggi non soddisfatte, che inevitabilmente rappresentano grave rischio ambientale». Di qui la richiesta agli enti competenti di negare in autotutela il rinnovo dell'autorizzazione all'esercizio dell'impianto e di esercitare opportune attività di precauzione e tutela dell'incolumità pubblica.


Non solo. Il Comitato incalza anche l'Asl a cui a luglio scorso era stato chiesto di avviare campionamenti con la massima immediatezza per valutare se la qualità dell'aria fosse o meno compatibile con la salute dei residenti che, come ogni estate, sono stati costretti a vivere tappati dentro le proprie abitazioni a causa delle emissioni odorigene in tuta la zona, in particolare tra Manocalzati ed Arcella. Unico riscontro arrivato all'associazione, risale allo scorso 24 settembre e riguarda le attività messe in campo dal Dipartimento prevenzione con il progetto Spes, e le prossime di campionamento, vigilanza e controllo da svolgere entro l'anno. «Contenuto elusivo e per nulla soddisfacente- secondo Claudio D'Onofrio, vicepresidente dell'associazione- conosciamo bene le attività del progetto Spes (leggi qui), di cui il comitato è stato convinto sostenitore del suo stesso avvio. La nostra istanza non a caso mirava ad altro, e cioè a conoscere le pertinenti condotte coerenti e fattuali poste in essere di fronte al notorio disagio subito dalla collettività della Valle del Sabato. Allo stato dei fatti non è dato conoscere, in sfregio alle più recenti normative sulla trasparenza della pubblica amministrazione, quali iniziative pregresse siano disponibili presso l'Asl tali da costituire una adeguata e confidente "serie storica" dello stato e della qualità dell'aria esterna. Né vi è evidenza di quelle in atto, nonostante la elevata intollerabilità dei livelli odorigeni raggiunti nel corrente anno solare e ancora in questi giorni, dirette a caratterizzare e a profilare puntualmente la ormai permanente immissione causata dalle sorgenti di immissioni insediate sul territorio. Tutto questo nonostante sia compito istituzionale inderogabile dell'Asl Avellino a tutela del diritto assoluto, inviolabile ed inalienabile, costituzionalmente garantito, che invece nei fatti viene irresponsabilmente e costantemente ignorato ed eluso».

Ultima modifica ilVenerdì, 13 Ottobre 2017 18:04

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