“È molto appagante, ma mi sento svuotato: abbiamo dato tutto”

Così Marco Ramondino a neanche 48 ore dalla sua prima promozione in serie A. Un percorso, quello dell’allenatore nativo di Avellino, che è partito oramai 10 anni fa e che ha raggiunto il picco massimo (finora) con la bellissima vittoria per 74-75 al PalaRuffini.

Che Tortona fosse una squadra ben costruita e ben allenata, era stato subito chiaro dopo una incredibile partenza da 12 vittorie e 0 sconfitte, ma il risultato dei playoff ha legittimato il lavoro fatto in una stagione durata 10 mesi.

 

Ci eravamo lasciati a Gennaio con un inizio di stagione straordinario (allora 11-0 poi diventato 12-0), ci ritroviamo a Luglio con una promozione ottenuta sul campo dopo una stagione lunga e difficile. Che sensazioni ci sono dal punto di vista personale?

“Sto ancora realizzando quella che è l’entità del risultato ottenuto. Non credo sia giusto definirlo incredibile perché sarebbe come dare una forma di casualità a quello che è successo, ma i ragazzi sono andati oltre tanti limiti e difficoltà. Da un lato è molto appagante, dall’altro mi sento svuotato perché abbiamo dato davvero tutto”

Come detto la stagione è stata lunghissima ed estenuante, ma siete riusciti a fare uno step ulteriore nei playoff.

Anche quando c’è stato un calo, anche quanto abbiamo fatto fatica a mantenere brillantezza, quando ci sono stati infortuni che ci hanno portato a fare mercato, quando abbiamo dovuto inserire D’Ercole  e cambiare gli equilibri, i giocatori hanno sempre avuto chiaro dove volevamo andare e cosa stavamo facendo. Quando la squadra segue un percorso, che può anche non essere sempre lineare, allora significa che c’è consapevolezza. La capacità dei ragazzi di cercare di lavorare sulle sbavature, di alzare il livello del gioco nei Playoff, cosa che tende a non succedere sotto stress, per me è l’aspetto più appagante”

 

Adesso all’orizzonte c’è la serie A. Siete pronti?

“In questi giorni inizieremo a fare il punto su questo enorme passo. Approcciarsi alla massima serie è qualcosa di molto diverso e di molto più difficile di quanto non sembri, sia dal punto di vista strutturale societario, sia dal punto di vista del gioco, che sotto il profilo della composizione del roster dove ci sono molti più stranieri. Bisogno gestire molti aspetti. Non è solo vincendo sul campo che si è preparati e pronti ad affrontare questo tipo di campionati”.

Ed infatti non sempre essere promossi significa essere poi pronti. Come ci si prepara e come si approccia a questo salto?

“Con la stessa mentalità che un allenatore deve sempre avere con la squadra: ad ogni risultato, indipendentemente che sia vittoria o sconfitta,  si deve riazzerare e fare la più cinica e spietata analisi di sé stessi. Lo stesso deve valere per tutti noi. Dobbiamo sganciarci da questo bellissimo risultato per evitare di seguire l’esempio di chi ha vinto e l’anno dopo è tornato giù. Dobbiamo essere spietati nell’analisi, che non significa non avere riconoscenza ma semplicemente analizzare qualche difetto che abbiamo e i nostri tanti pregi, su tutti i livelli. Dobbiamo lavorare per migliorare perché non è automatico essere in grado di sostenere una stagione in serie A”.

Subito dopo la gara l’abbiamo sentita dedicare un pensiero a tutti gli allenatori che sono in attesa di un riconoscimento per il lavoro fatto.

“Non c’era alcun riferimento personale, semplicemente credo che la figura dell’allenatore sia fondamentale e spesso non è riconosciuta e apprezzata. Se in quei momenti, per caso, cominciamo noi stessi a vacillare non ci sarà nessuno a darci fiducia. I percorsi non sempre sono lineari e magari pur facendo tutto giusto nel breve periodo non si trova realizzazione e riconoscimento. Si può però sempre lavorare per migliorare e bisogna continuare a farlo, perché poi arriva un’occasione e lì, o sei pronto o non lo sei. Mi è successo in prima persona a Veroli”.

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