«Il mio slogan è più Irpinia doc: più discontinuità, più obiettivi, più concretezza. Ho accettato la sfida elettorale con Più Europa, perché ha la visione giusta per la Campania e per l’Irpinia. Biodigestore a Chianche? Da ambasciatrice del vino dico perché no?». Amalia Leo, ex funzionaria del Comune di Avellino, candidata di punta della lista Più Europa a sostegno di De Luca, a tutto campo sull’impegno elettorale e sulle sue proposte per l’Irpinia.

Dalla pubblica amministrazione alla politica, come nasce la sua candidatura?

«Chi mi conosce sa che a me piacciono le sfide. Sono stata coinvolta da Bruno Gambardella, ex assessore alla cultura e dirigente regionale di Più Europa, e ho accettato. Avendo passato la mia vita lavorativa nella pubblica amministrazione, ho convissuto con la politica riuscendo ad osservarne limiti e pregi. Ho collaborato alla stesura del piano strategico, agli atti dell’Area Vasta, quando è finita l’esperienza con il Comune di Avellino, ho collaborato anche con altre amministrazioni. Mi occupo da sempre di territorio, e quindi mi sono detta perché non mettere la mia esperienza a supporto dell’Irpinia e della Campania».

Perché con Più Europa a sostegno di De Luca presidente?

«Più Europa, perché non è una forza sovranista, ha una visione ampia, non è una forza leaderista ma collegiale, aperta al contributo di tutti. Ha una visione chiaramente europeista, che è quello che serve alla Campania, che ha tutte le carte in regola per diventare il centro di una nuova economia del Meridione, e all’Irpinia. De Luca, fermo restando che tutto è perfettibile, è riuscito a portare la sanità fuori dal commissariamento, e a governare al meglio l’emergenza Covid. Insomma è un uomo di azione».

Di cosa avrebbe bisogno l’Irpinia?

«La nostra provincia ha bisogno di uscire dall’immobilismo politico, dalla mancata presa di posizione su valutazioni oggettive. Insomma lo spopolamento non nasce dal nulla. Faccio un esempio. Il post Covid e l’imposizione del distanziamento sociale, ci dà l’opportunità di guardare ai nostri borghi con una visione diversa. Possono essere ripopolati per deflusso delle aree a forte antropizzazione, come quelle delle città metropolitane, ma chiaramente vanno organizzati con infrastrutture, servizi, collegamenti ferroviari che permettano di offrire garanzie ed incentivi sia per i residenti che per le imprese. Da ambasciatrice dal vino, il mio slogan è più Irpinia doc: più discontinuità, più obiettivi, più concretezza».

Da ambasciatrice del vino, cosa pensa della previsione del biodigestore dei rifiuti a Chianche?

«Purtroppo è un argomento che entra, in modo strumentale, in campagna elettorale. La domanda che io mi pongo è perché no? Oggi le tecnologie in materia di trattamento rifiuti, sono avanzatissime. Se gli impianti seguono normative ambientali stringenti, se vengono dotate di infrastrutture viarie adeguate, perché non devono farsi anche nelle terre del vino. Il biodigestore peraltro tratterà la parte umida del ciclo integrato dei rifiuti che, altrove, è una ricchezza. Se ne ricava compost, eliminerebbe gli abbruciamenti inquinanti perché raccoglierebbe gli scarti delle coltivazioni, e poi potrebbe produrre, come accade altrove, ristori ambientali per il territorio che lo ospita creando così nuova economia magari abbassando anche il costo della tassa rifiuti. Purtroppo in campagna elettorale spesso la demagogia abbonda. Bisognerebbe stare alla concretezza delle cose: l’Irpinia ha avuto le sue discariche, come quella di Difesa Grande, ha il fiume Sabato che inquinatissimo e passa anche per Prata dove ci sono i vigneti, forse sono queste le battaglie da fare non quella contro gli impianti moderni. E’ lo stesso discorso da fare per quanto riguarda l’acqua. Non è possibile che la provincia che dà risorsa idrica a tutti, si ritrovi con condotte colabrodo e con i comuni che detengono le sorgenti che non ricevono i ristori dovuti da poter poi reinvestire nel servizio. L’acqua è un bene comune certo, ma non possiamo essere sudditi di altri come Acquedotto Pugliese, che si propone con una gestione molto più florida della nostra, perché non ha l’obbligo della manutenzione».

Cosa si aspetta da questa campagna elettorale?
«Che gli elettori siano consapevoli dell’immenso potere che hanno quando si trovano nella cabina elettorale, e che votino dunque per chi si preoccupa dei territori non per chi fa della propria persona un personaggio. Sono fermamente convinta che per amare i nostri territori, bisogna conoscerli. Ed è solo amandoli che si possono difendere e mai da soli. Insieme si può osare di più».

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