Grillo e il pizzo innocuo. "Riabilitare" la mafia per colpirli tutti
* .*Forse è naturale che si sfoci in veri e propri deliri quando la demagogia e il populismo diventano le uniche forme di argomentazione. Forse non ci sarebbe neanche da stupirsi più di tanto di fronte a frasi del genere se si considera il vero scopo per cui sono pronunciate. E’ vero che stiamo attraversando un periodo nero per la politica italiana, al punto che sembra più confusa dell’economia del nostro Paese. Questo, però, non può giustificare determinate affermazioni.
"La mafia non ha mai strangolato le proprie vittime, i propri clienti, si limita a prendere il pizzo. Ma qua vediamo un'altra mafia che strangola la propria vittima". Il riferimento è allo Stato e ai partiti italiani. Una battuta, che pronunciata in quel di Palermo durate la campagna elettorale di Riccardo Nuti, candidato a sindaco per il Movimento a 5 stelle, fa poco ridere. Un tentativo, quello del comico genovese dedito ai comizi gridati, di ridicolizzare la politica italiana tanto banale quanto grave, e che non è andato giù ai palermitani. Pur di gettare fango sui propri avversari si rischia di riabilitare un fenomeno, come quello mafioso, la cui conta delle vittime sarebbe quasi inutile. Ridimensionare la mafia per attaccare lo Stato italiano e la classe dei partiti, questa in sintesi l’operazione portata avanti di Grillo. La demagogia spicciola porta anche a questi risultati.
Si limita a chiedere il pizzo” è quanto di più vergognoso si possa sentire. Il sistema dell’estorsione mafiosa è quel sistema che mette in crisi tanti imprenditori, tante famiglie, causa minacce, omicidi e suicidi. Ci sono persone costrette a vivere in bunker perché hanno denunciato il racket a cui erano sottomessi. Certo, attualmente viviamo il problema Equitalia, ma un parallelismo tra le due realtà sembra fuori portata.
Beppe Grillo ha avuto anche il buon gusto di scegliere il momento migliore per pronunciare la sua ultima delirante esternazione: la vigilia del trentennale della morte del palermitano Pio La Torre, sindacalista e politico del PCI ucciso dalla mafia proprio a Palermo. Una vita, quella di La Torre, spesa a combattere e denunciare la mafia insieme al suo compagno d’avventura Rosario Di Salvo anch’egli ucciso quel giorno. Due personaggi che forse Grillo non conosce. Sarà colpa del suo tono di voce troppo alto che non gli fa sentire i proiettili esplosi dal commando mafioso di turno inviato a “punire” chi si mette contro quell’organizzazione che “si limita a chiedere il pizzo”. Le grida di Grillo evidentemente non gli fanno sentire neanche i chili di tritolo regalati a chi aveva provato a dare la giusta punizione alla criminalità organizzata o chi, da una radio, ripeteva in continuazione la frase “la mafia è una montagna di merda”. Altro siciliano ucciso negli anni passati. Personaggi forse troppo anonimi per il comico genovese. Viene da pensare che sia stato un bene che non abbia parlato qualche giorno prima, magari intorno al 25 o 28 aprile, altrimenti noi italiani avremmo corso il rischio di veder riabilitato qualche altro fenomeno nero (in tutti i sensi) della nostra storia. Un fenomeno che nacque proprio utilizzando la stessa strategia dialettica con una dissacrazione dell’allora classe politica e un tentativo ben riuscito di cavalcare l’onda del malcontento popolare. L’antipolitica è sempre l’anticamera del fascismo, ma la mafia non può essere utilizzata come strumento per raggiungere i propri scopi: già fa tanti danni da sola non vorremmo che cominciasse a farli anche involontariamente.

Marco Imbimbo
(lunedì 30 aprile 2012 alle 13.20)
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