L’Us Avellino targato Salvatore Di Somma inizia a prendere corpo. Dopo l’ufficialità del duo Giovanni Ignoffo / Daniele Cinelli per la panchina, sono arrivate le ufficialità per l’affidamento degli altri ruoli all’interno dello staff tecnico.

Tra questi c’è anche Angelo Pagotto preparatore dei portieri. La sua storia è di quelle che vanno raccontate, analizzate e immagazzinate, che lasciano il segno nonché un grande insegnamento. La maglia azzurra, il Milan e poi il lento declino complice due squalifiche per doping, utilizzo di cocaina. Due brutte storie dai contorni differenti. Dieci anni, addio al mondo del calcio ed una vita da riprendere tra le mani. Pagotto fino a ieri ha fatto il magazziniere ( e negli ultimi tre mesi il preparatore dei portieri della Lucchese quando la società era già stata dichiarata fallita) sognando una chance per poter iniziare nuovamente. Da oggi è un tesserato dell’Us Avellino e questa è la sua storia.

Inizia la carriera da portiere nelle giovanili del Verbania, passando poi a quelle del Napoli. Le sue qualità sono indiscutibili, tanto che in pochi anni riuscirà ad approdare prima alla Sampdoria e poi al Milan (con i rossoneri disputerà 9 partite e la definirà una scelta azzardata). Nel mezzo la vittoria dell’Europeo Under 21 da protagonista, con 2 rigori parati nella lotteria finale contro la Spagna proprio a Barcellona.

Dopo esser passato in prestito all’Empoli, poi a titolo definitivo al Perugia con un intermezzo alla Reggiana. Dopo un campionato da protagonista in serie B con gli umbri alla seconda partita in serie A viene messo fuori rosa per dissidi con l’ingombrante presidente Gaucci che gli contestava, insieme a Tovalieri, di aver agevolato la vittoria della Juventus all’esordio commettendo errori decisivi nel 4-3 finale. Ricostruzione sempre smentita dal calciatore, ma l’esclusione dalla prima squadra sarà l’inizio del declino.

A inizio 2000 risulta positivo ad un controllo antidoping, effettuato dopo Fiorentina-Perugia del novembre 1999. Fu squalificato per ben due anni, professandosi sempre innocente per l’accaduto. E lo ha fatto anche in una recente intervista al portale gianlucadimarzio.com: “Pensai subito a un errore. Non avevo mai avuto lontanamente a che fare con certe sostanze. La magistratura aprì un’indagine. Fu appurato che il controllo era stato fatto senza le dovute norme di sicurezza. Un inquirente mi disse testualmente che aveva capito che era stato commesso un reato ma non c’era la pistola fumante. “Fui licenziato dal Perugia per giusta causa. Persi un contratto importante e la reputazione. Io so la verità e questo mi basta. Quando ho sbagliato, l’ho ammesso. Ma quella volta ero innocente e lo ripeterò fino alla morte. Fui analizzato anche nelle settimane precedenti e in quelle successive. Solo quella volta i valori erano sballati”. (L’ARTICOLO CONTINUA DOPO LA GALLERY)

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Due anni di squalifica sono tanti, fino al punto che aveva deciso di smettere definitivamente. Ma il richiamo del campo da calcio era troppo forte, così si rimette in gioco con la Triestina, in Serie C. Una parentesi burrascosa a causa dei dissidi con il presidente Berti. Pagotto si rimette in viaggio: Arezzo, Grosseto, infine Crotone.

Angelo Pagotto oggi

E proprio lì l’altra svolta negativa della sua carriera. Dopo una serie di grandi risultati, culminati con la vittoria sul Napoli, venne chiamato per un controllo antidoping dopo la partita con lo Spezia. Lì, però, non c’erano dubbi, l’errore era stato fatto, come dichiarò a gianlucadimarzio.com: “Mentre riempivo quella provetta non pensavo alla cazzata che avevo fatto. Avevo sniffato più di dieci giorni prima, non valutando le conseguenze di quella follia”. Un errore che gli costerà caro: il giudice lo squalifica per ben 8 anni. 

Sembrerebbe la fine per Angelo Pagotto, che invece ha la forza di rialzarsi. Squalifica scontata a metà 2015, vita sana, un nuovo lavoro da magazziniere e il richiamo per il calcio che non è mai scomparso. E infatti qualche mese fa la Lucchese, in procinto di fallire, lo chiamò come preparatore dei portieri. Incarico accettato al volo, per continuare a scommettere su sé stesso e a riaffacciarsi al mondo del pallone. Quello fu il preludio a ciò che è avvenuto adesso: preparatore dei portieri dell’Us Avellino 1912.

L’Avellino, così come Pagotto, ha bisogno di ripartire: lo faranno insieme, partita dopo partita, allenamento dopo allenamento. Perché dopotutto, chiunque merita una seconda chance. 

Fonte foto: Gianluca Di Marzio

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