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  • Mercoledì 19 Dicembre 2018 - Aggiornato alle 04:13

Biodigestore Chianche, “l’impatto ambientale di un impianto del genere è insostenibile per un’area Docg”: parla il prof Tamino

L’esperto del Comitato scientifico Isde boccia l’infrastruttura: “un’opera del genere produce negli anni tonnellate di ossidi di azoto e polveri sottili. Le ricerche dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro evidenziano che il rischio tumori è elevato. Meglio dare priorità al compostaggio di comunità”

Biodigestore Chianche, “l’impatto ambientale di un impianto del genere è insostenibile per un’area Docg”: parla il prof Tamino

Il professore Gianni Tamino i disastri ambientali irpini li conosce bene. Docente di Biologia Generale e Fondamenti Ambientali dell'Università di Padova, è stato tra i primi ad interessarsi negli anni '80 della fabbrica della morte Di Borgo Ferrovia, l'ex Isochimica. Ricordo indelebile per l'esponente del Comitato Scientifico di Isde ritornato in Irpinia appena due anni fa per parlare del problema dell'utilizzo dei pesticidi nell'agricoltura. "Quando tornerò da queste parti vorrei parlare del vino e non dell'inquinamento" esclamò. Due anni dopo, però, ritorna a parlare del territorio irpino nuovamente per la questione ambientale: a preoccupare è la costruzione dell'impianto trattamento rifiuti a Chianche e le conseguenze che questo avrà sul territorio. La carriera politica (deputato con Democrazia Proletaria e successivamente con i Verdi dal 1983 al 1992; dal 1995 deputato al Parlamento Europeo) ed universitaria di Tamino, è stata caratterizzata da un unico filo conduttore: contrasto agli inquinanti ambientali e l'impatto ambientale di centrali elettriche ed inceneritori sul territorio.

Professor Tamino, in Irpinia si fa un gran parlare del biodigestore di Chianche, l'impianto dovrebbe essere realizzato nel bel mezzo dell'area del Greco di Tufo Docg. Quali rischi corre il territorio?
Prima di parlare di rischi condivido tutte le considerazioni di carattere giuridico e amministrativo che riguardano l'inadeguatezza di un impianto da 30mila tonnellate, la scelta dell'area e del territorio rispetto alla normativa che prevede l'individuazione di aree idonee. La sostenibilità e l'impatto ambientale di un impianto così grande ad avviso dei medici Isde è insostenibile per un territorio del genere.

La legge regionale prevede la provincializzazione della gestione rifiuti e la chiusura del ciclo. Quali alternative ci sono ad un impianto di questa portata?
Abbiamo scelte piĂą corrette per gestire la frazione organica dei rifiuti solidi urbani. Ridurre al minimo gli sprechi a monte come indicato anche dall'Europa. Non comprare piĂą del necessario prodotti che deperiscono, ridurre gli sprechi della ristorazione. A questo va aggiunta una raccolta differenziata con percentuali alte e il massimo riutilizzo della materia in agricoltura.

E gli impianti?
La scelta prioritaria è il compostaggio di comunità con impianti aerobici, c'è anche l'opportunità del compostaggio domestico, impianti talmente piccoli da poter stare su un terrazzo. La materia prodotta da queste tipologie di impianti può essere riutilizzata immediatamente in agricoltura biologica riducendo quasi a nulla la quantità da inviare all'impianto centralizzato. Inoltre si ridurrebbe anche l'inquinamento da traffico diminuendo sensibilmente il numero di trasporti.

Il Comune di Chianche, supportato dalla Regione Campania, ha appena approvato la variazione del progetto da aerobico ad anaerobico. Nonostante l'opposizione di sindaci, cittadini e produttori, anziché migliorare la vicenda diventa ancora più delicata?
Il biogas prodotto dal biodigestore anaerobico viene bruciato per ottenere calore ed energia elettrica. La produzione è irrilevante su scala nazionale e locale, ma ci sono gli incentivi ed è quindi redditizio per i comuni che lo hanno. E' questo l'unico motivo per il quale gli amministratori lo scelgono. Ma bruciando non si chiude il ciclo rifiuti e questo nessuno lo evidenzia.

E la contropartita qual è?
Aumentano i camion per il trasporto sia in ingresso che in uscita. La frazione organica in piccola parte diventa biogas, la restante è un digestato maleodorante che va gestito e trasportato ad altra discarica. Questo prodotto contiene spore batteriche pericolose e se la raccolta differenziata non è stata eseguita bene si possono trovare sostanze tossiche. Non può essere riutilizzato in agricoltura, tantomeno in un'area dove viene prodotto una Docg come il vino. Il paradosso è che per poter utilizzare nuovamente questo biodigestato bisogna rivolgersi ad un impianto aerobico.

Potrebbero esserci ricadute sulla salute dei cittadini?
La qualità della vita ne risente parecchio, è un processo maleodorante durante la lavorazione ed il trasporto. La scheda tecnica dell'impianto non è nota, per dimensioni potrebbe essere da mezzo megawatt. Produce negli anni tonnellate di sostanze tossiche, dagli ossidi di azoto a polveri sottili ed altre sostanze cancerogene. Il rischio tumori è elevato come evidenziano le ricerche dell'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.

Lei risiede in una zona nota dove si produce un'altra eccellenza italiana: il Prosecco. Avete gli stessi problemi?
Non abbiamo impianti di trattamento rifiuti di questo genere nelle aree Docg e Dop, la legge regionale vieta la costruzione di digestori anaerobici a biomassa in queste aree. C'è una forte opposizione all'impiantistica per il trattamento rifiuti in ogni zona d'Italia. Ogni tanto qualche progettazione va a buon fine e la popolazione non può dirsi certo contenta.

Ultima modifica ilMartedì, 09 Ottobre 2018 10:28

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