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  • Domenica 24 Febbraio 2019 - Aggiornato alle 05:50

Trivellazioni, sul Burc il ricorso della Regione per l'incostituzionalitĂ  dello Sblocca Italia

Contestati cinque articoli, ma non il famigerato "38", impugnato solo in parte

La Regione Campania impugna lo Sblocca Italia. La notizia, già anticipata dall'assessore al Petrolio Vittorio Fucci prima di Natale, è ufficiale. Il testo del ricorso che propone la questione di legittimità costituzionale degli artt. 3 (c. 4, f), 7 (c. 9- septies), 29 (c. 1), 32 (c. 1), 38 (c. 1- bis, c. 7), 40 (c. 2) della legge meglio nota come Sblocca Italia è stato pubblicato sul Burc solo il 12 gennaio scorso. La Campania entra a far parte così, con piena consapevolezza e responsabilità, di quell'alveo già arricchitosi con i ricorsi di Marche, Puglia, Abruzzo, Lombardia e Veneto.

Ma veniamo al dettaglio. L'assessore Fucci aveva rivelato che ad essere impugnati sarebbero stati gli artt. 36- 37 e 38. Invece, da come si evince con chiarezza, ad essere impugnata e demistificata è la politica del Pd su scala locale e nazionale. Art. 38 c. 1- bis. Ma non è il 'comma- Famiglietti'? Lo stesso su cui avevano lavorato anche la consigliera regionale di Lioni, Rosetta D'Amelio, e il responsabile provinciale irpino del Pd, Mario Pagliaro? Colpisce che la Regione Campania, a differenza di quanto ratificato da altre giunte regionali, non scelga di impugnare l'art. 38 nel suo complesso. Non scelga, in sostanza, di avere ragioni di controbattere a un testo che sancisce che "le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. I relativi titoli abilitativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell'opera e l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio dei beni in essa compresi".



Non impugna altresì quella parte dell'art. 38 che impone che le valutazioni di impatto ambientale passino da una commissione regionale, allo stato definita superpartes, al Ministero dell'Ambiente. Dunque, anche la proposta fatta da Sergio Nappi in coerenza con quanto richiesto dai comitati no triv irpini, ed inerente ad una successiva ratifica in giunta, con tanto di 'responsabilità- politica' sulla querelle delle decisioni assunte in seno alla commissione Via, sarebbe sostanzialmente vanificata.

Se ci si limita ai tecnicismi dell'impugnativa potrebbe far ancora di piĂą riflettere che la Regione abbia avallato l'incostituzionalitĂ  dell'art. 3 dello Sblocca Italia, quello inerente in pratica ai Fondi Fas e alla possibilitĂ  dell'amministrazione di Palazzo Santa Lucia di gestirli in coerenza con le linee guida dello Stato. E i tecnicismi, piĂą che palesarsi come esplicazione di chiara volontĂ  politica, appaiono come l'opera di un quanto mai distratto Azzeccagarbugli.

Ma il nocciolo della questione, quello vero, è un altro. E riguarda proprio questo 'famoso' Titolo V, madre di tutte le attribuzioni di competenze, esclusive e concorrenti, tra Stato e regioni. Da lontano giunge l'eco della D'Amelio, quasi come una stoccata: "Ma il Titolo V non è ancora stato modificato o abolito". Come a ribadire che la giunta regionale campana, aldilà delle impugnative, ha già gli strumenti per incidere. Uno su tutti una carta che, nella sua applicazione, garantirebbe una carta del paesaggio con valore di statuto: il Ptr. Che non a caso parla di "sviluppo economico fondato su un uso sostenibile del territorio, rispettoso delle sue risorse naturali e culturali (...) In ogni parte del territorio regionale, il paesaggio costituisce un elemento importante per la qualità di vita delle popolazioni". Nonché, ed è bene ricordarlo, una specifica normativa di salvaguardia che di fatto imporrebbe uno stop deciso all'iter di progettazione proposto e integrato dalla Cogeid.

Ultima modifica ilVenerdì, 16 Gennaio 2015 16:33

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