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  • Martedì 16 Gennaio 2018 - Aggiornato alle 16:18

Stir, nuovo rinvio per l’ampliamento. La conferenza dei servizi registra pareri, prescrizioni e critiche

Comitati e Meetup esprimono le proprie perplessità. IrpiniAmbiente rilancia sull’ammodernamento dell’impianto, l’Università chiede di migliorare il progetto

Stir, nuovo rinvio per l’ampliamento. La conferenza dei servizi registra pareri, prescrizioni e critiche

Dopo il via libera al progetto di bonifica, la Regione Campania richiama tutti gli enti preposti ad esprimersi sulla richiesta di ampliamento della Autorizzazione Integrata Ambientale in vista dell'ammodernamento dello Stir di Pianodardine. Questa mattina, negli uffici di Collina Liguorini, la conferenza dei servizi che, però, non si è conclusa con una pronuncia definitiva. IrpiniAmbiente, società richiedente dell'autorizzazione, ha chiesto quarantacinque giorni di tempo per rivedere il progetto sulla scorta delle prescrizioni e delle indicazioni arrivate. Al tavolo i pareri positivi di Ato Calore Irpino e Asi, la richiesta di ulteriori integrazioni da parte dell'Asl, e l'assenza dell'Arpac. Un'assenza mal digerita da comitati e associazioni e dal Comune di Avellino, presente l'assessore all'ambiente Augusto Penna che, sin dall'inizio, ha annunciato l'astensione dell'ente di Piazza del Popolo. «Trovare sul tavolo un parere così striminzito e fuori contesto, perché si esprime sul piano di monitoraggio e non sul progetto, mette l'ente locale nella condizione di non poter esprimere un giudizio. La conferenza dei servizi deve richiedere all'agenzia un parere tecnico sul progetto, così come impone la legge». A sollevare le maggiori criticità è stata l'Università, delegata dal 2008 dalla Regione Campania a rilasciare parere istruttorio. Presente in conferenza la docente di Impianti Chimici e Biochimici e di Valutazione del Rischio Ambientale, Maria Laura Mastellone, che ha rimarcato la necessità di adeguare il progetto di ammodernamento dello Stir «nel piano di revisione tecnologica dello Stir vanno incluse le Best Available Techniques- Bat che prevedono tecniche molto più performanti rispetto a quelle previste quando furono creati i Cdr. Va rivista tutta l'impiantistica che riguarda il trattamento dell'aria, la depurazione e la deodorizzazione per via biologica e chimico-fisica prima dell'immissione esterna dell'aria interna ai capannoni».

Conferenza servizi 7Parte da un punto fermo, quello dello stralcio dal programma dell'attività di compostaggio, l'amministratore di IrpiniAmbiente Nicola Boccalone. «La società mantiene la barra dritta verso la qualità dell'azione e la massima trasparenza, lasciando a chiunque voglia venire a vedere come si lavora, le porte dello Stir aperte. Ammodernare lo Stir è necessario per adeguarci ai tempi e portare l'intera provincia al traguardo del 65% di raccolta differenziata, come quelli già raggiunti da Avellino, e iniziare a ragionare sul riciclo».

Presente al tavolo, pur non potendo ancora lasciare un parere vincolante, anche il presidente dell'Ato rifiuti Valentino Tropeano. «Mi sembra già una buona notizia per tutta la Valle del Sabato, il fatto che non ci sarà il compostaggio, così come avevamo chiesto insieme ai cittadini. Entro un paio di mesi l'Ato sarà operativo e potrà procedere alla distribuzione del ciclo integrato dei rifiuti. Quando avremo a disposizione uffici e tecnici, daremo anche noi pareri vincolanti ad interventi che vanno nella direzione di un adeguamento dell'impiantistica. E' mia ferma volontà istituire un tavolo di confronto con associazioni e comitati, purchè si lascino da parte i toni minacciosi di queste ore».


