Da poco più di 24 ore l’Us Avellino 1912 è ufficialmente entrata nelle mani di Angelo Antonio D’Agostino. L’imprenditore di Montefalcione ha acquisito l’87.5% delle quote societarie, con il restante 12.5% che è rimasto nelle mani di Innovation Football.
Come ammesso dallo stesso D’Agostino, in attesa del termine della stagione verrà modificato poco o nulla. Due incarichi, però, sono già stati assegnati e saranno presto ufficiali: Paola Luciano come amministratore unico dell’Us Avellino, Giovanni D’Agostino amministrare unico della IDC, società detentrice della quota della squadra biancoverde.

In attesa della conferenza stampa nella quale verranno toccati argomenti prettamente societari, Giovanni D’Agostino, figlio di Angelo Antonio, ai nostri microfoni ha rilasciato un’intervista in esclusiva nella quale spiega le emozioni vissute in queste ultime ore, dall’acquisizione della società biancoverde da parte di suo padre al prestigioso incarico affidatogli.

Sei un grandissimo appassionato di calcio: che rapporto hai con i colori biancoverdi?
Grandissimo appassionato di calcio è per sminuire: il calcio è stata una delle prime attività della mia vita, pratico questo sport da quando ho 4 anni. Papà aveva una squadra di Eccellenza a Montefalcione, giocavo con i pulcini. Il calcio è stato fondamentale per la mia formazione primaria, lo spogliatoio insegna tanto: lo stare insieme ai compagni, rispettare i ruoli e l’importanza del gruppo. Conosco l’umiltà necessaria nel fare una corsa in più per il compagno. La passione per questo sport me l’ha tramandata mio padre, tant’è che ho continuato a giocare a calcio, aspettavo ore e ore le navette perché i miei lavoravano. Mi piaceva giocare, e giocavo anche bene. I miei primi soldi li ho messi da parte con il calcio più che con la musica. Nel 2009 arrivai all’Avellino: furono anni fantastici, ricordo gli allenamenti a Sturno e l’attesa per i mezzi. A livello sportivo sono stato un calciatore prima che tifoso: conosco gli ambienti, credo che l’aria dello spogliatoio sia la stessa in tutte le categorie. La cosa curiosa poi è che, per esempio, ho ritrovato gente in società come Christian Vecchia che all’epoca era un mio dirigente. Coi tifosi mi conosco di persona, nelle ultime ore il telefono è letteralmente impazzito per i messaggi d’affetto di tutte le persone“.

Il nome della tua famiglia è stato spesso accostato all’Us Avellino, ma non si è mai andati fino in fondo. Quando hai capito che sarebbe stato diverso e che tuo padre sarebbe riuscito a diventare il presidente della società?
Eravamo al mare in Puglia tutti insieme, perché siamo molto uniti, siamo aperti al dialogo e ci confrontiamo su tutto, sia su questioni personali che lavorative. Papà tornò quasi in lacrime, dicendoci che non era riuscito a prendere l’Avellino (era l’anno del sindaco Ciampi, quando la squadra era stata messa nelle mani del primo cittadino, ndr). Lì capii che avrebbe fatto di tutto per diventare presidente: se l’è messo in testa, è molto testardo e sapevo che ci sarebbe riuscito. Anche prima di allora, da sponsor, siamo sempre stati vicini alla squadra, andavamo spesso allo stadio. Una volta raggiunto un certo agio economico siamo sempre stati chiamati in causa e non abbiamo mai rifiutato l’aiuto alla squadra, che ha un’importanza sociale fondamentale. Avellino, essendo il capoluogo di provincia, è la nostra città. Per noi era un onore vedere una nostra società, all’epoca Metaedil, come sponsor. Cercheremo di essere seri e sinceri, come in tutte le nostre aziende: tutti i nostri collaboratori sono la nostra prima pubblicità, le persone lavorano con noi, non per noi. Abbiamo un approccio familiare: quando finisce un rapporto lavorativo c’è sempre grande dispiacere“.

Sei diventato l’amministratore della IDC: come hai reagito quando ti hanno detto di questo incarico e come stai vivendo queste prime ore?
Conoscendo mio padre sapevo avrebbe fatto una mossa del genere: voleva una figura che facesse da tramite per la società, per creare unione, per stemperare i toni finti, perché come detto prima una componente fondamentale è la sincerità. Non si può lavorare senza fiducia. Sarà la cosa principale. E’ come tra i compagni di squadra: bisogna essere seri e sinceri. La verità ripaga sempre“.

Andando un po’ più sul personale: sei un grande amante della musica, sei stato anche in tour con la tua band: ti definiresti come l’anima rock della famiglia?
Sì, diciamo di sì: anche mio fratello Francesco ha iniziato a suonare da pochissimo ma fa tutt’altro genere. Il rock può essere dolce, sensibile, ma anche aggressivo: il nome della mia band, VAT VAT VAT, non era un caso. Sono così: posso sbagliare, ma se credo in qualcosa sono deciso. Ho fatto mio il famoso detto: ‘Quando sei incudine statti, quando sei martelli batti’, e ora è il tempo di battere“.

Per concludere: come hai visto in questi giorni siete l’orgoglio di Montefalcione e di un’intera provincia. Avete percepito la bellezza di essere a capo dell’Us Avellino ma anche la responsabilità che comporta?
Questa notte ho dormito mezz’ora. Un po’ per le palpitazioni, pensando: wow quante cose da fare; un po’ per i tantissimi messaggi che ho ricevuto su tutti i social da parte di persone che dicevano: ‘Ecco, finalmente uno di noi”. Ho cercato di rispondere a tutti. Ho girato molto nella provincia con la band, poi anche con diversi format su Telenostra. Amo la città di Avellino, è un bijou, ha la dimensione giusta, è un posto dove si potrebbe vivere alla grande. Ma conosco bene tutta l’Irpinia. Come dicevo ieri sera a Contatto Sport: bisogna, essere un branco di lupi uniti, i lupi solitari non sono utili alla causa“.

Si ringraziano Giovanni D’Agostino e l’Us Avellino 1912 per la disponibilità.

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