La posizione di comitati e associazioni- Per Salvatore Picariello, ingegnere presidente di "Ambiente e Salute" «c'è stato un atteggiamento propositivo di tutti gli intervenuti, soprattutto rispetto alla parte tecnica, in particolare l'Università che ha fatto un'analisi dettagliata del progetto e dato prescrizioni importanti per correggere e migliorare l'impiantistica. La nostra posizione resta la stessa, no all'appesantimento della Valle del Sabato con nuovi impianti per il trattamento rifiuti, sì all'alleggerimento e risanamento della zona. Bisognerà riunirsi ancora per vedere come IrpiniAmbiente integrerà il progetto. Siamo pronti al confronto con l'Ato rifiuti, da parte nostra non c'è stato alcun tono minaccioso né abbiamo pregiudiziali nei confronti di qualcuno. Restiamo aperti al confronto, se c'è la volontà di renderlo costruttivo».
Chiede a gran voce la delocalizzazione e successiva bonifica dell'area, l'associazione "Salviamo la Valle del Sabato". «E' semplicemente scandaloso che ad un anno dalla nascita dell'ATO Rifiuti, l'ente d'ambito rispetto ad una questione tanto importante si limita a fare da spettatore, mentre una società, IrpiniAmbiente, programma un'opera che non sappiamo se risponde esattamente alle esigenze del territorio o della stessa società. Il progetto – si legge in una nota del presidente Franco Mazza- prevede un ampliamento di attività incredibile con aggiunta di nuovi e numerosi codici di rifiuti anche pericolosi non previsti prima, con una sicura ricaduta negativa sull'ambiente circostante (centro abitato), già duramente provato da una condizione di inquinamento diffuso. Facciamo appello allo studio del CNR, commissionato dalla Provincia di Avellino e costato 50 mila euro di soldi pubblici. Tale studio evidenzia la particolarità del territorio in cui gli inquinanti non si disperdono, ma ristagnano. Il CNR invitava a monitorare in continuo l'area e a minimizzare gli impatti. A seguito dello studio la Provincia, ASI, diversi comuni e IrpiniAmbiente firmarono nel 2010 un protocollo d'intesa e si impegnarono ad operare per ridurre l'inquinamento nella valle. L'anno scorso, il 9 gennaio i sindaci della valle, convocati dal sindaco di Montefredane si riunirono e siglarono un verbale col quale chiedevano la delocalizzazione dello Stir e interventi di bonifica dell'area. Il verbale fu poi approvato da tutti consigli comunali, spesso all'unanimità. Auspichiamo, dunque, che quanto già deciso non venga sconfessato dai soggetti istituzionali presenti al tavolo. Infine siamo stanchi di leggere pareri favorevoli con prescrizioni, cosa che spesso fa ARPAC (peraltro inspiegabilmente assente), perché è come lavarsi la coscienza, pur sapendo che poi quelle prescrizioni non verranno mai verificate e i danni li paghiamo noi cittadini».

Presente questa mattina alla conferenza dei servizi sul progetto di ampliamento dello Stir di Pianodardine anche il Meet up di Avellino che ha presentato una nota con alcune osservazioni che verranno messe a verbale e saranno prese in carico dai tecnici di Irpinia Ambiente che decideranno se recepirle o meno.

«E' importante che associazioni, comitati civici o formazioni di cittadinanza attiva partecipino a momenti fondamentali per la vita pubblica di una comunità. Quello dibattuto stamattina è un tema delicato proprio perché riguarda la gestione dei rifiuti che impatta fortemente sulla qualità della vita degli abitanti della Valle del Sabato, già fortemente provati da un punto di vista dell'inquinamento ambientale»– dichiarano gli attivisti Carmen Bochicchio, Generoso Testa e Giovanni Varallo presenti all'incontro presso la sede avellinese della Regione Campania a Collina Liguorini, che aggiungono: «Ci ha lasciato molto perplessi l'assenza dell'Arpac, chiamata a valutare tecnicamente il progetto. Non basta una breve nota consegnata nelle mani della Regione Campania. Per questo sollecitiamo ad avere una maggiore sensibilità nell'essere presente in futuro».

Per quanto riguarda le osservazioni prodotte dal Meet up «abbiamo sottolineato – conclude Mario Tomasone – sia la necessità di produrre documentazione grafica dello stato di fatto dell'impianto attuale che renderebbe più agevole l'individuazione degli interventi a farsi sia l'opportunità di valutare con maggiore dettaglio la soluzione tecnologica da adottare per il rifacimento delle pavimentazioni all'interno dei capannoni nelle aree in cui avviene il transito e la manovra dei veicoli di cantiere. Si ritiene, infatti, opportuno valutare soluzioni che siano particolarmente resistenti all'usura in modo da minimizzare le probabilità di fessurazione e/o ammaloramento dello strato superficiale impermeabilizzante e scongiurare così il rischio di infiltrazioni di percolato nel sottosuolo».

Ultima modifica ilGiovedì, 11 Gennaio 2018 11:19

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